Serie A, le migliori giocate della 2^ giornata

Serie A

Daniele Manusia ed Emanuele Atturo

Dalla girata di Antenucci al gol di tacco di Pastore: le migliori giocate della seconda giornata di Serie A, particolarmente densa di cose belle

Siamo solo alla seconda giornata di campionato e abbiamo già perso il conto dei gol incredibili. Solo in questa giornata c’era l’imbarazzo della scelta: Milenkovic, Pastore, Antenucci hanno tutti segnato gol pazzeschi, come anche Bonaventura, rimasto fuori dal pezzo solo per ragioni di spazio, perché in fondo questa sarebbe una rubrica dedicata alle giocate più che ai gol. Andiamo quindi a vedere le migliori giocate della seconda giornata di campionato.

Il tirone di Milenkovic

Reduce da un ottimo Mondiale con la Serbia, Milenkovic cominciava la sua seconda stagione in Serie A con parecchi occhi addosso. Per l’età, ventun anni, e per le caratteristiche tecniche che gli permettono di giocare sia da centrale che da terzino. E in un Paese dove il Fantacalcio per alcuni è più importante del calcio vero e proprio non c’è niente di meglio per un difensore che cominciare la stagione con un gol.

Nel tiro da fuori con cui Milinkovic ha rotto il ghiaccio della Fiorentina contro il Chievo c’è qualcosa di sfrontato, se non addirittura violento. Non solo per come si libera di Giaccherini per addomesticare la palla respinta dall’area del Chievo, prima del tiro, ma proprio per la tecnica di tiro poco convenzionale. Il tiro di Milenkovic sembra un pugno dato in una rissa e potrebbe ingannare sulle doti tecniche di un difensore che, come tutti quelli della sua generazione, ha il piede delicato abbastanza per poter impostare. La violenza del calcio è equilibrata dalla splendida parabola ad uscire, perché Milenkovic colpisce la palla da sotto di esterno, ingannando Seculin (il secondo di Sorrentino) sul suo palo, proprio come un uppercut che colpisce al mento può essere al tempo stesso improvviso ed elegante.

La Fiorentina di Pioli è una squadra esuberante e coraggiosa che anche quando costruisce un’azione da dietro cerca di portare la palla il più velocemente possibile vicino all’area di rigore. Una squadra che gioca con una fiducia forse esagerata nei propri mezzi, in cui nessuno è troppo timido per provare un dribbling o una progressione palla al piede. Il gol di Milenkovic rappresenta alla perfezione l’incoscienza che accompagna una delle squadre più giovani e divertenti del campionato.

La "tallonata" di Pastore

Alla prima palla giocata della partita, Javier Pastore ha fatto questo gol. Una promessa di pienezza e felicità per la Roma che è stata disattesa in maniera clamorosa dal resto della partita. Fa impressione immaginare una partita come quella di ieri, aperta da un gol del genere. Un dettaglio che racconta soprattutto della bellezza di Roma-Atalanta.

Tornando al gol di Pastore, c’è da dire subito che è stata una bella azione nel complesso. Nata da una splendida palla in verticale di Florenzi, che corre su un corridoio strettissimo tra la linea laterale e un avversario, Cengiz brucia sui primi passi l’avversario e quando arriva sul fondo è veloce a scegliere la soluzione e a crossare col sinistro. Il gol di Pastore, tra i gol di tacco, è speciale per l’assoluta rilassatezza del gesto, ma anche perché la colpisce con la parte interna del piede, che dà al pallone una traiettoria perfetta e beffarda.

L’assist da mitomane di Gerson

Uno degli oggetti più misteriosi della storia recente del calcio italiano, al suo esordio stagionale, ha brillato di luce propria. Schierato mezzala del 4-3-3 - un ruolo che nella Roma ha ricoperto pochissimo - Gerson ha messo in moto una macchina da highlights che poteva farlo finire in questo pezzo in tanti modi diversi. Soprattutto per i cambi di gioco da una parte all’altra del campo, scavando la palla col sinistro, con una sensibilità tecnica che forse non gli avevamo ancora riconosciuto fino in fondo.

A parte il gol, però, la giocata più decisiva di Gerson è stato quest’assist per Federico Chiesa. La partita è abbondantemente chiusa ed è entrata nel terreno preferito di Gerson, quello in cui può giocare rilassato, arte per l’arte. Durante l’estate Sabatini, che per portarlo a Roma aveva speso 16 milioni di euro che sono suonati ridicoli a chiunque, lo aveva definito “indolente”, “uno che si accontenta”. In quest’azione Gerson però sembra una persona diversa. Prende palla a centrocampo e salta con decisione Radovanovic con un “drible de vaca”, quello in cui si fa passare la palla a lato dell’avversario per riprenderla oltre di lui. Un tipo di giocata che difficilmente ricondurremmo a un giocatore lento come Gerson. Poi fa un assist che è prezioso tanto nell’esecuzione quanto nella scelta. Il brasiliano sceglie la traccia interna più complessa, facendo passare la palla sotto le gambe di Tomovic. Una scelta che racconta un'ambizione che Sabatini vedeva assente in Gerson.

Poi esulta come avesse segnato lui, mettendosi le mani attorno alle orecchie, da autentico mitomane.

La girata al volo di Antenucci

Continua la scalata di Antenucci a diventare il miglior attaccante della Serie A. Dopo due partite la SPAL è a punteggio pieno e il bomber ha già segnato uno dei più bei gol dell’anno. Una teoria, a questo punto non così astrusa, è che Antenucci non sia semplicemente esploso tardi, ma che diventi più forte ogni settimana che passa. È quasi impensabile immaginare questo gol di Antenucci segnato la scorsa stagione.

Il gol di Antenucci contiene tutto ciò che rende bello un gol al volo: la secchezza della conclusione, la precisione della coordinazione, il portiere immobile. Quel sottile senso di giustizia che si prova quando vediamo un tiro forte sotto al sette. Certo, bisogna sottolineare anche la grande giocata di Lazzari, che ha ricominciato il campionato come lo aveva finito: arando la fascia destra con dribbling e traversoni. Ma come anche nel gol di Dzeko la scorsa settimana, è la conclusione a trasformare in oro una palla in fondo banale. Le analogie con il gol di Dzeko sono interessanti. Se quello del bosniaco era stato soprattutto un impressionante esercizio di coordinazione per spingere sul palo lontano una palla che gli correva addosso, il cross per Antenucci gli è arrivato un po’ laterale, all’altezza della vita, dove si può provare il tiro come un dritto tennistico sotto rete con una palla alta.

Il miglior dettaglio estetico del gol, forse, è la leggera rotazione del busto di Antenucci, che mostra con quanta perfezione è riuscito a scaricare il peso del corpo sul pallone, trasformandosi in una macchina sparapalle.

Siamo solo alla seconda giornata e abbiamo già visto una quantità di gol che sarebbe difficile scegliere quello migliore anche con un campione così ristretto.

Il lancio di Iago Falque per Belotti

Il migliore in campo del Torino contro la Roma era stato Iago Falque; il migliore in campo del Torino contro l’Inter è stato, ancora, Iago Falque. Lo spagnolo è fondamentale nel 3-5-2 di Mazzarri per fare da raccordo tra centrocampo e attacco, per offrire sempre linee di passaggio e, più in generale, per aumentare la qualità nell’ultimo passaggio.

Il suo stato di forma però sta facendo la differenza più di quanto ci saremmo mai immaginati. Contro l’Inter ha completato tre dribbling, tre passaggi chiave e questo assist golfistico di 60 metri per Belotti. A completare il gol sono serviti il sorprendente primo controllo dell’attaccante - un fondamentale in cui di solito non brilla - e l’arresto del sistema di Handanovic, andato improvvisamente in cortocircuito. Il lancio di Iago Falque però è l’ennesima perla di un giocatore veramente, veramente troppo sottovalutato.

La palla di Lautaro Martinez per Icardi

C’è qualcosa di più soddisfacente, per un calciatore di ventuno anni, alla sua prima esperienza in una grande squadra europea, che entrare a tempo praticamente scaduto di una partita complicata, avere una palla giocabile a disposizione, toccare letteralmente un pallone solo, e risolvere la situazione con una giocata di classe che i tifosi ricorderanno a lungo? No, non c’’è. Per questo è un peccato che Icardi, servito da Lautaro Martinez con un cross dolcissimo e geniale - forse troppo geniale, tanto che Icardi non se l’aspettava minimamente - non abbia colpito la palla a dovere chiudendo la partita con il Torino sul 3-2. Forse al posto di Icardi ci sarebbe dovuto essere un secondo Lautaro Martinez, quello che ha schiacciato di collo un’occasione simile, più difficile anzi, contro l’Atletico Madrid, anche se in amichevole. Della giocata di Lautaro ci resta la grazia con cui si sposta la palla di suola sul sinistro, prendendo in controtempo la difesa del Torino, e l’intuizione di metterla sul secondo palo. Peccato, sarà per la prossima...

Una delle scivolate di De Rossi

Tra il 20’ e il 40’ la Roma è stata semplicemente allo sbando. L’Atalanta sembrava una squadra troppo preparata, fisicamente e tatticamente, per i giallorossi. Alla fine della partita Di Francesco ha detto che un mese in più di preparazione ha fatto la differenza. L’Atalanta nel primo tempo ha scagliato verso la porta di Olsen 16 tiri: un record da quando Opta raccoglie i dati. In quel periodo della partita, dove l’Atalanta avrebbe potuto segnare dieci gol, a tenere a galla la Roma è stato soprattutto Daniele De Rossi con due salvataggi incredibili, che abbiamo scelto anche al posto del gol di Pastore. Perché sono stati i motivi per cui la Roma alla fine è riuscita a pareggiare una partita che sembrava più che persa.

In quest’azione si nota come l’Atalanta ha messo in scacco la Roma, come le tradizionali costruzioni nelle catene laterali mandavano fuori tempo la difesa giallorossa. Pasalic si inserisce nella voragine aperta dal trequartista che aveva tirato fuori il centrale. È chiaro che sia De Rossi a dover assorbire l’inserimento, ma deve farlo in un contesto difficile, in cui tutti i suoi compagni hanno sbagliato le consegne. Fa quello che deve fare, sì, ma lo fa comunque in un contesto che lo costringe ad andare oltre sé stesso.

Il recupero di De Rossi in scivolata sull’attaccante che tira è un’immagine iconica, quella che forse più ci porteremo dietro del De Rossi calciatore. Ma il fatto che sia costretto a cose del genere, a 35 anni, racconta soprattutto delle difficoltà della Roma di ieri sera, che chiede a ogni giocatore di fare più di quello che dovrebbe.

Higuain prova a spostare le montagne da solo, Albiol lo ferma

Difficile esprimersi dopo una sola partita ufficiale sullo stato di forma di un giocatore, ma Gonzalo Higuain non sembra essere stato in forma come lo è ora da molto tempo. Da quando si è trasferito al Milan Higuain è apparso tiratissimo e persino sorridente. Forse il fatto di essere di nuovo il centravanti-salvatore di una squadra, di avere molte responsabilità come a Napoli, è una cosa che lo rende felice e, in un certo senso, lo ringiovanisce persino.

È vero quello che ha scritto Fabio Barcellona, al momento dell’addio di Higuain alla Juventus, su Ultimo Uomo ha scritto: “A questo punto della carriera è abbastanza chiaro chi è Gonzalo Higuain. Non è un talento purissimo, capace con le sole qualità donategli da madre natura, di risolvere sempre e comunque ogni situazione dentro un campo da gioco. È piuttosto un giocatore che ha costruito le sue fortune sulla profonda comprensione del ruolo di centravanti, sui tempi e i movimenti necessari alla massima efficacia”. Ma è vero anche che a volte Higuain riesce a risolvere praticamente qualsiasi tipo di situazione da solo.

Ci sono stati momenti, nelle stagioni vissute a Napoli, in cui per Higuain non c’era un numero limite di difensori a separarlo dalla porta avversaria. Né angolo di tiro sufficientemente chiuso da impedirgli di trovare la porta. La Juventus non aveva bisogno di un centravanti che prendesse palla e scardinasse la difesa avversaria a forza di tentativi, provando a sfondare anche nelle situazioni più statiche, liberando uno spiraglio di luce verso la porta. Ma praticamente qualsiasi altra squadra sarebbe disposta a giocare in dieci pur di avere un attaccante del genere.

Al Milan gioca ancora troppo lontano dalla porta ma prendiamo quest’azione contro il Napoli come una dichiarazione d’intenti: quest’anno Higuain vuole tornare a spostare le montagne da solo. Considerate per un attimo il numero e il tipo di giocatori che si porta dietro in questi pochi secondi: prima prende in controtempo Albiol, poi elude il raddoppio di Allan, resiste a un intervento del brasiliano e girando su stesso lo salta; poi triangola con Kessié ed evita l’arrivo di Koulibaly allungandosi la palla a sinistra e caricando il tiro. Poi, proprio sul più bello, Albiol decide di usare le maniere forti, murandolo con una scivolata che gli fa fare una capriola.

Sembra uno di quei video su una persona fuori di testa che richiede l’intervento di quattro poliziotti per essere immobilizzata. Sembra l’inizio di una grande stagione per Gonzalo Higuain, tornato finalmente a vivere il calcio come la sua battaglia personale per il gol.

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