Inter, Biraghi: "Sono nerazzurro dalla nascita, sogno di vincere con questa maglia"

Serie A

Parla l'esterno nerazzurro: "Quando l'Inter vinceva scendevo in piazza a festeggiare, ogni volta che indosso questa maglia ritorno bambino. Ora voglio vincere qualcosa con questo club. Quando Conte mi ha chiamato, ho capito che il mio sogno si sarebbe realizzato. Coronavirus? Il pensiero va alle famiglie colpite e a chi lavora per sconfiggerlo. La morte di Astori ha segnato la mia vita, è una ferita ancora aperta"

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Durante la scorsa estate, nove anni dopo l'esordio in nerazzurro, Cristiano Biraghi è tornato all'Inter. L'esterno ex Fiorentina ha trovato continuità con Conte, collezionando 24 presenze e un gol, in Europa League, contro il Ludogorets. Dopo aver ritrovato l'Inter, Biraghi segue ora altri sogni in maglia nerazzurra: "Vorrei vincere qualcosa con questa società, per me sarebbe fantastico – le sue parole ai canali ufficiali del club – Mi ricordo che, quando l'Inter vinceva, io andavo a festeggiare in piazza e ogni volta che indosso questa maglia mi viene in mente quando ero bambino. Si fa fatica a descrivere quest'emozione, bisogna viverla. Ho sempre dato tutto in ogni squadra, ma è chiaro che da giocatore e tifoso nell'Inter provo di più. Sono nato con questa maglia, me l'ha messa mio padre. Ora ne ho una a casa e ogni tanto la guardo".

"Quando mi ha chiamato Conte ho capito che era fatta"

Sul ritorno e sulla stagione, aggiunge: "La trattativa è durata qualche settimana, quando mi ha chiamato Conte ho capito che il mio sogno si sarebbe realizzato. Mi trovo molto bene in questo gruppo, è uno dei più solidi grazie a tre leader Handanovic, D'Ambrosio e Ranocchia, ragazzi seri che sanno cosa vuol dire giocare nell'Inter. Ho legato con tutti, soprattutto con Bastoni e Barella. Ci sono stati due momenti bellissimi, il nuovo esordio e il gol in Europa League contro il Ludogorets, anche se avrei voluto festeggiare con i tifosi. L'esordio con Mourinho? Ero giovane e vivevo in un altro mondo vedendo quei campioni come persone inarrivabili. Ero come un bimbo in un parco giochi".

"Coronavirus? Penso alle famiglie colpite e a chi lavora per sconfiggerlo"

Come tutti i calciatori di Serie A, Biraghi trascorre le sue giornate tra famiglia e allenamenti: "Per fortuna stiamo tutti bene, sicuramente è un momento difficile ed è normale che il pensiero vada alle famiglie colpite dal virus e alle persone che lavorano per sconfiggerlo. Nella negatività del virus, la cosa positiva è che si sta di più in famiglia e si riscoprono cose normali che prima non si facevano. È anche un momento per riflettere. Passo del tempo con le mie figlie, aiuto mia moglie e l'Inter ci ha dato del materiale per lavorare a casa, è un modo per sfogarmi perché di solito siamo abituati a stare fuori e non dentro casa. Faccio una seduta di forza la mattina, tapis roulant o cyclette al pomeriggio ma mi manca correre all'aperto".

"La morte di Astori è una ferita ancora aperta"

La carriera da calciatore ha riservato a Biraghi tante soddisfazioni, ma anche un momento tragico: "La morte di Astori ha segnato la mia vita e quella dei miei compagni. Da quel momento credo di essere maturato mentalmente, vivere una cosa del genere ti fa riflettere e cambiare le prospettive. Ho una spinta in più quando vado in campo, lotto per il mio capitano. È stato un evento tragico, ricordo spesso Davide anche con mia moglie. Sento i suoi fratelli, persone eccezionali. Ne parlo poco perché è una ferita ancora aperta".

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