Milan, Scaroni: "Nell'élite d'Europa in 3-5 anni. Gestione cinese inspiegabile"

Serie A

Il Presidente del Milan, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, fra passato, presente e futuro: “Siamo rimasti fermi al 2003, mentre gli altri top club di Europa sono progrediti quattro volte di più. Il mondo del calcio è diventato la Champions e fra 3-5 anni contiamo di essere nuovamente fra le prime otto”. Poi critica la gestione passata: “Mr Li un punto interrogativo che non è stato evaso e che forse non lo sarà mai. E molte volte ero in disaccordo con Fassone e Mirabelli”

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Un passato da imitare, gli ultimi anni da dimenticare. Un futuro tutto da scrivere. Paolo Scaroni è il Presidente del Milan da quasi due mesi, da quando in quel famoso 21 luglio Elliot lo nominò numero uno del club rossonero. Un’investitura tanto sognata quanto inaspettata: “Perché nessuno, a cominciare da me, immaginava che Li Yonghong non facesse fronte a degli aumenti di capitale da lui stesso deliberati e scritti un anno prima – ha spiegato alla Gazzetta dello Sport -quando l’ultimo aumento non è andato a buon fine è stata una sorpresa per tutti. Sorpresa doppia: che non avesse il denaro, e che non abbia cercato di vendere il club ai potenziali acquirenti. Per me il comportamento di Mister Li è inspiegabile: un signore che fa un piano e non rispetta il suo stesso piano”. Fatto sta che lui, Scaroni, ha esaudito il suo sogno: “Io, tifoso del Milan diventato presidente del Milan – ha continuato – mi ritengo molto fortunato. Ma sarà più divertente quando avremo un amministratore delegato, perché io lo sono di complemento. In realtà sono impegnatissimo, ma serve qualcuno che lo faccia come lavoro fisso”.

La questione finanziaria

I rinforzi sono ben accetti, dunque. Servono ad un Milan che vuole tornare presto in alto: “Quello che ha fatto innamorare 400 milioni di persone nel mondo – ha ribadito Scaroni - Paul e Gordon Singer hanno un disegno a 3-5 anni. Liverpool e Arsenal, per esempio, vengono valutati 2 miliardi di sterline. Occorre creare valore e per farlo serve tempo. Il Milan nel 2002-2003 fatturava 200-210 milioni, ma ad oggi siamo fermi alle stesse cifre. Nel frattempo Real, United e City sono aumentati di quattro volte. Soldi e risultati sportivi devono avanzare insieme. La parte sportiva non può andare per conto proprio, occorre un lavoro manageriale alle spalle. In più noi abbiamo i vincoli del Fair play finanziario: non basta più avere i soldi, bisogna poterli mettere. Noi in termini sportivi abbiamo fatto un grande passo avanti portando al Milan Leonardo e Maldini, che sono persone di qualità, espertissime, grandi amanti e conoscitori del club. Ti danno un rassicurante senso di casa. In termini finanziari abbiamo fatto un aumento di capitale da 50 milioni. Questo è un club finanziariamente solido, lo stato patrimoniale è a posto ed è stato decisivo anche per la Uefa. Senza conti e facce diverse, in Europa non saremmo andati. Ora occorre aumentare i ricavi. Bisogna schiodare il Milan da quei 210 milioni. Ma è una cosa per cui occorrono anni, non mesi. Su questo terreno il Milan ha fatto molto poco negli ultimi anni”.

Le critiche al passato

Di qui le critiche a chi ha gestito il club nel recente passato, a partire da Li Yonghong: “Un punto interrogativo che non è stato evaso e che forse non lo sarà mai. L’ho visto tre volte nella mia vita, non gli ho mai parlato perché non parla nessuna lingua a parte il cantonese. Ma a me non interessa nulla di quello che è successo, guardo avanti. Di certo è stata una vicenda inspiegabile, non ci ho capito un accidente. Si passava il tempo a parlare di milioni mancanti e certi discorsi arrivavano fin dentro lo spogliatoio, spargendo un senso di precarietà. Fassone? Parecchie cose non le abbiamo condivise e parecchie di queste le ho viste dopo, perché non venivano portate nel Cda. Questo per me è oggetto di critica. Mentre per quanto riguarda la campagna acquisti, vedo che Leonardo e Maldini hanno smontato molto di ciò che era stato allestito. Un motivo ci sarà pure».

La Champions

Adesso, però, bisogna pensare al presente: “Che si poggerà su Gattuso, perché per lui parlano i risultati – conclude Scaroni – poi il ritorno in Champions e fra le prime otto di Europa è obbligatorio. Non ci siamo dati una tempistica. Ma è un obiettivo all’interno del piano di Elliott da raggiungere fra 3-5 anni. E comunque la Champions attrae più dello scudetto. Ieri in Lega guardavo quel tabellone con i sette scudetti consecutivi della Juventus e fra me e me riflettevo sul fatto che oggi lo scudetto vale un pochino di meno rispetto a 15-­20 anni fa. Vincere il campionato è bellissimo, ma il mondo del calcio è diventato quello della Champions. E per noi quello che conta è tornarci, ma il nostro è un programma a medio-­lungo termine di una squadra giovane che deve coagularsi e rafforzarsi, senza stress. Giovane e italiana, cosa che mi piace molto”.

 

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