Remember Me, 14 settembre 1997: il primo gol di Ronaldo in Bologna Inter

Serie A

Fabrizio Moretto

Era il 14 settembre 1997 quando il brasiliano firmò la sua prima rete in A con la maglia nerazzurra. La cornice quella del Dall'Ara di Bologna, prima figurina nell'album di magie del Fenomeno

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Minuto 52 di Bologna-Inter: passaggio al limite dell’area, controllo con il destro, finta a rientrare sul mancino e conclusione sul primo palo. Si presentò così agli occhi della Serie A Luis Nazario de Lima, per tutti semplicemente Ronaldo. Dopo essere rimasto a secco nei primi 90 minuti contro il Brescia – gara comunque vinta dall’Inter per 2-1 – il Fenomeno non tradì le attese sotto i portici bolognesi e contribuì al poker dei nerazzurri. Fu il primo squillo per cominciare a ripagare i 48 miliardi investiti per lui dal suo più grande ammiratore, il presidente Moratti, cifra che lo rese all’epoca il calciatore più costoso al mondo. Era il 14 settembre 1997 e il brasiliano, al Dall’Ara, offrì un assaggio delle sue straordinarie qualità mettendo in mostra un po’ del suo repertorio: la capacità di abbinare in un unico sodalizio velocità e dribbling, anche a danno di chi, come Paganin, aveva avuto la possibilità di conoscerlo in anticipo rispetto agli altri, partecipando a qualche seduta di allenamento insieme a lui prima di lasciare Milano e trasferirsi in rossoblù. Sapere i trucchi del mestiere, però, non ha mai aiutato nessun avversario dell’attaccante verdeoro, meraviglioso incantatore nel nascondere il pallone e farlo riapparire solo in fondo alla rete. E anche in quella domenica di settembre la magia gli riuscì perfettamente, mettendo la ciliegina sulla torta alla sua giocata con un tiro effettuato con il piede più debole, il sinistro. Neanche la pioggia abbattente di quel pomeriggio riuscì a frenare la voglia di Ronaldo, già diventato idolo della folla nerazzurra e chiamato, nonostante avrebbe compiuto 21 anni solo qualche giorno dopo, a dimostrare il suo valore nel campionato più complicato di tutta Europa.

Il Fenomeno non sentì né il peso dei soldi spesi per lui né quello della numero 10. Chiuse la sua prima stagione in A con 25 centri totali, mettendo in bacheca nel frattempo il suo primo Pallone d’oro, ma le sue numerose reti – un record per un esordiente nel nostro campionato – non bastarono né a vincere la classifica marcatori, in cui primeggiò il tedesco Bierhoff, né lo Scudetto, ‘ceduto’ definitivamente alla Juventus dopo il famoso contatto con Iuliano.

Il brasiliano si tolse però la soddisfazione di vincere la Coppa Uefa in finale contro la Lazio, una squadra che ha rappresentato croce e delizia nella carriera del centravanti classe ’76. Nella finale di Parigi mise infatti il suo timbro, sigillando il 3-0 con uno dei suoi classici gesti tecnici, il doppio passo. Marchegiani da un lato, Ronaldo dall’altra e palla in rete. Nell’aprile 2000, invece, cambiò la sua storia contro i biancocelesti. Entrò a gara in corso, dopo essere rimasto fuori per quasi cinque mesi a causa di una lesione al tendine rotuleo, ma, dopo appena sei minuti, il ginocchio fece crac. Il tendine si ruppe completamente, così l’ex Barça dovette fare i conti con l’infortunio che impose un freno a mano al suo percorso di crescita. Quello stop lo costrinse infatti a collezionare appena sei gettoni nei successivi due anni, prima di tornare a infiammare il pubblico nerazzurro un’ultima volta. Il 14 aprile 2002, dopo l’ennesima ricaduta personale e con l’Inter – in piena lotta Scudetto – reduce dal ko inatteso contro l’Atalanta, partì titolare contro il Brescia (la squadra contro cui aveva esordito in A) e con una doppietta nello spazio di quattro giri di orologio ribaltò nel finale lo svantaggio siglato da Pep Guardiola su rigore. Lasciò la sua firma anche la settimana dopo, con un gol e un assist ai danni del Chievo, e un’altra in quella successiva, nel match casalingo contro il Piacenza. Poi, però, arrivò l’ormai celebre 5 maggio. Stessa cornice, l’Olimpico, e stesso avversario, la Lazio. Nonostante uno stadio addobbato a festa per l’occasione, i biancocelesti punirono la squadra di Cuper con il risultato di 4-2 e le speranze tricolori si spensero sulle lacrime di Ronaldo in panchina. Fu l’ultimo atto della sua avventura nerazzurra, prima di prendere il volo in direzione Madrid e tornare a Milano solo per una breve parentesi sulla sponda dei cugini. Quel lontano giorno di settembre Ronaldo lanciò un meraviglioso incantesimo che, a distanza di 21 anni, non smette di lasciare tutti a bocca aperta.

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