Sarri contro Conte, la sfida tattica che deciderà Juventus Inter

Serie A

Fabio Barcellona

Arrivate al momento decisivo della stagione, Juve e Inter non sono ancora al massimo del loro potenziale. I nerazzurri provano a inserire Eriksen, i bianconeri invece non sembrano aver interiorizzato i principi di gioco di Sarri

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La sfida di domenica sera tra Juventus e Inter è anche la sfida tra Maurizio Sarri e Antonio Conte, gli allenatori scelti in estate per rivoluzionare l’impronta tattica delle due squadre. E in effetti i due tecnici sin dall’inizio del loro lavoro hanno profondamente inciso sui principi di gioco di Juventus e Inter che, abbastanza rapidamente, sembravano avere mutato la loro identità. La partita d’andata, giocata a inizio ottobre alla settima giornata di campionato, aveva ben fotografato l’evoluzione tattica delle due squadre. La Juventus, uscita vincitrice con pieno merito dallo scontro diretto, si era schierata con il 4-3-1-2 adottato dopo aver cominciato la stagione con il 4-3-3. Aveva messo in mostra con successo una fase d’attacco incisiva basata sui principi del gioco di posizione di Sarri e una fase di non possesso efficace centrata sul pressing e sulla riaggressione. Emblematica era stata l’azione del gol del definitivo vantaggio realizzato da Higuain, giunto dopo 24 passaggi tra i giocatori bianconeri, tutti non banali, ma funzionali a muovere la difesa avversaria e creare spazi per lo sviluppo della manovra. Un’azione presa immediatamente a simbolo del nuovo corso tattico della Juventus. Dall’altro lato del campo l’Inter mostrava già di essere pienamente la squadra di Antonio Conte, esibendo l’ormai iconico 3-5-2 del tecnico salentino impostato sulla ricerca dell’attacco in un campo grande e appoggiato sul lavoro delle due punte.

Al termine di quella partita la strada tattica delle due squadre pareva già tracciata. A Sarri toccava il compito di consolidare ancora di più i meccanismi di gioco, in entrambe le fasi, che già sembravano in uno stadio abbastanza avanzato del loro sviluppo, mentre Conte avrebbe dovuto ampliare le possibilità tattiche della sua squadra, stretta da un sistema di gioco vincente, ma che talvolta scontava una eccessiva rigidità.

 

L’Inter a 5 mesi di distanza

 

Cinque mesi dopo entrambi gli allenatori sembrano invece alle prese con quesiti tattici aperti molto diversi da quelli prevedibili dopo la partita di San Siro.

 

L’Inter ha profondamente investito nel mercato di gennaio, portando a Milano Ashley Young, Victor Moses e Christian Eriksen. I primi due hanno arricchito numericamente e qualitativamente il settore degli esterni, cruciale per lo sviluppo del gioco nel 3-5-2 nerazzurro, mentre Eriksen è il giocatore che la società ha fornito ad Antonio Conte per innalzare il livello tecnico del reparto di centrocampo. L’inserimento del danese nei consolidati meccanismi tattici della squadra nerazzurra è ancora solamente abbozzato. L’ex Tottenham è stato impiegato da titolare solamente nella sua prima partita di campionato, a Udine, e nei due match di Europa League contro il Ludogorets.

 

Nel big match contro la Lazio, Antonio Conte ha preferito confermare Barella e Vecino in posizione di mezzali, confidando nella loro capacità di coprire vaste porzioni di campo per supportare la strategia difensiva progettata contro la squadra di Inzaghi. Eriksen ha giocato solo l’ultimo quarto d’ora di partita, schierato come trequartista in un abbastanza inedito e poco oliato 3-4-1-2. Nell’ultima partita giocata dall’Inter, contro il Ludogorets a San Siro, Eriksen ha invece giocato da mezzala sinistra nel consueto 3-5-2 nerazzurro, provando a occupare dinamicamente la zona alle spalle del centrocampo avversario.

 

La soluzione vista in Europa League è forse quella più facile da praticare per Antonio Conte: la definitiva transizione al 3-4-1-2 comporterebbe una profonda modifica delle direttrici d’attacco nerazzurre, mentre l’impiego di Eriksen come mezzala pronta a muoversi verso la zona della trequarti riproporrebbe alcuni meccanismi visti a inizio stagione con Stefano Sensi, poi assente per parecchio tempo a causa degli infortuni, e potrebbe regalare all’Inter la varietà di soluzioni offensive e la qualità tecnica necessaria a innalzare di un ulteriore gradino il livello di gioco della squadra.

 

I tanti problemi di Sarri

 

Nell’ultima partita giocata la Juventus ha perso in Champions League a Lione e, più in generale, è reduce da 3 sconfitte nelle ultime 7 partite disputate e da una serie di prestazioni sempre più deludenti. Quella con l’Inter di cinque mesi fa, che pareva l’inizio di una progressione tattica appena iniziata, è stata forse, sorprendentemente, la partita che ha segnato l’apice del percorso di Sarri. Oggi la Juve appare piena di problemi di gioco irrisolti e inviluppata in una spirale negativa da cui sembra difficile venir fuori.

 

Il tecnico bianconero, pur dichiarando di puntare ancora su due distinti moduli di gioco, il 4-3-3 e il 4-3-1-2, ha abbandonato da più di un mese il centrocampo a rombo, tornando al tridente di inizio stagione, con Cuadrado riportato nel suo ruolo di esterno offensivo dopo avere giocato da terzino destro. Le prime avvisaglie del ritorno al 4-3-3 si erano avute nell’ultima partita del girone di andata, quando all’Olimpico contro la Roma, con la squadra in vantaggio di un gol, Sarri aveva rinunciato al trequartista per difendere con il modulo di gioco di inizio stagione. Interrogato in proposito alla fine della partita, il tecnico bianconero aveva dichiarato che la squadra, con il 4-3-1-2, non stava più pressando centralmente e pertanto, visto che era costretta a difendere posizionalmente, era stato più conveniente passare a un sistema di gioco che in modo più semplice poteva disegnare una linea di 4/5 giocatori di centrocampo capace di coprire l’ampiezza del campo. Quella che pareva una resa, seppur contingente, alle difficoltà di pressing della Juventus è forse passata forse inosservata, ma il 4-3-3 è diventato una scelta definitiva dopo la prima di ritorno contro il Parma.

 

La partita con il Lione, ma anche quella persa contro il Verona, ha però dimostrato che il ritorno al modulo a tre punte, che si tramuta in un 4-4-2 in fase di non possesso, non ha certo risolto i problemi della difesa dell’ampiezza da parte della Juventus e, anzi, l’assenza del trequartista, che toglie pressione all’impostazione bassa avversaria, ha forse esacerbato la passività generale della fase difensiva bianconera. Le cose non vanno certo meglio in attacco: se il 4-3-3 consente alla Juventus di occupare meglio l’ampiezza del campo, l’occupazione dell’area di rigore è diventata ancora più problematica e il gioco tra le linee, teoricamente favorito da una maggiore dilatazione delle distanze orizzontali delle difese avversarie, è divenuto più meccanico a causa della maggiore rigidità delle posizioni in campo.

 

Ai tanti problemi tattici si aggiunge poi la sensazione, rafforzata dalle parole di Sarri al termine della partita con il Lione, che la squadra faccia fatica ad abbracciare appieno i principi di gioco del proprio allenatore: il pressing è sempre timido e mai troppo organizzato, la circolazione del pallone lenta e per questo incapace di disordinare gli avversari.

 

La sfida di Torino

 

Giunti al momento cruciale della stagione, Juventus e Inter non hanno ancora definito con precisione la loro identità tattica. Con l’acquisto di Eriksen i nerazzurri hanno provato a innalzare il livello qualitativo della squadra, cercando in tale maniera di rendere più vario il proprio gioco offensivo, per puntare in maniera ancora più convinta alla conquista dello scudetto. A più di un mese dal suo arrivo, l’inserimento del danese è ancora da mettere a punto e non è nemmeno certo che Conte lo scelga tra gli undici titolari per la decisiva sfida di Torino.

 

Se le incertezze tattiche dell’Inter derivano dalla volontà di arricchire di soluzioni la solida struttura già costruita dal suo allenatore, quelle della Juventus sembrano più profonde e legate alla mancata interiorizzazione dei principi di gioco portati da Sarri in gran parte dei giocatori bianconeri. Il tecnico non ha ancora trovato la soluzione per far rendere al meglio la propria rosa in accordo con le sue convinzioni e il tempo a disposizione per le sperimentazioni sta rapidamente terminando. Il big match contro l’Inter è solo la prima delle grandi sfide con poche possibilità di appello che la Juventus dovrà affrontare, e solo un deciso miglioramento del gioco della squadra può dare ai bianconeri possibilità concrete di vincere ancora una volta il campionato e di andare avanti in Champions League. Al contempo l’Inter non può più permettersi di perdere terreno da Lazio e Juve se vuole coltivare le proprie ambizioni scudetto.

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