Milan, l'ex Ad Fassone faceva spiare giornalisti: le rivelazioni di Repubblica e il Sole 24 Ore

Serie A

Repubblica e il Sole 24 Ore rivelano come l'ex dirigente, quando era Ad dei rossoneri, abbia fatto spiare alcuni giornalisti per provare a frenare le voci sulla situazione finanziaria deficitaria del Milan e del precedente proprietario, Yonghong Li. Sotto controllo anche pc e telefonini di alcuni dipendenti

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Quando la nuova società che guida il Milan si è vista recapitare la fattura di un'agenzia investigativa privata, la Carpinvest srl, qualcuno forse avrà fatto finta di non sapere nulla. Molti altri invece sono comprensibilmente caduti dalle nuvole e hanno rispedito al mittente la parcella con tanto di richiesta di informazioni. Per cosa vi dobbiamo quei soldi? "Semplice - sarà stata la presumibile risposta dell'agenzia - abbiamo spiato delle persone per voi. Ce l'aveva chiesto Marco Fassone".

Arriva dalle pagine di Repubblica e del Sole 24 Ore la nuova vicenda che coinvolge l'ex Ad rossonero, licenziato dopo l'arrivo della nuova gestione societaria guidata da Paolo Scaroni e supportata dai soldi del fondo Elliott, che ha letteralmente salvato la baracca rossonera dopo la parentesi poco felice di Yonhghong Li. L'uomo al quale proprio Fassone si era legato per salire sulla plancia di comando del mondo Milan e lo stesso che sempre Fassone ha sostenuto e difeso a oltranza sino a quando ha potuto, ovvero fino al necessario passaggio di proprietà per l'assenza di fondi.

Ed è proprio per provare a tenere lontane le voci su una società in crisi e senza soldi, quella di Yonhghong Li, che Fassone avrebbe commissionato all'agenzia investigativa il compito di spiare almeno 4 giornalisti quotidianamente impegnati sul Milan, che grazie al loro lavoro stavano facendo venire a galla tutta la verità sommersa dalle false promesse e dallo pseudo patrimonio dell'ex proprietario cinese. Le difficoltà economiche, la ricerca di nuovi soci, le indiscrezioni legate al suo pasatto. E poi i troppi e troppo accurati dettagli finanziari comparsi sulle colonne dei giornali e nei servizi televisivi.

Fassone voleva vederci chiaro e capire in che modo i cronisti arrivassero a determinate informazioni, convinto dell'esistenza di una talpa all'interno della società rossonera. Anche per questo, oltre ai giornalisti, aveva fatto mettere sotto controllo anche i dispositivi elettronici (notebook, tablet e smartphone) di alcuni dei suoi dipendenti per capire se la fuga di notizie si fosse propagata proprio da lì. L'ex Ad avrebbe richiesto anche una bonifica ambientale degli uffici di Milanello, per scongiurare la presenza di microfoni nascosti, ricevendo però una risposta dall'esito negativo: nessuna spia, nessuna cimice, nessuna talpa.

Il resto, poi, è storia. La necessità da parte del Milan di ottenere garanzie finanziarie importanti in vista soprattutto del complicato rapporto con la Uefa, l'arrivo di Elliot e il licenziamento del dirigente ex Juve, Inter e Napoli da parte di Scaroni. Che Fassone ha prontamente impugnato chiedendo un reintegro nella società rossonera, sostenendo attraverso i suoi avvocati che l'allontanamento sia stata una ritorsione perpetrata ai suoi danni. Peccato, però, che si sia scordato di pagare l'ultima fattura da 74 mila euro.

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