Come sopravvivere alla demagogia: forza calcio, fai sistema

Serie A
Federico Ferri

Federico Ferri

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Dopo la decisione del governo, che non ha dato il via libera ai club per la ripresa degli allenamenti nei centri sportivi a partire dal 4 maggio, il calcio deve provare a compattarsi per non soccombere alla demagogia

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Il calcio non riparte, gli sport individuali sì. I calciatori restano a casa, al massimo al parco; tennisti, nuotatori, ciclisti e altri atleti come sappiamo dal 4 maggio torneranno al loro mestiere, in piscina, per strada, sui campi. Non quelli dei centri sportivi dei club di serie A, neanche per allenamenti singoli o a distanza di sicurezza. Insomma, il calcio paga così una sorta di punizione, non si sa – nel dettaglio – per quale colpa, e non si sa neppure quanto durerà l’eventuale pena da scontare, dato che nemmeno sulla data della ripresa al 18 maggio c’è ancora certezza, dipende se si ascolta la versione del premier Conte o del ministro dello sport Spadafora. 

 

Il mondo del pallone soccombe, e non riesce a reagire, ad opporre alcuna resistenza alla retorica, alla demagogia, che tende a smontare non solo – ed è la cosa più grave – ogni valore sociale e culturale di questo sport, ma di fatto anche quello economico, dell’industria, dell’indotto. Per produzione, giro d'affari e investimenti, va ricordato, il calcio rappresenta la terza azienda del paese alle spalle del comparto pubblico e di quello delle istituzioni finanziarie. Il che significa posti di lavoro da tutelare, che valgono come gli altri, e non si capisce su quali basi non si debba rivendicare il diritto a esistere, a resistere e a salvarsi. Significa, anche, che il sistema dello sport italiano si finanzia con il gettito fiscale dello sport stesso, e circa il 70% della quota deriva dal calcio professionistico. Sistema a rischio, come ogni settore dell’economia mondiale. 

 

Dalla più grande crisi dal dopoguerra, vale per tutti, si può uscire, seppure feriti, solo come un sistema e non come individualità, condividendo i danni e lavorando tutti per ripartire. Ecco, proprio in un momento così, con il bisogno della massima unione, stiamo assistendo all’apice delle divisioni e degli egoismi. I club di serie A votano all’unanimità per la ripresa del campionato in condizioni di sicurezza, ma non trovano una sintesi sui protocolli medici indispensabili per la limitazione del rischio, che consentano di tornare ad allenarsi. La maggior parte delle posizioni rappresentate dalle società è legata a obiettivi della singola squadra, non a una piattaforma comune per il futuro della serie A. Peraltro, in un contesto mai così conflittuale anche a livello di istituzioni sportive. E per finire, la politica, con il Ministro dello Sport che viene ormai apertamente percepito da molti attori del mondo del pallone come distante dalle istanze del calcio, che è una delle realtà che rappresenta. 

 

Questo è il quadro, oggi. E stiamo parlando, per ora, solo di ripresa degli allenamenti. Non di quando e come si giocherà, perché peraltro di questo passo anche una ripresa a settembre sarà difficile, se non ci si mette in testa che – purtroppo, con tutta probabilità - si dovrà convivere con il virus, responsabilmente, ancora per un po’.

 

Ma non è finita, tutto si può recuperare. Indipendentemente da quando si tornerà in campo. Ma attenzione a scherzare con i valori del calcio, quelli che fanno battere il cuore alla gente. Perché se continueremo a sminuirli, a metterli in discussione, a esaltare solo le realtà, o gli stereotipi, negativi, allora anche gli innamorati ci volteranno le spalle. E recuperarli sarà durissima.

 

Un consiglio, infine. Una preghiera anzi, per tutti. Paolo Pulici ha appena compiuto 70 anni. Riguardate in questi giorni su Sky Sport l’intervista del nostro Giorgio Porrà a questo gigante. Dentro c’è tutto quello che amiamo e ameremo sempre. Poi, dopo averlo ascoltato, ricominciamo a parlare di calcio.

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