Torino-Inter, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Francesco Lisanti

©Getty

La squadra di Mazzarri e quella di Conte sono entrambe molto fisiche e amano i duelli individuali, ma i numeri ci dicono che il Torino ha grandi difficoltà, soprattutto in fase offensiva. Il match verrà trasmesso in diretta esclusiva da DAZN. I clienti Sky che hanno attivato l’offerta Sky-DAZN possono vedere la gara in TV sul canale 209

TORINO-INTER LIVE

L’ultimo allenatore dell’Inter capace di battere il Torino è stato Frank de Boer, nel 2016, ma bisogna andare ancora indietro di un anno per risalire all’ultima vittoria dell’Inter fuori casa, nel novembre 2015, grazie ad un gol di Kondogbia. Se Conte dovesse riuscire a invertire questa tendenza, e a restituire colore a questi album di ricordi infelici, la suggestione di una corsa scudetto inizierebbe ad assumere forma concreta.

 

Ne avrà occasione domani sera, quando il Torino ospiterà l’Inter nel suo stadio. Nelle ultime settimane, Conte è apparso intrappolato tra la portata pressante delle sue ambizioni e il rifugio consolatorio della disillusione, tra il rilanciare la posta in gioco e lo sventolare bandiera bianca. Pensa di poter vincere e allo stesso tempo sente che con questa squadra non è possibile farlo, vuole tenere il passo della Juventus pur facendosi scudo dietro la superiorità della sua rivale.

 

In campo l’Inter conserva le stesse ambiguità: raramente va sotto nel possesso palla e raramente perde il controllo mentale della partita, a meno di finire soffocata sul piano atletico come nel secondo tempo di Dortmund. Allo stesso tempo però non ha ancora trovato soluzioni offensive affidabili per produrre occasioni con continuità. Fino ad oggi è riuscita quasi sempre a scavarsi un vantaggio marginale attraverso i duelli e le giocate estemporanee, ma non è detto che ci riesca contro la prima squadra del campionato per numero di duelli ingaggiati.

 

Quali sono i punti di forza del Torino?

Il Torino è una squadra unica nel panorama del nostro campionato, agli estremi della maggior parte delle classifiche, nel bene e nel male. Ad esempio è la squadra che completa meno passaggi per azione offensiva (15,6), ed è la seconda squadra dietro il Parma per lunghezza media dei passaggi (21,04 metri). L’Inter ricerca sempre grande compattezza nella zona del pallone, anche per favorire i tentativi di riconquista immediata, e potrebbe soffrire queste giocate rapide, ad alto ritmo, su lunghe distanze.

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Il Torino trova anche soluzioni interessanti per muovere il pallone nella metà campo offensiva, ma sempre eccessivamente complesse da eseguire: in questo caso la mezzala sinistra (Laxalt) si abbassa in posizione di terzino sinistro per liberare lo spazio da attaccare in seguito con una triangolazione lunghissima che coinvolge Ansaldi. Di lì a breve segnerà Berenguer.

 

Soprattutto, e questo dipenderà molto dalle energie al rientro dalla pausa Nazionali, potrebbe soffrire il Torino sul piano fisico, dove la squadra di Mazzarri cerca di decidere le partite a ogni costo. Non a caso è la prima squadra del campionato per dribbling tentati (31,1 p90), ed è ancora la prima per duelli aerei ingaggiati (42,8 p90) e per falli commessi (15,1 p90). Inoltre è seconda solo al Bologna per PPDA (7,5), il numero dei passaggi concessi per azione difensiva, un indice utile a misurare l’aggressività di una squadra in fase di pressing.

 

Il Torino è caotico, rissoso, martellante. Sembra sempre troppo veloce nel portare il pallone sulla trequarti, e poi una volta arrivato lì troppo lento nel ritagliarsi uno spazio verso la porta. In attacco, Mazzarri ha provato più o meno qualunque combinazione che comprendesse due tra Berenguer, Belotti, Verdi, Zaza e Iago Falque (i primi due sembrano favoriti per una maglia da titolare contro l’Inter), affidandosi ai rispettivi momenti di brillantezza, ma non ha mai tamponato i problemi a monte, nel rifornire gli attaccanti con qualità.

 

Il centrocampo, ancora costruito intorno a Rincón, Meité e Baselli, non brilla per la capacità di muovere il pallone con velocità, né la fase offensiva sembra organizzata a questo scopo. Come ha scritto Pergolizzi in una recente analisi sulle difficoltà del Torino: «troppe volte i granata finiscono per rinunciare totalmente a qualsivoglia tipo di palleggio costruito, pur di verticalizzare per andare poi a caccia delle seconde palle, un pattern offensivo troppo poco vario per una squadra con ambizioni europee».

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Ogni tanto, però, le seconde palle funzionano. Come nell’azione qui sopra: Sabelli è stato abbastanza abile da resistere a un duello aereo contro Belotti, ma quando si vede arrivare anche Ansaldi di corsa in seconda battuta non può far altro che crollare sul terreno e cedergli il passo. A quel punto l’argentino pesca Verdi da solo a centro area per un rigore in movimento. Il Torino ha le caratteristiche per replicare con maggiore frequenza questo tipo di situazione, ma non ha fin qui avuto la brillantezza necessaria per farlo con regolarità.

 

In effetti, i risultati fino ad ora sono stati veramente desolanti. Il modello xG sviluppato da Alfredo Giacobbe posiziona il Torino al penultimo posto per xG concessi e al quartultimo posto per xG generati, offrendo una prospettiva che ribalta la sfumatura deludente dell’attuale undicesimo posto in classifica. Nel momento in cui gli indicatori di qualità offensiva e difensiva puntano verso la zona retrocessione, 14 punti raccolti in 12 partite diventano un bottino da tenersi stretto.

 

Inoltre più o meno tutti i modelli concordano nell’individuare il Torino come una delle peggiori squadre per il rapporto tra xG prodotti e xG concessi, e al contrario come una delle migliori nel rapporto tra xG concessi e gol realmente concessi (quindi il Torino è stato anche fortunato, o più semplicemente ha ottenuto ancora una volta il massimo da Sirigu, decisivo anche nell’ultima giornata a Brescia con una grande doppia parata).

 

Una gara di spallate

Al Torino servirà una partita paziente, in cui dovrà vincere i duelli fisici a centrocampo, far gravitare un numero sufficiente di uomini intorno a Belotti per raccogliere sponde e palloni vaganti. Non casualmente le due squadre si schierano con un modulo speculare, il 3-5-2, seppur con principi abbastanza diversi. Quello che invece in parte condividono è la ricerca di almeno un episodio in cui esprimere la superiorità fisica sull’avversario per far pendere l’equilibrio dalla propria parte. Per Mazzarri il problema è che l’Inter in questo momento sembra invincibile se il piano di gara è questo, avendo dimostrato una solidità mentale e fisica che gli ha permesso di vincere partite pur non brillanti grazie a giocate estemporanee dei singoli, come il grande gol di Barella contro il Verona, un’altra squadra che fa dell’intensità uno dei suoi punti di forza.   

 

Per il momento il Torino di Mazzarri attacca male e difende poco, ma non è detto che all’interno di un confronto diretto fatto di duelli individuali e grande agonismo non riesca ad esaltarsi, ottenendo il meglio dai propri giocatori (come ad esempio nella partita contro la Juventus, dove pur perdendo il Torino aveva giocato una buona partita). Insomma in campo c’è da aspettarsi una specie di incontro pugilistico e vediamo quanti round serviranno per decretare il vincitore.

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