29 agosto 2009, Milan-Inter 0-4: così nacque il Triplete

Serie A

Alfredo Corallo

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Alla vigilia dei sorteggi di Champions, con l'Inter che torna nella competizione continentale dopo 6 anni di assenza, i tifosi nerazzurri "festeggiano" l'anniversario del derby datato 29 agosto 2009, vinto 4-0. Dopo 9 mesi, proprio a Madrid (sede della prossima finale) Mourinho "partorirà" la sua creatura: il Triplete

Se non fosse la più odiata da José Mourinho, "Don't look back in anger" sarebbe la canzone ideale per magnificare storie d'amore come questa, immortali, eternamente accarezzate da un velo di rimpianto. Che poi "odiare" è una parola grossa: lo mandò in bestia perché i giocatori del City l'avevano sparata a tutto volume nella dress room dell'Old Trafford dopo il derby dello scorso dicembre, tanto da presentarsi alla porta, minaccioso, al grido di "Respect, respect, respect", il suo cavallo di battaglia. Tre volte "respect", come le famose volte che ha vinto la Premier ("più di tutti gli altri 19 manager messi insieme", compreso Guardiola); magari sfoggiando le tre dita in segno dei trofei conquistati nella stagione precedente (contro gli "zero tituli" dei Citizens di Guardiola). Ma non il "3" di Triplete, quello no: era lo spogliatoio sbagliato (il solito Guardiola a Barcellona c'era arrivato prima di lui). Allora il nostro José Mário dos Santos Félix sarà felicissimo di sapere che gli Oasis si dissolsero - si sciolsero, ufficialmente - proprio alla vigilia della serata in cui Mou avrebbe "concepito" la sua creatura: sabato 29 agosto 2009, quello di Milan-Inter 0-4, a nove mesi esatti dal parto - dalla finale, pardon - del Santiago Bernabeu. Un 4 a 0 in "regalo" a tutti gli interisti che avevano comprato il biglietto del concerto per il day after, sedotti e bidonati. Quale concerto? La band di Manchester avrebbe dovuto esibirsi proprio a Milano, per l'ultima data del tour, il 30 agosto. Ma a Parigi i due fratelli Gallagher pensarono bene di prendersi a chitarrate in testa, e a Mourinho non restò che far cantar lui i suoi tifosi, "suonandole" ai cugini...

Il rumore dei nemici

Una scarica di decibel da far tremare San Siro che nemmeno i Metallica, altro che Oasis. "Il rrrrumore dei nemici, fantastico. Ho fatto così e subito, wrrrrromm, sono tutti già qua. Questo mi piace, mi piace". Non guardatelo ora, che vive forse la fase più delicata della carriera, e quelle tre dita in faccia al giornalista nella conferenza stampa post United-Tottenham (0-3) ricordano più un saluto da boy scout che l'ordine di mettersi a tre nel mezzo di un generale della panchina. Perché c'è stato un tempo in cui a José bastava uno schiocco di dita per averli tutti... contro. Il celebre "rumore dei nemici", che si era fatto sentire nella settimana che portava al campionato 2009-2010, all'esordio con il Bari di Gian Piero Ventura (già) del 22 agosto. Mourinho non risparmia nessuno, dal commissario tecnico della Nazionale Lippi al "romanista" Luciano Spalletti. "Lippi ha detto che la Juventus vincerà lo scudetto? Se quello che ho letto è vero, è la prima volta che vedo un ct, una persona con una grandissima responsabilità istituzionale, pronosticare il successo di una squadra. Se è vero, mi fa pensare tanto. Se è vero, è una mancanza di rispetto". La stessa sensazione che Spalletti ebbe quando Mourinho lo citò nella lista degli "zero tituli". "Spalletti lavori meglio, perchè con la sua squadra può vincere tutto. La sua squadra è fantastica". È in questo clima che l'Inter affronta il Bari di Ventura, e anche di Ranocchia, Bonucci, e Kutuzov, che beffa i nerazzurri - in vantaggio con un rigore di Eto'o - portando via un punto dal Meazza. Un pari che, unito alla sconfitta (1-2) nella Supercoppa con la Lazio, mette in allarme gli interisti, che rimpiangono già Ibrahimovic, andato a giocare con Messi per vincere la Champions. Don't look back in anger, Zlatan. 

Tu mi completi

Ibra al Barça e Samuel Eto'o (+46 milioni) all'Inter, Kakà per una settantina dal Milan al Real. Entrambi - per uno scherzo del sorteggio - destinati a tornare a Milano per incrociare i vecchi compagni nei gironi di Champions.  Ma se i rossoneri di trequartisti ne possedevano almeno un paio (Seedorf e Ronaldinho, che il presidente Berlusconi avrebbe voluto più vicino alla porta) ai nerazzurri ne serviva almeno uno. "Se non abbiamo il trequartista, abbiamo solo Stankovic, che è un giocatore adattato in quel ruolo. Se Deki manca, non possiamo adottare lo stesso modulo", invoca lo Special One. "Abbiamo un gioco migliore dello scorso anno, ma per arrivare all'Inter che abbiamo progettato, manca ancora un giocatore". L'identikit di Wesley Sneijder, un angelo caduto dal cielo sul prato verde di San Siro.  Ma c'è mancato poco che l'affare con le Merengues andasse in fumo: "Se salta Sneijder è pronto Julio Baptista..." strillavano i quotidiani la mattina del 26 agosto. Se "Don't look back in anger" fa imbestialire il portoghese, immaginiamoci cosa sarebbe successo se al posto dell'olandese fosse davvero sbarcato alla Malpensa la Bestia... com'era realmente soprannominato l'attaccante brasiliano della Roma. Il transfer arriva sul fischio d'inizio, ma arriva. L'Inter è completa (ma non mancherà una ciliegina nell'ultimo giorno di mercato)

La mattanza del 29 agosto

Il Milan si presenta all'appuntamento del 29 agosto forte della vittoria di Siena, con i favori del pronostico per i ragazzi di Leonardo. Una rosa che può contare su un fenomeno come Thiago Silva, sui "vecchi" Nesta e Zambrotta (Paolo Maldini assiste al suo primo derby da spettatore); Pirlo, Gattuso, i giovani Borriello e Pato davanti supportati da Ronaldinho. Partono bene, sfiorano più volte il vantaggio, finché Zanetti, Eto'o, Milito e Thiago Motta non confezionano un'azione capolavoro. E poi c'è Maicon: suo il lancio per Eto'o, cinturato in area dal Ringhio furioso: giallo (Rizzoli non lo valuta fallo da ultimo uomo) e 2-0 di Diego Milito. Ma Gattuso - in realtà - era già dolorante da diversi minuti, alla caviglia: Leonardo ritarda il cambio, Seedorf è ancora in ciabatte... e Rino trova il modo di uscire lo stesso, falciando Sneijder. Maicon è colossale e chiude i conti: 3-0 all'intervallo e l'impressione che nella ripresa i nerazzurri proveranno a vendicare il tennistico 0-6 del 2001. Si limiteranno al poker, con un passante di Stankovic dai 30 metri. È un trionfo. 

I figli del Triplete

Pazzo di felicità, il presidente Moratti prende anche Goran Pandev, che sigillerà il derby di ritorno, "costretto" da Mourinho a rimanere in campo per battere la punizione del 2-0 dopo che aveva già servito a Milito l'assist per il vantaggio. Il Principe festeggerà ancora con un "ciuccio", come all'andata: il 24 marzo nascerà veramente la sua secondogenita Agustina, un paio di mesi più tardi il Triplete. Un'altra "bambina", la figlia di tutti gli interisti. Venuta alla luce la notte del 22 maggio 2010. Poi il buio, o quasi: fino al gol di Vecino, che regala all'Inter e a Mourinho la chance di ritrovarsi e sognare ancora Madrid, sulle note di "Don't look back in anger". Senza rimpianti, "at least not today": non oggi, almeno. 

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