Cori contro Koulibaly, a San Siro si poteva fare di più

Serie A

Massimo Ugolini

A San Siro in Inter-Napoli Mazzoleni ha applicato fedelmente il regolamento, ma serviva un segnale diverso per fermare i cori razzisti riservati a Koulibaly

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Si poteva fare di più. Si doveva dare un segnale diverso per interrompere lo scia di insulti che ha accompagnato fino all'espulsione la partita di Koulibaly. Andare oltre la rigida applicazione delle regole, art. 62 del N.O.I.F. sulla tutela dell'ordine pubblico in occasione delle gare, comma 6: il responsabile designato dal ministero rilevata la manifestazione discriminatoria ordina all'arbitro di sospendere la partita. Questa la regola, alla quale Mazzoleni si è attenuto fedelmente. In buona sostanza non si è andati al di là del primo annuncio dello speaker nonostante il ripetersi degli insulti razzisti.

I precedenti

Eppure non sempre è andata così, due precedenti significativi: le trasferte del Napoli all'Olimpico contro la Lazio nel 2016 e a Genova con la Sampdoria nel Maggio di quest'anno. Stessi cori, stesso bersaglio: Koulibaly. Eppure prima Irrati all'Olimpico e poi Gavillucci a Marassi non esitarono a interrompere il match, su indicazione del responsabile come da regolamento ma con un coinvolgimento decisamente diverso rispetto a quanto visto a San Siro. Lo testimoniò lo stesso Irrati in un'intervista pochi giorni dopo la partita, raccontando i minuti precedenti la sospensione - i contatti continui con il quarto uomo e il responsabile dell'ordine pubblico - prima di prendere la decisione. Una sensibilità mancata nella gara di Milano, dove l'unico faro è stato il regolamento anche al momento del rosso diretto a Koulibaly.

La posizione di Gravina

"Ineccepibile", ha dichiarato il presidente Gravina, il quale ha giustamente richiamato tutti a un maggiore senso di responsabilità. Corretto, ma sarebbe stata opportuna anche nella gestione di una partita macchiata dagli insulti al difensore del Napoli, che forse ha avuto l'unico torto di cercare di far finta di nulla.... La prossima volta ci fermeremo", ha dichiarato Ancelotti. "In questi casi - ha ricordato Gravina - si rischia la sconfitta a tavolino". Tutto vero, lo prevedono le regole. Siamo sicuri però che vadano sempre e comunque rigidamente applicate?

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