Var e "tolleranza" sul fuorigioco, in realtà non cambia nulla

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Lorenzo Fontani

Lorenzo Fontani

©Getty

Dopo una dichiarazione travisata del segretario Ifab Lukas Brud, si era parlato di una possibile "tolleranza" sul fuorigioco. In realtà non cambia nulla nella revisione Var: già ora in caso di verdetto al limite resta la decisione del campo

Considerato che i  più arrabbiati sono gli inglesi, si potrebbe proprio dire "molto rumore per nulla". EÈ stato un inizio d'anno all'insegna della discussione su una presunta maggiore "tolleranza” per il fuorigioco, ma in realtà non cambia nulla, almeno per ora. E soprattutto non cambia nulla nella revisione Var del fuorigioco. Tutto è iniziato con un'intervista del presidente dell'Uefa Ceferin, quella famosa in cui criticava il "fuorigioco di naso"; è proseguito - sull'onda di vari casi limite nell'ultimo turno di Premier del 2019 - con un'altra dichiarazione, ampiamente travisata, del segretario dell'Ifab (l’International Board, legislatore e guardiano delle regole del gioco e del protocollo Var) Lukas Brud; e si è conclusa, per adesso, con le parole alla Gazzetta dello Sport di Roberto Rosetti, responsabile degli arbitri Uefa. Sommando il tutto, per alcuni è passato il messaggio che d'ora in poi verranno tollerati i fuorigioco di pochi centimetri, ma non è così, importante chiarirlo subito. O meglio, già ora il margine di errore implicito nella rielaborazione al Var del fuorigioco viene considerato, e scongiurato. Lo aveva ribadito proprio il capo degli arbitri italiani Rizzoli in tempi non sospetti, nella recente riunione coi club a Roma, quando aveva parlato di "margine di errore di pochi centimetri”.

 

Due-tre centimetri di "rischio" dunque, facciamo pure 4 o 5. Quindi? Quindi già adesso quando i Var in cabina rielaborano coi tecnici le immagini attraverso il sistema "cross air” ne tengono conto e, se i due vettori che identificano la linea del penultimo difensore e quella dell'attaccante sono vicinissimi, quasi attaccati, non correggono la decisione presa sul campo. Parliamo di vettori che, riportati in tv, non sarebbero nemmeno apprezzabili: noi infatti sui nostri schermi vediamo linee più grossolane: se una decisione viene corretta in sala Var e ci vengono mostrate le famose righe blu e rossa anche molto vicine, significa che già siamo al di sopra di quel margine (e anche quello della scelta del frame da fissare come partenza del passaggio non è un grosso problema, ormai è relativamente facile fermare l’attimo in cui il pallone non si è ancora staccato dal piede/testa del “passante”). Per capirci: nei casi di Ronaldo in Parma-Juve e di Candreva in Inter-Parma parliamo di più di 10 centimetri, di un responso inequivocabile, parliamo insomma di quella "chiara evidenza delle immagini" che già è richiesta dal protocollo Var. E allora? E allora non aspettiamoci alla ripresa del campionato nulla di diverso da quello che abbiamo già visto. Semmai, la discussione potrà continuare sulla regola in sé. Qualcuno infatti vorrebbe tornare al concetto di luce tra i corpi, magari per favorire gli attaccanti, ma il cambiamento non spegnerebbe certo le discussioni e non sposterebbe, è il caso di dirlo, di un centimetro il compito dei Var. Quello di intervenire di fronte a un dato oggettivo. Altrimenti dovremmo mettere in discussione anche i verdetti della Goal Line Technology, che a sua volta - anche se si tende a dimenticarlo - ha un suo margine di errore, e non parliamo di millimetri.

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