Stramaccioni a #CasaSkySport: "Iran esperienza bellissima, ma tornerei in Italia"

#CASASKYSPORT

L’allenatore ha rivissuto le tappe della sua carriera ospite di Casa Sky Sport: "Oggi parlerei di più con le dirigenze per capire l’unità di intenti. Ho allenato campioni veri all’Inter, la vittoria allo Stadium fu l’apoteosi". Poi sul futuro: "Mi piacerebbe allenare in Italia una squadra giovane e con un bel progetto"

CORONAVIRUS, GLI AGGIORNAMENTI DEL 10 MAGGIO IN DIRETTA

Tutto è cominciato all’Inter. Poi l’Udinese, il Panathinaikos, lo Sparta Praga e l’esperienza in Iran con l’Esteghlal. Non è una carriera come le altre, quella di Andrea Stramaccioni, che ha ripercorso le varie tappe da ospite di Casa Sky Sport. "L’Iran è stata un’avventura bellissima, incredibile. Li ringrazierò sempre, il legame di questi sei mesi probabilmente è andato oltre il calcio. L'affetto è stato forte, forse per qualche litigata che ho fatto durante le partite" ha raccontato l’allenatore. Uno dei punti più alti è stato sicuramente l’esperienza all’Inter, passando prima per le giovanili: "È stata una grande soddisfazione e un grande orgoglio. Abbiamo avuto la fortuna di vincere la Champions League sperimentale della Primavera e questo ha attirato l'attenzione su di me. Il presidente Moratti poi ebbe questa fantastica follia, ho allenato una squadra piena di campioni mentre io ero appena uscito da Coverciano. La vittoria a Torino fu l'apoteosi, la Juventus era un'armata che giocava un calcio senza punti deboli. Solo dei campioni potevano andare a vincere così, giocammo in maniera spregiudicata e io ero ancora molto da formare. In quella partita mi ruppi la mano tra l'altro. Quando prendemmo gol ho pensato che avremmo perso 6-0, visto che giocavamo anche con tre attaccanti. Quella partita è rimasta impressa a tutti, è stata la vittoria dell'interismo".

La vittoria nel derby e quel "È vostro"

L’immagine di Stramaccioni che urla sotto la curva "È vostro" dopo il derby vinto col Milan è rimasta impressa nel cuore di tanti interisti: "Negli spogliatoi ci fu un po' di caos per un gol giustamente annullato a Montolivo, quando poi rientrammo in campo Nagatomo prese due gialli in poco tempo, resistemmo in dieci e a fine partita esplosi. Quella vittoria era anche merito loro, un'altra curva si poteva anche buttare giù dopo una situazione così complicata. Fu un gesto molto spontaneo". A proposito di vittorie indimenticabili, resta memorabile anche quella contro il Tottenham, in cui l’Inter sfiorò l’impresa di ribaltare il 3-0 subito all’andata. Ma vinse 4-1 e venne eliminata dall’Europa League: "Fu una partita incredibile perché eravamo nel pieno di un’emergenza infortuni. Facendo grande leva sull'orgoglio dei ragazzi il ritorno fu incredibile, perché andammo 3-0. Cambiasso ebbe la palla del quarto gol, ma il tiro uscì di pochissimi centimetri. Moratti poi mi abbracciò a fine partita, disse che era stata una gara incredibile".

Stramaccioni e il quintetto ideale a calcetto

Un appassionato da casa ha chiesto a Stramaccioni chi sceglierebbe per una partita di calcetto: "Sceglierei Julio Cesar in porta. Gioca benissimo con i piedi e voleva giocare le partitine in mezzo al campo, ne abbiamo discusso pure qualche volta. Poi metterei Javier Zanetti, Di Natale, Milito e Stankovic, a cui sono legatissimo. Purtroppo così facendo ne tengo fuori tanti, Cambiasso sesto uomo devo metterlo sennò ci litigo". L’allenatore ha ripensato ai problemi che poi hanno messo fine alla sua esperienza all’Inter: "A Bergamo poi ci fu una battuta d'arresto, gli infortuni ci fecero perdere delle certezze, specialmente in una squadra che aveva trovato una quadra. Per un giovane allenatore perdere i giocatori come Zanetti, Stankovic, significava perdere i pilastri che mi stavano sostenendo in quel cammino. Questa crisi infatti inficiò anche sulla mia gestione. Poi la notizia della società in vendita creò un vero e proprio terremoto. A questo si aggiunge anche la mia inesperienza, sarebbero servite spalle molto più larghe".

Il progetto per tornare in Italia

Il futuro di Stramaccioni sembra sempre più rivolto verso l’Iran, dove potrebbe allenare la nazionale. Ma tornare in Italia naturalmente lo renderebbe felice: "Questa resta la priorità perché è uno dei campionati più belli del mondo. Per le mie caratteristiche dovrei avere una squadra giovane con un progetto, non ho particolari velleità. A volte si accettano situazioni con grande entusiasmo ma per fare bene è necessario che ci sia una comunione d'intenti e allora un allenatore giovane talvolta accetta tutto. Io oggi mi fermerei a fare qualche chiacchiera in più con un direttore sportivo, specialmente per le mie esperienze all'estero dove magari ho accettato lo Sparta Praga per il blasone ma alla fine avevo visioni differenti rispetto alla dirigenza".