Serie A, le migliori giocate della 13^ giornata

Serie A

Dario Saltari e Marco D'Ottavi

©Getty

Il gol al volo di Dzemaili che ha fatto pareggiare il Bologna all'ultimo secondo, l'incredibile parata con il piede di Radu sul tiro ravvicinato di Reca, Dybala che salta mezza squadra dell'Atalanta e altre grandi giocate dall'ultimo turno di campionato

Con molta pioggia di contorno, anche la 13^ giornata di campionato ci ha lasciato alcuni momenti di assoluta bellezza, momenti che vanno oltre una classifica che fatica a delinearsi. Se davanti Juventus e Inter sembrano tentare la fuga, per le altre posizioni che contano è tutto ancora poco chiaro e giocate estemporanee possono cambiare l’umore settimanale delle squadre. Una giornata con diversi gol di pregevole fattura, che non tutti troverete qui, come la punizione di Gabbiadini, il gol di Kulusevski, ma anche grandi interventi difensivi come alcuni di de Ligt o Musacchio e le parate di Szczesny e Berisha. Di seguito invece, come al solito, le migliori giocate della giornata appena conclusa.

Il controllo di Bonaventura

Giacomo Bonaventura è stato fermo un anno a causa di un infortunio alla cartilagine del ginocchio, poi al rientro ha avuto altri problemi fisici che non gli hanno permesso di essere a disposizione per diverse partite di questa stagione. Un loop che ci ha un po’ fatto dimenticare come del Milan lui è stato un punto fermo, nonché uno dei giocatori migliori. Nel momento più difficile della squadra, Bonaventura ha tirato fuori una grande prestazione, schierato nel ruolo di esterno sinistro (ruolo che occupava a inizio carriera, ma in cui è stato poco impiegato al Milan). 

 

In quel ruolo Bonaventura, pur senza avere gli strappi o il dribbling secco che chiediamo alle ali moderne, può essere pericoloso grazie a una sviluppata intelligenza tattica, che gli permette di entrare in maniera efficace all’interno del campo; ma anche grazie a una tecnica di base superiore alla media. Su questo lancio lungo di Krunic addomestica il pallone con il petto riuscendo a mantenerne il controllo con un gioco di prestigio (verrebbe quasi da pensare a Zidane) che gli permette anche di eludere l’intervento di Di Lorenzo. Anche la scelta del tempo è azzeccata: Bonaventura aspetta, rientra, dà il tempo a Piatek e Paquetá di occupare l’area. Purtroppo per lui, finiscono per andare tutti e due sul secondo palo (a sbagliare è il centravanti polacco).

I riflessi di Joronen

 

Dei giocatori che abbiamo imparato a conoscere solo quest’anno in Serie A, di quelli cioè che sono arrivati dall’estero senza provocare alcuna eco mediatica, Jesse Joronen è quello che forse sta avendo l’impatto più sorprendente. 

 

Joronen ha un curriculum inusuale - è cresciuto nelle giovanili del Fulham, per poi passare per il calcio minore inglese, il campionato finlandese e infine il Copenaghen, da dove il Brescia lo ha acquistato - e non si può davvero definire un giovane talento avendo 26 anni, un’età non proprio acerba, persino per un portiere. Eppure Joronen, alla prima esperienza in Serie A, sta rappresentando finora l’unica ancora di salvataggio di un Brescia sempre più dentro alla tempesta della lotta per non retrocedere. La squadra di Grosso è una delle squadre che subisce più tiri (11.7 a partita) e quindi non stupisce che Joronen sia anche uno dei portieri che effettui più parate (3.7 per 90 minuti). Quello che stupisce, invece, è la reattività e l’intuito nel posizionamento di questo portiere finlandese, intento a salvare la nave che affonda tra le onde. Questa bella parata, che acquisisce ancora più valore se si prende in considerazione la posizione ravvicinatissima da cui è partito il tiro, è arrivata ad esempio quando la partita era già compromessa. Chissà che il Brescia non riesca presto a ricompensarlo con delle partite che diano maggiore valore alle sue prestazioni. 

Il gol corale del Verona

Insieme al Cagliari, il Verona è di sicuro la grande sorpresa di questo campionato. Anzi, mettendo sulla bilancia entrambe le rose forse persino più del Cagliari, dato che stiamo parlando di una squadra che avrebbe dovuto lottare per la salvezza e che invece adesso è ad appena 4 punti dal sesto posto. In ogni caso: della squadra di Juric finora si era giustamente messo in luce soprattutto la efficacissima fase difensiva - d’altra parte il Verona rimane la seconda miglior difesa del campionato dopo la Juventus. Ma contro la Fiorentina, una squadra reattiva e che ormai ama giocare in transizione su campi lunghi, abbiamo imparato ad apprezzare un altro lato della squadra veneta, e cioè la sua qualità nel superare le linee di pressione avversarie palla a terra, con la tecnica e il tempismo dei movimenti senza palla. 

 

Il gol segnato da Di Carmine è un perfetto esempio di quello di cui stiamo parlando. L’azione parte da un possesso ragionato dal basso, gestito inizialmente da Günter. Ribery è in ritardo nella schermatura del centro, e allora il centrale tedesco trova immediatamente in verticale Verre, che si è abbassato per facilitare la risalita del pallone quasi fino alla mediana. E qui c’è già l’elemento chiave di quello che sarà il gol alla fine - come quei film che ti svelano il finale nei primi minuti senza che tu te ne accorga - e cioè l’abilità di Verre nell’utilizzare il corpo per portare fuori posizione gli avversari. Il trequartista romano fa finta di voler andare incontro al pallone per riceverlo sui piedi e invece subito dopo si gira e lo fa scorrere, mettendosi alle spalle Castrovilli senza nemmeno aver toccato la palla. L’azione del Verona a quel punto inclina vertiginosamente il campo verso la porta di Dragowski, come acqua che scorre torrenziale su una gradinata durante un temporale: Verre si appoggia su Amrabat, che a sua volta aggira Dalbert, servendo Faraoni. Il terzino di Juric arriva fino alla trequarti e serve Verre, che è di nuovo libero, questa volta nella lunetta appena fuori dall’area. E qui avviene il prestigio principale: per la seconda volta Verre finta di voler ricevere sui piedi e per la seconda volta Verre la lascia scorrere alle sue spalle, questa volta con un velo. Milenkovic viene pietrificato, Di Carmine servito da solo in mezzo all’area, il gol fatto.

Il tiro al volo di Dzemaili

La carriera di Dzemaili in Italia sembrava finita il 9 maggio 2017, quando il suo trasferimento dal Bologna al Montreal Impact ha preso forma. Dzemaili però è inaspettatamente tornato, dimostrando come un centrocampista in grado di tirare fortissimo un posto lo trova sempre. Il centrocampista svizzero non è più un titolare inamovibile nel Bologna di Mihajlovic, ma in una zona di campo dove la squadra sta faticando è riuscito a ritagliarsi il suo spazio. 

 

Se il dinamismo non è più quello dei bei tempi, questo gol dimostra come alcune qualità rimangono intatte con il passare del tempo: capacità di coordinazione, istinto per la porta, facilità di calcio. Non è uno dei classici gol di Dzemaili, un tiro fortissimo da fuori area, ma rimane un gol che non tutti possono fare, perché bisogna avere la sufficiente sensibilità per aggiustare il corpo in corsa e calciare quasi di piatto, senza però calciare piano, piazzarla. Un giocatore meno bravo in queste cose avrebbe probabilmente ciccato il pallone oppure l’avrebbe mandato fuori dallo stadio. Dzemaili invece ha calciato benissimo, fulminando Sepe, che si è visto passare il pallone vicino alla testa.

La serpentina di Dybala

Il giorno successivo alla partita con l’Atalanta è uscita un’intervista a Dybala a El Pais dove, tra le altre cose, il giocatore evidenziava come per lui e gli altri attaccanti ora fosse più divertente, «abbiamo più palla e creiamo più occasioni». C’è da dire che in questa prima parte di campionato si è ripetuta con frequenza una singola occasione in cui ad avere la palla e creare l’occasione era Dybala, da solo, dopo aver saltato diversi giocatori.

 

Un déjà-vu che si è ripetuto nella partita contro l’Atalanta, quando nel momento più difficile per la Juventus (subito dopo il gol subito da Gosens) Dybala ha stoppato un pallone spalle alla porta all’interno del cerchio del centrocampo, ha girato intorno a Djimsiti, tagliato in mezzo al Papu Gomez e Freuler e dribblato Palomino, il tutto comprendo quasi 50 metri di campo. L’attaccante, forse ricordando le altre occasioni in cui i suoi grandi assoli si sono conclusi con tiri parati, non ha tirato alla prima occasione, ma ha cercato di migliorare ancora la sua posizione di tiro, provando a saltare verso il centro il recupero di Toloi, che però è riuscito a fermarlo con la gamba di richiamo. Dybala ha fallito per pochi centimetri l’occasione di fare uno dei gol più belli dell’anno, ma sembra solo una questione di tempo.

L’istinto di sopravvivenza di Radu

Certe volte è solo questione di sopravvivenza: Radu dopo aver respinto in maniera sciatta una punizione dalla trequarti, riesce a parare il successivo tap-in di Reca da pochi centimetri alzando un piede. Una parata che fa parte della rara e speciale categoria del totale istinto: non servono particolari abilità per alzare un piede, non è arrivato a togliere un pallone da sotto l’incrocio, ha “solo” avuto un’illuminazione. Radu è già oggi uno dei portieri più bravi del nostro campionato quando si tratta di fare parate assurde, lasciandosi guidare dall’istinto e reagendo in centesimi di secondo. Se riuscirà a migliorare in altri aspetti (le uscite su tutto) potrà diventare uno dei migliori portieri del campionato.

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