Serie A, le migliori giocate della 24^ giornata

Serie A

Marco D'Ottavi e Dario Saltari

Il controllo di tacco di Dybala, la ruleta di Cigarini, l'incredibile tiro al volo con cui Piatek ha segnato il suo primo gol all'Atalanta e altri momenti speciali dall'ultima giornata di campionato

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La 24.esima giornata si è aperta con l’ennesima dimostrazione di forza della Juventus, grazie alle giocate di Dybala, per chiudersi con una vittoria sofferta della Roma, grazie alle parate di Olsen. Nel mezzo una giornata interlocutoria, che vede il suo cuore nella lotta per la Champions, impreziosita da giocatori come Piatek e Paqueta, arrivati a gennaio, ma anche da giovani come Zaniolo e ritorni come Nainggolan. Noi, come al solito, ci concentriamo sulle migliori giocate di questo turno.

Il controllo di tacco di Dybala
 

Il ritorno al gol in campionato dopo oltre 3 mesi, grazie a un sinistro secco all’incrocio dei pali, ha giovato a Dybala, che nella partita contro il Frosinone è sembrato più fluido e deciso, anche nella connessione con i compagni di reparto, Cristiano Ronaldo e Mandzukic. Molto si è detto sui compiti che quest’anno Allegri gli ha affidato, di aiuto della manovra con conseguente allontanamento dalla porta e molto altro si dirà.

Ma questo controllo di tacco dimostra come Dybala sia in grado di svolgere più compiti all’interno di un contesto di gioco, senza per questo sminuire il suo valore. Sul lancio di Mandzukic, l’argentino si accorge che il pallone gli sta spiovendo addosso leggermente corto, mentre due giocatori del Frosinone stanno arrivando a contrastarlo, uno da davanti, uno da dietro. C’è un momento - mentre il pallone è in aria - in cui Dybala decide che la controllerà con il tacco sinistro, verso il centro del campo, per mandare fuori tempo l’avversario. Lo vediamo da come prepara lo stop, con dei passettini propedeutici senza però mai togliere lo sguardo dal pallone.

Poi il controllo in sé è pura poesia: il tacco smorza perfettamente il lancio e sposta il pallone oltre l’avversario. La giocata ideale per pulire un pallone a centrocampo e far partire l’azione offensiva.

La girata di Badelj

Poteva essere la giornata di gloria di Milan Badelj, in una stagione sfortunata tra infortuni e la presenza di Lucas Leiva, che spesso lo ha relegato in panchina. Prima un gol molto bello, grazie a una finta di corpo molto elegante. Poi questo tiro al volo, stampatosi sulla traversa dopo aver superato il braccio proteso di Radu.

Badelj va incontro a una respinta di testa, col pallone che rimbalza a terra carico d’effetto, e si coordina come una ballerina di danza classica: piede sinistro piantato a terra, busto inclinato e ruotato all’indietro, gamba destra alzata per andare a colpire d’incontro il pallone. Badelj lo colpisce di mezzo collo, imprimendo un effetto quasi uguale e contrario, che lo fa viaggiare spedito nonostante non sia stato colpito con forza. Purtroppo per lui - e per la Lazio - Badelj colpisce il pallone addirittura troppo bene e questo va a finire la sua corsa dritto per dritto sulla traversa.

Il dribbling di tacco di Defrel

Se il tacco di Dybala conteneva un grado di spettacolarità difficilmente riproducibile, quello con cui Defrel si libera di Gagliardini e Brozovic è meno appariscente, ma ugualmente geniale e imprevedibile. Defrel sta in campo proprio per la sua capacità di svariare molto, essere un appoggio costante alla manovra e aiutare la risalita del campo con i suoi strappi. Qui riceve un pallone sporco spalle alla porta, pressato da ben due giocatori. Sembra quasi che l’unica possibilità sia quella di cercare un appoggio dietro o perdere il pallone. Defrel però finta bene un movimento all’indietro, per poi colpire di tacco il pallone per farlo passare alle spalle dei due centrocampisti dell’Inter.

Con un semplice tocco, Defrel crea una situazione di superiorità davvero interessante, ci sono infatti 4 giocatori della Sampdoria contro 3 dell’Inter. Purtroppo lo stesso Defrel peccherà di egoismo e perderà il pallone sul recupero di D’Ambrosio.

La ruleta di Cigarini

Sabato il Cagliari ha vinto una partita difficile, contro un avversario che difficilmente concede occasioni limpide, e lo ha fatto in modo deciso, magari senza brillare, ma dimostrando una volontà abbastanza ferrea di non farsi risucchiare nel fondo della lotta per la salvezza. A centrocampo - un po’ a sorpresa - Maran ha preferito Cigarini a Bradaric nel ruolo di vertice basso del rombo, ottenendo in cambio una prestazione lucida e pulita dal centrocampista italiano.

Oltre a 3 tiri, 2 contrasti vinti e 2 dribbling, Cigarini ha impreziosito la sua partita con questa compassata ruleta con cui si è liberato della pressione di Barillà. Una ruleta arrivata pochi secondi dopo aver arpionato in scivolata un pallone che Gervinho stava pericolosamente portando verso la porta del Cagliari. In pochi secondi - quindi - Cigarini recupera un pallone e poi lo rende giocabile per la sua squadra con una sequenza scivolata/ruleta tanto improbabile quanto efficace.

Il salvataggio in tuffo di D’Ambrosio

D’Ambrosio è uno dei giocatori meno sopportati dalla tifoseria nerazzurra, che probabilmente lo vede come l’incarnazione più evidente dell’annoso problema dell’Inter con i terzini. Ma D’Ambrosio, per la verità, ha tenuto in questa stagione un rendimento piuttosto alto e stabile, con il vantaggio inoltre di poter essere schierato sia da centrale di difesa che da terzino. Una qualità che, come detto, non gli viene riconosciuta ma che nella partita contro la Sampdoria è stata piuttosto evidente, anche al di là del gol segnato.

In questo caso, l’incursione di Andersen sulla trequarti viene stoppata dalla scivolata in allungo di Nainggolan, che fa schizzare la palla verso la linea del fallo laterale. D’Ambrosio scatta per cercare di recuperare il pallone e, andando in scivolata, prende una decisione controintuitiva: invece di andare verso l’interno per ribattere il pallone in avanti, taglia la traiettoria della palla per andarle dietro e cercare di tenerla in campo. È una scelta rischiosa, perché potrebbe permettere a un avversario di rubargli il pallone e andare in porta, ma che in questo caso paga dividendi altissimi: con una coordinazione da tuffatore, D’Ambrosio mette il piede tra la linea del fallo laterale e la palla nell’ultimo momento disponibile, e in un attimo è di nuovo in piedi. Se ciò non bastasse, subito dopo elude la pressione di Gabbiadini (che sarebbe arrivato direttamente sulla palla se D’Ambrosio non si fosse rialzato immediatamente) con una finta essenziale e fa ripartire immediatamente l’azione dell’Inter in verticale. Dimostrando una completezza tecnica ad alti livelli che forse dovremmo iniziare a riconoscergli.

L’incredibile gol di Piatek

Ed eccoci arrivati al gesto tecnico che ha segnato questa giornata: il primo gol di Piatek contro l’Atalanta, che ha permesso al Milan di avviare la rimonta ed espugnare lo Stadio Atleti Azzurri d’Italia.

Ci sono vari livelli di complessità che rendono questo gol incredibile in senso letterale, nel senso che anche riguardandolo si stenta a credere che un giocatore sia riuscito a segnare in quella situazione. Innanzitutto, fa strano scriverlo, ma è un gol segnato spalle alla porta: Piatek, infatti, nonostante abbia preso qualche metro a Djimsiti tagliando di fronte a lui, sembra essere comunque controllato dal centrale albanese, che cerca di frapporre il corpo tra l’attaccante polacco e la porta. Quando la palla arriva nella sua zona, Piatek ha il corpo rivolto verso la propria porta e non quella di Berisha. Da questa considerazione deriva il secondo livello di complessità, e cioè la coordinazione che permette a Piatek di indirizzare la palla non sul primo palo (dove sarebbe forse più naturale) ma sul secondo, dove anche Berisha non può aspettarsela. Per incrociare il tiro, che passa come un arcobaleno sopra la testa di Djimsiti, Piatek è costretto a tirare con l’interno del sinistro, invece che con l’esterno destro: in quel caso forse avremmo avuto un gol simile a quello che realizzò Del Piero contro la Fiorentina nel 1994, anche se a partire da un cross molto meno teso. L’ultimo livello di complessità riguarda la parte del corpo con cui Piatek colpisce il pallone, quella zona indefinita tra il collo del piede e lo stinco che permette alla punta polacca di angolare così tanto il tiro, nonostante abbia il corpo rivolto esattamente dalla parte opposta. Forse, se l’avesse presa di collo pieno, il pallone non sarebbe stato così preciso e sarebbe finito centrale tra le mani di Berisha.

E invece siamo qui a parlare di un gol straordinario, che rimarrà nell’immaginario collettivo per molti anni. In questo senso, il gol di Piatek è come un grande classico del cinema: non ci si stanca mai di riguardarlo perché ogni volta ci si accorge di un dettaglio meraviglioso a cui non avevamo fatto caso la volta prima.

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