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20 gennaio 2019

Ancelotti, la Lazio e quel Perugia-Juventus: una "pioggia" di emozioni

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L'allenatore del Napoli incontra al San Paolo la squadra che ha affrontato più volte in carriera, ben 33: 17 successi (l'ultimo all'andata), 9 pareggi e 7 sconfitte. Dalla sua panchina d'esordio in A (Lazio-Parma del 1996), alla vittoria della Supercoppa con il Milan nel 2004. Ma la sfida più famosa rimane quella che si giocò a distanza nel 2000 con i biancocelesti di un certo Simone Inzaghi...

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"Quando ci sono degli insulti, la partita si ferma, tem-po-ra-ne-a-men-te. Lo speaker ne annuncia la sospensione, si calmano gli animi e dopo una decina di minuti si riprende a giocare, come per la pioggia. Non ci vuole mica Einstein: se nel 2000 aspettammo due ore...". In settimana, Carlo Ancelotti - ospite di un incontro all'Università Vanvitelli - è tornato sulla questione dei cori razzisti e le strategie da adottare per arginarli. Ma quel richiamo a Perugia-Juventus ci "traghetta" - inevitabilmente - alla sfida con la Lazio, avversaria del Napoli stasera al San Paolo. Perché i biancocelesti vinsero quello scudetto "bagnato" ai danni dei bianconeri allenati da Carletto e perché in quella squadra giocava un certo Simone Inzaghi, che oggi siede sulla panchina dei capitolini. E poi perché è anche il club che Ancelotti ha affrontato più volte in carriera, già al suo debutto, il 29 settembre 1996, ai tempi del Parma. Battuto all'Olimpico 2-1 dalle reti di Protti e Casiraghi (per i ducali accorcìò Dino Baggio). Una sconfitta "compensata" dal suo nuovo esordio, a 9 anni dal ritorno in Serie A, da allenatore del Napoli, nella gara di andata ribaltata da Milik e Insigne. Nel mezzo altre 31 sfide, di cui 16 vinte, come la finale di Supercoppa italiana del 2004 da tecnico del Milan, grazie alla tripletta di Shevchenko. Da sommare a 9 pareggi e 6 sconfitte. Sebbene la più cocente rimanga quella "indiretta" che, appunto, si giocò sull'autostrada Roma-Perugia il 14 maggio del 2000.

Scende la pioggia

La Juve che si presentava all'ultima giornata in casa del Perugia già salvo conservava ancora due punti di vantaggio sulla Lazio di Eriksson, impegnata anch'essa contro la "tranquilla" Reggina. Ma i bianconeri non sfondano: la squadra guidata da Carlo Mazzone - e un giovane Materazzi in campo - non è in vena di scampagnate. Finché, nell'intervallo, al Curi non viene giù un mega acquazzone. Del Piero, Zidane, Pippo Inzaghi aspettano  - come tutta l'Italia - notizie dal capitano Antonio Conte, che "passeggia" a lungo sotto l'ombrellone dell'arbitro Collina per valutare la praticabilità del terreno di gioco. Dopo oltre un'ora di attesa, il fischetto bolognese decide per la ripresa del match. A Roma, intanto, la Lazio si sbarazza dei calabresi con i tre squilli di Simone Inzaghi, Veron e Simeone, nutrendo ancora il sogno di conquistare il secondo titolo della sua storia. Sogno che prende forma con il gol del perugino Calori e diventa realtà alle 18.04, quando la Juve si arrende al fischio finale del direttore di gara.

Carlo Ancelotti ancora incredulo per la sconfitta subita dal Perugia, che costa uno scudetto alla sua Juventus  

La rivincita di Carletto

"Fu una giornata assurda - ricorderà Ancelotti in un'intervista al Corriere dello Sport - pioveva in un modo incredibile. C'era stata molta pressione nei giorni precedenti, un gol di Cannavaro (Juve-Parma 1-0, l'ex difensore militava ancora in gialloblù, ndr) annullato ingiustamente. Uno strano clima. Restammo allibiti nel vedere che la partita non veniva sospesa. Sembrava si dovesse giocare per forza. Non ho mai visto una cosa simile. Dopo quella sconfitta mi sentii malissimo anche perché era cominciata la litania sull'eterno secondo. Ma il giorno dopo l’Avvocato mi convocò e mi disse di non preoccuparmi e che anzi, da quel momento, io e la Juve saremmo stati più simpatici. Ma anche l'anno dopo non vinsi e correttamente la società aspettò la fine del campionato e scelse un altro. Dovetti andare al Milan e poi in Europa per cominciare a vincere. E ho vinto davvero tutto".

Il Milan di Ancelotti festeggia la conquista della Supercoppa italiana dopo la vittoria sulla Lazio per 3-0, il 21 agosto del 2004 

Calori for president 

Per quella rete Calori riceverà nel 2014 addirittura il premio "Lazialità" e alla consegna della targa rivelerà un retroscena di quel pomeriggio. "Stimoli prima della partita? In realtà, sì. Prima di giocare, il presidente Gaucci ci 'minacciò' perché non sopportava la Juve. Ci disse che se avessimo perso, ci avrebbe mandato un mese in ritiro. Considerando che era l'ultima giornata di campionato, questo avrebbe significato perdere un mese di vacanze estive, dunque...".

 Alessandro Calori esulta dopo il gol segnato alla Juventus, consegnando di fatto lo scudetto alla Lazio 

Perle d'acqua dolce

Scongiurata la clausura del ritiro, in quel surreale clima da post-diluvio universale dello stadio Curi il "pompiere" Mazzone poteva ora rovesciare un'ultima, Capitale secchiata di lacrime amare per spegnere definitivamente i bollenti spiriti di una stagione infernale: "Ce voleva 'n romanista pe' fà vince un campionato a'a Lazio...".  Del resto, a poche centinaia  di chilometri da Perugia, nello spogliatoio di un Olimpico ebbro di felicità, ci avrebbe pensato lo stesso neo campione d'Italia Simone Inzaghi a "sganciare" - virtualmente, e in maniera del tutto innocente - un gavettone gelato al fratello juventino Pippo: "Mi dispiace per lui, però ognuno tira l'acqua al proprio mulino...". 

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