Lazio-Juventus, le chiavi tattiche della sfida

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Dario Pergolizzi

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La squadra di Simone Inzaghi è in un momento di grande forma, ha vinto le ultime sei partite e il suo attacco sta brillando. La Juve è insomma attesa da una sfida complicata per cancellare i brutti segnali lasciati dal pareggio contro il Sassuolo

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Dopo il pareggio contro il Sassuolo, la Juventus è stata scavalcata dall’Inter in testa alla classifica e per non perdere terreno dai nerazzurri dovrà battere in trasferta la Lazio, una delle squadre più forma del campionato. Nelle ultime nove partite, i biancocelesti hanno messo insieme due pareggi e sette vittorie, sei delle quali consecutive. La squadra di Inzaghi sembra al momento avviata a una stagione al di sopra delle aspettative, e continuando così potrebbe essere una seria contendente per un posto in Champions League.

 

Lazio e Juve sono molto differenti dal punto di vista tattico, toccano i vertici di alcune classifiche di rendimento attraverso percorsi diversi e sembrano disegnate proprio per sfidarsi e dare vita a un’interessante partita a scacchi.

La Lazio sfrutta meglio le occasioni

Juventus e Lazio sono al momento rispettivamente la seconda e la terza squadra per xG prodotti a partita su azione (1.7 e 1.6 in media), dietro all’Atalanta, che primeggia con ben 2.1. Insomma, la Lazio si è attestata su livelli produttivi difficilmente prevedibili a inizio anno, soprattutto alla luce delle difficoltà offensive della scorsa stagione, e si tiene a brevissima distanza da una squadra offensiva come la Juventus di Sarri, che tuttavia, al contrario dei biancocelesti, non sembra dare l’idea di aver raggiunto uno standard soddisfacente per quanto riguarda l’attacco.

 

La qualità delle occasioni prodotte è sostanzialmente identica: in media, per ogni tiro prodotto, la Lazio ottiene 0.118 xG, mentre la Juventus 0.116. La differenza più rilevante sta nella conversione di tali opportunità: la Lazio è la quarta squadra (dietro Sassuolo, Cagliari e Parma) del campionato, con un valore di 12.60%, mentre la Juventus, con appena il 7.40%, è sotto la media del campionato (che è dell’8,80%). Ovviamente non si tratta di valori predittivi e sarebbe errato considerare queste tendenze come necessariamente migliorabili o peggiorabili, e il campione è comunque parziale, dato il ridotto numero di partite giocate.

I numeri però confermano l’impressione visiva: le punte della Juventus stanno faticando a segnare, mentre quelle della Lazio sono in uno stato di grazia. In particolar modo è evidente la differenza tra i due centravanti de facto: Immobile è già a quota 17 reti (con 6 rigori) mentre Cristiano Ronaldo ne ha segnate 6 (con 3 rigori); il primo ha tentato la conclusione 43 volte, il secondo 44. Ma uno dei pregi della Lazio è anche quello di riuscire a liberare al tiro con frequenza anche Correa (39) e Luis Alberto (35), mentre sono più indietro in questa classifica Paulo Dybala (32) e Gonzalo Higuain (24).

 

Chiaramente Dybala e Higuain fanno tanto lavoro di cucitura e spesso sono costretti a uscire dal caos delle intasate zone centrali per ricevere il pallone; la Lazio invece beneficia prevalentemente di Luis Alberto per risalire il campo - non a caso lo spagnolo è il primo giocatore per Progressive Passes & Runs del campionato, tallonato da Miralem Pjanic. Molte delle difficoltà realizzative della Juventus sembrano dunque passare dal momento difficile del suo uomo principale, così come molti dei meriti dell’attacco della Lazio, il secondo migliore del campionato, sono ascrivibili alla brillantezza di Immobile.

I problemi della Juve nel pressing

La Lazio è una squadra che ama sfruttare le distanze lunghe tra i reparti avversari per attaccare, mentre la Juventus di Sarri sta lavorando per ottimizzare le sue azioni in spazi stretti, attraverso rotazioni posizionali e fraseggi sempre più rapidi e ficcanti. Per queste scelte, anche l’approccio del pressing è estremamente differente: la Lazio tende a concedere più pazientemente la circolazione all’avversario, con un valore PPDA di 18,2 (terzo più alto del campionato), mentre la Juventus ha l’urgenza di interrompere al più presto le azioni avversarie e riconquistare il possesso, e ci riesce discretamente bene, con un PPDA di 12,3 (terzo più basso).

 

Sarri ha più volte ribadito l’urgenza di ottimizzare ulteriormente la reattività e l’intensità del pressing, indicando come in queste ultime settimane la squadra si sia un po’ troppo adagiata, concedendo agli avversari di uscire più facilmente da dietro. Ed è stato proprio questo il caso dell’ultima partita col Sassuolo, una delle squadre più organizzate nella costruzione della manovra, che è riuscita a mettere in crisi il pressing della Juve, in particolar modo dei centrocampisti, utilizzando le tipiche combinazioni dentro-fuori. De Zerbi, nel post-partita, ha dichiarato che, cercando direttamente gli esterni in fase di costruzione, le mezzali avversarie possono uscire più facilmente in pressing; utilizzando invece un passaggio centrale prima di cercare il terzino, il Sassuolo è riuscito a esporre l’inferiorità numerica sulla fascia naturalmente generata dal sistema di gioco di Maurizio Sarri.

 

La criticità del pressing sugli esterni avversari si è ripresentata più volte nel corso della stagione ed è stata alla base del cambio di sistema e dell’utilizzo del rombo, arrivato proprio per contrastare avversari come la Lazio, che costruiscono con tre centrali e alzano gli esterni, attraverso la parità numerica delle due punte e del trequartista contro i difensori. I centrocampisti della Juventus sono molto sollecitati, in questo senso, perché un loro ritardo o un errore di lettura nei tempi della pressione può generare una cascata di scompensi ed esporre la difesa a situazioni pericolose.

 

La Lazio ha quindi due modi per provare a far male alla Juventus: tentare di allungarla attirando il pressing e cercando di colpirla con verticalizzazioni in profondità, sulle corse di Immobile e Correa o sulla fisicità di Milinkovic, cercando poi le seconde palle; oppure con un maggior numero di azioni manovrate, muovendo rapidamente il pallone alle spalle delle linee di pressione e utilizzando Luis Alberto sul centro-sinistra per impegnare Cuadrado e costringere la mezzala di parte (probabilmente Bentancur) a ripiegare costantemente. Questo pattern, con Khedira in campo, è stato particolarmente sofferto dalla Juventus a Bergamo: Gomez agiva defilandosi a sinistra e con il supporto di Gosens riusciva a creare una superiorità evidente contro il terzino colombiano. Le caratteristiche sono radicalmente differenti, però anche l’asse Luis Alberto-Lulic potrebbe richiedere particolare impegno ai bianconeri sulla fascia destra.

 

Va detto che a oggi la Lazio è una delle squadre più temibili del campionato proprio per la rapidità con cui riesce a guadagnare tanti metri in pochi secondi con le verticalizzazioni perfette verso i suoi terminali offensivi. La Juventus potrebbe rischiare parecchio se il pressing alto non sarà portato con qualità.

Nel caso del gol di Boga, la Juve si è trovata esposta in campo aperto. Emre Can e Pjanic sono troppo lenti a ripiegare, il secondo arriva in zona palla ma poi è troppo passivo nel tentare di contrastare Boga, mentre il primo rientra in maniera decisamente troppo lenta. La restante responsabilità è di Bonucci, che non va a coprire la ricezione alle spalle di Sandro, che era correttamente uscito su Caputo.

 

Insomma, la Juventus ha ancora parecchi margini di miglioramento per perfezionare il suo pressing, e secondo il suo allenatore si tratta di una questione soprattutto mentale, relativa alla concentrazione e alla reattività.

 

Negli ultimi anni, contro la Juventus di Allegri, la Lazio ha optato prevalentemente per un atteggiamento aggressivo e verticale anche in fase difensiva, pressando forte e cercando di sporcare ogni possesso avversario. La Juventus di Sarri ha già dimostrato di avere più naturalezza nella gestione di questo tipo di situazioni, per cui non sarebbe strano se Inzaghi optasse per uno stile difensivo più paziente, concentrandosi sulla difesa della zona davanti alla propria area.

 

Insomma, la Juventus avrà davanti un avversario che potrebbe esporre alcune criticità già emerse, quindi la partita sarà un ottimo banco di prova per misurare a che punto sono i miglioramenti voluti da Sarri. La Lazio, invece, potrà verificare se la sua efficacia offensiva sarà all’altezza anche della migliore difesa del campionato. Con una vittoria, per i biancocelesti si aprirebbero scenari di classifica impensabili a inizio stagione.

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