Inter, parla Moratti. Gioie e delusioni, il rapporto con giocatori e allenatori: "La mia storia. E Messi..."

Serie A

L'ex presidente nerazzurro si è raccontato in una lunga intervista a gianlucadimarzio.com, durante la quale ha ripercorso la sua storia alla guida dell'Inter. Le gioie e le delusioni, il rapporto con gli allenatori e i giocatori, gli acquisti: "L'idea di diventare presidente nasce per dare emozioni alle persone. Con CR7 alla Juve magari ci avrei provato per Messi"

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La lunga e appassionata storia di Massimo Moratti alla guida dell’Inter, viene ripercorsa dall’ex presidente nerazzurro in un’intervista esclusiva a gianlucadimarzio.com. Moratti – che ha acquistato la società nel 1995 diventandone presidente e ne è uscito definitivamente nel 2016 – ha raccontato sensazioni, aneddoti, delusioni e trionfi, passando dal rapporto con giocatori e allenatori e svelando cosa lo ha spinto a diventare presidente dell’Inter: “La sensazione di 'vendere' emozioni alle persone. Le emozioni però non hanno prezzo: ecco perché non mi sono fermato alla valutazione imprenditoriale, altrimenti avrei aperto un’azienda di calze perché mi avrebbe reso di più”. Scherzando, ovviamente, Moratti definisce l’entrata nell’Inter "una enorme stupidaggine", "dettata anche dall’idea di trattare – allora – giocatori del calibro di Cantona e Ince". Riuscì a prenderne uno su due, "ma se avessimo preso anche Cantona avremmo avuto risultati iniziali diversi".

I giocatori: da Ronaldo e Recoba, a Ibra e Milito

I giocatori, la grande passione di Moratti: "In realtà non li frequentavo molto, però ad alcuni mi legava un sentimento d’affetto, anche se non erano più forti". La mente corre subito a Recoba "il sinistro più bello che abbia mai visto", o allo stesso Ince "un combattente ma una persona buonissima". Passando per Milito "come posso non volergli bene? Mi ha fatto vincere" a Ibrahimovic: "Sembrava una cantante lirica, faceva finta di disprezzare gli altri ma era un trascinatore”. Impossibile, naturalmente, non citare Ronaldo: "Il suo acquisto mi presentò al calcio, lo facemmo a sorpresa. Con Ronaldo ci siamo voluti bene, io avevo sempre paura dei suoi infortuni. L’allenatore che lo fece giocare meglio? Gigi Simoni".

Gli allenatori: Simoni, Mou e... Ancelotti

Dai giocatori agli allenatori: "Ho cercato sempre di alternarne uno giovane a uno anziano". Detto di Simoni, "una persona splendida", Moratti parla anche di Cuper, Mourinho e Mancini. "Cuper non riuscì ad avere un buon rapporto con Ronaldo, ma con gli altri sì. Mourinho mi impressionò più in conferenza stampa che in partita: sentendo le sue parole prima della semifinale tra Porto e Deportivo La Coruna, pensai che quel signore non poteva non passare dall’Inter". E poi Mancini, "che avevo provato a prendere da giocatore. Con lui trovai subito un accordo". L’ex presidente nerazzurro ne ha cambiati 16, ma c’è anche chi è rimasto un desiderio: "Se devo fare un nome, è quello di Ancelotti. Mi ha sempre incuriosito per come gestisce le squadre. Concreto e mai fanatico, con me sempre gentile".

I colpi di mercato: le idee nate in spiaggia

Pensare ad un presidente di Serie A significa ricordarne anche i colpi di mercato. Moratti ripercorre quelli più curiosi, anche sfumati: come Pirlo, ad esempio: "Ho pensato di riprenderlo dopo aver capito che non avrebbe rinnovato con il Milan. Ma ci ho pensato troppo e un giocatore così o lo prendi subito o ti sfugge via". Con Figo invece, l’accordo arrivò in un bar sul mare: "Scrissi la cifra in uno di quei fogli che si mettono sotto i pasticcini e poi gli dissi di andare da Ghelfi, il mio uomo di fiducia, per firmare". Anche il colpo Snejider nacque in spiaggia, da un consiglio particolare: "Quello del gestore di un bar, tifosissimo dell’Inter: riteneva che l’olandese fosse il tassello mancante per rendere quella Inter imbattibile e capace di vincere la Champions. Lo ascoltai".

Gioie e delusioni

Già, la Champions. Mattone dorato di quel triplete fiore all’occhiello della sua presidenza. Ma Moratti "rivendica" anche un altro trofeo al quale è molto affezionato: "La Coppa Uefa del 1998. Quell’anno fu un romanzo bellissimo, anche se culminato in campionato con la tragedia calcistica di Torino". E a proposito di delusioni, Moratti non dimentica il 5 maggio: "La delusione più grossa. Ma non si può incolpare solo Gresko, un terzino in mezzo a tanti campioni. Il pareggio del primo tempo mi svuotò, non andai neanche negli spogliatoi. I giocatori – rivela Moratti – erano convinti che la Lazio si sarebbe arresa per non fare un piacere alla Roma. Tutte stupidaggini, spero siano state solo quelle".

L'ultimo Moratti: "Juve-CR7? Magari avrei fatto un tentativo per Messi"

L’ultimo Moratti è quello della scelta "ponderata" di lasciare. “Non ho mai pensato di rientrare. Quando decidi di farti da parte, capisci che hai fatto il tuo tempo. È giusto lasciare spazio a chi vuole provarci anche con idee diverse. Zhang? Anche se è giovanissimo ha grandi doti imprenditoriali e buon senso. Credo molto nel suo lavoro, non vuole fare la figura di Pierino". Infine, una suggestione. Se fosse stato ancora presidente, come avrebbe risposto all’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus? "L’Inter avrebbe dato un segnale. Magari un tentativo per Messi l’avremmo fatto…".

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