Ottavo scudetto Juve, l'editoriale di Condò: "Lo scudetto che non basta più"

Serie A

Paolo Condò

Paolo Condò ha analizzato la prima stagione di Cristiano Ronaldo in Italia e l'effetto del suo arrivo sulla Juventus e su tutto il calcio italiano

JUVE SCUDETTO, LO SPECIALE

LE FOTO DELLA FESTA SCUDETTO

Se è vero che uno scudetto resta comunque un traguardo da celebrare, è evidente come l’atmosfera di questi giorni in casa Juventus non sia festaiola. L’acquisto di Cristiano Ronaldo aveva fatto inevitabilmente decollare le aspettative stagionali dirigendole verso la Champions, con annessi cascami sul campionato italiano. I cascami ci sono stati, tanto che l’ottavo titolo consecutivo viene festeggiato in larghissimo anticipo (e c’è mancato poco che fosse ancora più accentuato); l’eliminazione europea nei quarti, però, brucia a un livello proporzionato alle aspettative e la conseguente delusione si mangia gran parte della voglia di fare festa. La Juve ha ottenuto il minimo da una stagione nella quale puntava apertamente al massimo, tanto che le analisi di questi giorni riguardano i cambiamenti per riprovarci, e non si discute di aggiornamenti ma di riforme strutturali molto pronunciate. Per lo meno insolito, per una squadra che non la smette di vincere campionati.

Il dibattito della scorsa estate verteva su quanto l’acquisto di Ronaldo fosse un bene per la sola Juve e quanto un fattore di crescita per l’intero calcio italiano, a secco di personaggi internazionali di vero richiamo dai tempi di Mourinho. Detto che i suoi effetti si misureranno nel tempo, a partire dalla prossima sessione di mercato nella quale le grandi battute dovranno per forza elaborare una strategia di avvicinamento, non c’è dubbio che il primo anno di Cristiano abbia coinciso - ovviamente non a caso - con la morte della competizione per lo scudetto. Alla fine di ogni torneo si racconta il suo svolgimento, le sue svolte, il suo dipanarsi attraverso i momenti chiave. Stavolta è impossibile, perché 27 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte (a giochi ampiamente fatti) annullano ogni colpo di scena descrivendo un dominio senza precedenti. Lo stesso campionato dei 102 punti di Antonio Conte, record assoluto per la serie A, ebbe nella Roma un’avversaria seria fin quasi alla fine: dopo 33 giornate - per fare un paragone con l’oggi - i punti di distanza erano soltanto otto. Il crollo (che portò a un distacco di 17) avvenne nei turni conclusivi.

Quest’anno la sensazione che il torneo fosse deciso si è avuta dopo il confronto col Napoli dell’andata - definirlo scontro diretto sarebbe improprio - e a Natale il distacco era già virtualmente incolmabile. Ronaldo è stato senza discussioni il giocatore-copertina della stagione, come da attese: accanto a lui sono cresciuti Bernardeschi e Kean, il primo in progresso costante, il secondo esplosivo (hanno anche età diverse), mentre è calato Dybala, toccato psicologicamente prima che tatticamente dallo status perduto di stella della squadra. La prima questione da risolvere in vista della prossima stagione, e del prossimo assalto alla Champions, è se insistere su di lui - e decidere di comune accordo ruolo e compiti più compatibili alle esigenze della squadra e alle ambizioni sue personali - oppure cederlo per reinvestire su un altro profilo. Di certo qualcosa andrà fatto in difesa perché, a dispetto di aver giocato una delle sue stagioni migliori, Chiellini ha palesato preoccupanti indizi di logorio fisico, mentre a centrocampo Ramsey potrebbe non essere l’unico innesto.

Volando un po’ più in alto, colpisce il fatto che allo scudetto più difficile del suo lungo ciclo - l’anno scorso il Napoli glielo contese fino all’ultimo - la Juve abbia fatto seguire quello più semplice, praticamente ineluttabile fin dall’estate. Effetto Ronaldo, ma anche resa molto anticipata delle rivali: a questo punto, per gli stessi campioni d’Italia non ci potrebbe essere regalo più bello di un’avversaria potente e decisa.

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