Inter-Milan, il derby di Pirlo: "Ibra ti appende al muro. Conte un demonio"

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L'ex centrocampista ha parlato di derby in esclusiva a La Gazzetta dello Sport: "Vedo meglio l'Inter, ma in certe occasioni il distacco si annulla. Eriksen? Alza il livello, ma la Premier è del tutto diversa. Avrà bisogno di tempo". Poi su Ibra e Conte: "Zlatan ti appende al muro. Antonio se non vince diventa un demonio"

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Inter-Milan non può essere una partita come le altre. Lo sa bene Andrea Pirlo, che di derby ne ha giocati eccome. Lui che ha indossato la maglia nerazzurra per poi trasferirsi in rossonero dal 2001 al 2011. Sa quanto la classifica non conti, perché i punti in certe occasioni si azzerano: "Il distacco si annulla - ha commentato l'ex centrocampista in esclusiva alla Gazzetta dello Sport - vedo meglio l'Inter, ma entrambe sanno che è una partita che può cambiare la stagione. Incide non solo sulla classifica, ma anche sull'autostima". Sarà battaglia, soprattutto a centrocampo. Ci sarà Eriksen, il colpo che i nerazzurri hanno voluto per cercare di dare noia alla Juventus fino all'ultima giornata: "E' un ottimo giocatore - ha continuato Pirlo - alza il livello. Gli serve solo tempo per inserirsi perché arriva da un campionato troppo diverso". Conte non ha solo lui, però. Ci sono pure Sensi e Barella, futuro della Nazionale: "Sono due bravi giocatori, che vengono da squadre piccole. Ma hanno dimostrato di avere personalità nel salto in una big". A centrocampo sarà anche Brozovic contro Bennacer: "Quest'ultimo è un buon giocatore, in Italia uno dei migliori. La differenza però la fa il primo. Essere titolari in un Mondiale in una squadra come la Croazia non è un caso". 

"Ibra appende al muro, Conte un demonio"

A far salire la tensione del derby, però, sono soprattutto due nomi. Da una parte Antonio Conte, che tuttavia non lo può giocare in campo, e dall'altra Ibrahimovic, ex di turno: "Zlatan è fondamentale - ha ribadito Pirlo - alza il livello di attenzione del gruppo, è un perfezionista esigente in tutto e vuole che per gli altri sia lo stesso, lo so per esperienza diretta. I compagni avranno una tensione enorme ad allenarsi con lui, è uno che te la fa sentire. E’ vero che appende al muro, urla, si incavola: così ne ho conosciuti pochi. E in campo, magari non come prima, fa ancora la differenza. Dopo l’infortunio di Manchester certe cose non gli riescono più ma con l’età capisci che puoi correre meno ma farti sempre trovare nella posizione giusta. Il futuro dipende solo dalla sua volontà: io ho smesso alla sua età, 38 anni, per il dolore al ginocchio e perché mi svegliavo chiedendomi perché dovessi ancora andare a far fatica in allenamento". Chiosa finale su Conte: "Il suo impatto con il mondo Inter non mi ha stupito per niente. Lo conosco troppo bene, immaginavo di trovare i nerazzurri a questo livello. Lotterà per lo scudetto fino alla fine. Ti porta a dare sempre il meglio, più di quello che pensi di avere o che hai davvero. E' malato di vittoria, se perde non gli si può parlare. Diventa un demonio".