Coronavirus, Pisacane a Sky: "Un virus bastardo, ma spero ci insegni l'altruismo"

Serie A

Veronica Baldaccini

Il difensore del Cagliari racconta a Sky come sta vivendo, tra bimbi e allenamenti, questo difficile momento legato all'emergenza coronavirus: "Sto facendo il papà a tempo pieno, devo dire che è bellissimo. Poi mi alleno spesso, sono molto meticoloso. Il virus? E' bastardo e invisibile, spero che ai miei figli insegni a non mollare e l'importanza di aiutare gli altri"

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C’è un numero che gli ronza nella testa. Non può non farlo. E’ il suo, quel 19 che oggi è ovunque perché è anche il numero del nostro avversario. Il punto è che al momento l’uno esclude l’altro: Fabio Pisacane non potrà indossarlo fino a che il Covid sarà in vantaggio. Ma per quel giorno, lontano o vicino che sia, il difensore del Cagliari si sta già preparando: “A 34 anni sento la fatica quando non mi alleno. Le paure e le paranoie che ho dovuto superare nella mia vita sono il fuoco che mi spinge ad allenarmi sempre, anche e soprattutto in vacanza. Sono diventato molto meticoloso nella cura dei dettagli. Ho sempre paura di prendere qualche chilo, perciò non mi fermo mai. Arrivare in serie A per me è stato come scalare l’Everest, perciò è stato ancora più bello arrivarci”.

Un papà a tempo pieno

Pisacane parla come se fosse successo ieri, e invece sono 102 le presenze, tutte collezionate dopo aver vinto il campionato di B con il Cagliari. A 30 anni, è vero, non proprio giovanissimo, ma i suoi 9000 metri di carriera sono stati davvero in salita. Ora si allena in casa, come tutti. Il Cagliari ha messo a disposizione materiale tecnico e tecnologico che permette di fare anche delle sedute collettive. Lo sforzo non è spingere i pedali o fare un po’ di core-stability, semmai ritagliarsi spazi e tempi fra quelli da dedicare ai suoi tre bimbi: “Sto facendo il papà a tempo pieno anche perché di solito non sono presente quanto vorrei, però non è un peso, con i miei figli sto bene. Leggo un po’ di ironia sul web sulla fatica di intrattenerli, ma per me sono la gioia più grande. Pur facendolo a tempo pieno contro le mamme perdo sempre”.

Un nemico bastardo e invisibile

E’ tutto una partita, per Fabio. In fondo per lui lo è stata anche la salute. Ecco perché è considerato una sorta di “testimonial di vita” nello sport. Ecco perché Telethon lo ha scelto come ambasciatore. Pisacane ha i titoli per parlare di sofferenza: ha conosciuto la paura che si prova davanti alla diagnosi di una malattia e la fatica che si fa per guarire. Ha raccontato spesso, in questi anni, quella volta in cui fu la sindrome di Guillan Barré a pressarlo e come lui ne uscì palla al piede. Ricordi che adesso non possono che riaffiorare: “A chi sta lottando ora posso dire che io ero un bambino all’epoca, o almeno mi sentivo tale. Avevo 14 anni e la differenza allora la fece la mia voglia di vivere e il supporto della mia famiglia. La cosa più terribile oggi è che chi lotta contro questo nemico bastardo e invisibile lo deve fare nella solitudine. E’ una partita ancora più dura, per questo almeno idealmente dobbiamo restare uniti”. 

La lezione del virus

Se c’è una lezione che vent’anni fa ha imparato dalla sua vicenda è che il dolore spesso diventa come un setaccio di valori: scarta quelli di poco conto e trattiene quelli più importanti. Setaccio che ora vorrebbe nelle mani dei suoi tre bimbi: “Vorrei che i miei figli imparassero da questa esperienza quello che ho sempre cercato di trasmettergli. Dare valore alle cose semplici e non materiali. A me piace parlare sempre di stati d’animo, per me sono il motore che fa andare avanti. Una predisposizione d’animo giusto ti mette nelle condizioni migliori per affrontare la vita”. Uno sguardo dentro e uno fuori. “E poi mi auguro che gli insegni quello che conta di più nella vita: aiutarsi. Essere altruisti, come tanti italiani ora. Siamo un paese fantastico e lo stiamo dimostrando anche adesso. Sono fiducioso, da questa batosta ne usciremo più forti”. Quel giorno il 19 smetterà di essere in coda alla parola COVID per tornare ad essere nella testa dei tifosi.

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