Il mio Milan: Capello, Costacurta e Ambrosini raccontano

Serie A

Michele Sancisi

Nella settimana in cui si celebrano i 120 anni del Milan -secondo alcuni il 16, per altri il 18 dicembre- scaviamo nella memoria dei grandi milanisti, talent di Sky Sport, che hanno parlato a "L'Uomo della Domenica". Appuntamento con la puntata "Collezione" 2019 dal 24 dicembre

Per la puntata de “L’uomo della domenica” sul 120° del Milan abbiamo chiesto a Fabio Capello, Billy Costacurta e Massimo Ambrosini un ricordo su quegli 11 giocatori-bandiera che Giorgio Porrà ha selezionato nella storia rossonera. Ecco le loro risposte sul Milan e i suoi miti.

Costacurta: San Siro, il mito Baresi, il fratello Maldini e la grandezza di Van Basten     

C’è un giocatore rossonero che mi ha praticamente stimolato ad entrare a San Siro e vestire la maglia rossonera: Franco Baresi. Quanto arrivai al Milan a 13 anni Baresi era per noi ragazzi un punto di riferimento, che ha accettato anche di scendere in B. Ricopriva il mio stesso ruolo che sarebbe il libero, ma lui era libero dentro; io invece lo soffrivo un po’ quel ruolo.

 

Con Paolo Maldini ho condiviso quasi 24 anni di Milan. Lo considero praticamente mio fratello. Quando si presentò per la prima volta con la Primavera allenata da Capello la prima cosa che pensammo noi compagni di casa era che fosse un raccomandato. Bastarono pochi minuti della partitella finale per capire che questo era invece un fuoriclasse. Ed era molto più giovane di noi".

 

Il mio compagno più forte penso sia stato Marco Van Basten, ho l’impressione che se non avesse avuto l’infortunio, invece di vincere solo tre palloni d’oro, avrebbe potuto vincerne 5 o 6 e di conseguenza diventare il più forte della storia, perché oltre alle qualità tecniche aveva grandissima personalità e soprattutto fisico. Il modello perfetto del calcio degli anni 70, 80, 90, e 2000 e anche 3000.

 

Ho avuto la fortuna di vincere uno Scudetto al mio primo anno al Milan e la persona che diede l’impronta a quel campionato fu Ruud Gullit che aiutò quella squadra molto giovane a crescere di personalità. Su di lui poggiò la rimonta sul Napoli e la crescita della squdra: vederlo mettere tutta quella passione nel calcio coinvolse tutti".

 

Di Andriy Shevchenko posso solo parlare come un fratello minore. Ricordo quando sbarcò in Italia che non parlava neanche l’inglese, iniziò a uscire con me e Albertini che per qualche tempo fummo i “genitori” di Sheva. La cosa sorprendente era la sua curiosità, la voglia di crescere di imparare i piccoli dettagli della vita italiana, capimmo che sarebbe cresciuto fino a riportarci sul tetto del mondo, quella sua capacità di studiare credo di non averla vista in nessun altro al Milan.

 

Il mio ricordo più bello della mia carriera, quello che non dimenticherò mai, credo che sia la prima volta che andai a fare il raccattapalle a San Siro: lì nacque il mio sogno, che mi ha aiutato a migliorarmi ogni giorno per indossare quella maglia. Dopo ho vinto tanto ma quella volta che entrai a San Siro è il momento più magico della mia storia in rossonero.

Gli aggettivi di Fabio Capello

Nordhal: l’ho visto solo in tv, un bulldozer.

Liedholm: la calma e la personalità a centrocampo.

Schiaffino: l’intelligenza assoluta a centrocampo, un regista illuminato.

Altafini: quando arrivava a metà dell’area di rigore potevi andare già a centrocampo perché arrivava a fare gol.

Rivera: una sola parola: il genio.

Maldini e Baresi: due giocatori che meritavano il pallone d’oro, ma purtroppo ai difensori era difficile darlo: pensando a certi giocatori che l’hanno preso è una mancanza pazzesca.

Van Basten: dire il cigno è troppo poco, qualche cosa di più.

Gullit: la forza con una discreta tecnica.

Shevchenko: un centravanti moderno che sapeva fare l’attaccante.

Kaka’: un brasiliano un po’ atipico, che correva e aiutava.

Ci metterei anche Savicevic, che è un altro genio, giocatore importante che faceva cose che gli altri non pensavano.

Niels Liedholm è stato anche mio allenatore quando ero giocatore, poi sono stato suo assistente e l’ho sostituito per cinque partite. La cosa che mi rende orgoglioso: ho chiesto a Berlusconi di non esonerarlo, volli tenerlo a fianco a me e mi aiutò anche in quel momento a qualificare il Milan alla coppa Uefa. Grande personaggio, allenatore di grandi qualità tecniche, ma anche umane.

Ambrosini: Sheva il competitivo e l'importanza di Maldini

La caratteristica principale di Sheva era di essere estremamente competitivo, in campo nelle partite, ma anche in tutto ciò che riguardava la sua vita, in allenamento e sempre, anche nella partitella lui voleva primeggiare. Una volta dovevamo fare dei test atletici obbligatori, tra cui c’era una prova di salto: lui che in quello era secondo a Kaladze tentò il salto per 14 volte prima di rassegnarsi. Noi compagni lo punzecchiavamo e lui ci inseguì per Milanello per picchiarci...

 

L’importanza di Paolo Maldini per noi era evidente e scontata. Verso fine carriera quando era libero di decidere se prolungare o meno con il Milan, noi compagni, almeno per un anno, fummo decisivi nel convincerlo ad andare avanti. Ci riunimmo in 3- 4 con Pirlo, Nesta, Gattuso. Se lo prendevi di petto lui era uno che ti rimbalzava, convito delle sue scelte, ma noi facemmo presente che ci sembrava in forma e lo convincemmo a continuare a giocare. Lui, forse lusingato dalla stima dei compagni, accettò. L’ultimo anno della sua carriera secondo me fu uno dei migliori. L’anno dopo ci riprovammo, ma lui non ci fece parlare!

Per finire, un parere da Zio, ovvero la bandiera dei “cugini”

 

Paolo Maldini è stato il giocatore italiano più forte in assoluto, oltre che per le vittorie, per la personalità. E’ stato un rivale importante, onesto, i derby con lui li ho sempre vissuti bene. L’avversario più forte che ho incontrato nella mia carriera? Marco Van Basten: era l’attaccante completo, un ragazzo di 1.90, forte di testa, veloce, tecnico, cattivo agonisticamente, aveva tutte le caratteristiche per mettere in difficoltà qualsiasi difensore.

 

Per rivedere la Collection de "L'uomo della domenica", edizione 2019, appuntamento il 24 dicembre dalle ore 12 su Sky Sport Serie A.

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