Amauri a #CasaSkySport: "Alla Juve nel momento sbagliato. Palermo? Mi riusciva tutto"

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L'ex attaccante brasiliano in esclusiva a #CasaSkySport: "Dal 2005 in poi me la potevo giocare con tutti, ho avuto una continuità pazzesca". Poi sugli anni alla Juve: "Non c'era la dirigenza di ora. Infatti chi è rimasto anche dopo ha poi vinto". E su quel gol al Milan decisivo nel primo scudetto vinto dai bianconeri: "Pensare che a gennaio potevo trasferirmi in rossonero..."

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Fra qualche giorno, il 3 giugno, Amauri compirà 40 anni. Non gioca più a calcio, si è ritirato nel 2017 dopo l'esperienza con i New York Cosmos ma è rimasto negli Stati Uniti, a Miami. Da lì è intervenuto in diretta con #CasaSkySport, laddove ha ripercorso i suoi anni italiani: "Dal 2005 in poi ho avuto una continuità pazzesca, me la giocavo con tutti - le sue parole - a Palermo poi riuscivo a fare cose che fino a quel momento riuscivo a fare solo in allenamento. Dopo otto anni di gavetta e di lotte per non retrocedere ho realizzato il mio sogno di giocare per un top club come la Juventus". L'arrivo in Italia nel 2001 grazie al Parma, che lo gira in prestito al Napoli. Prima però un'esperienza di cui avrebbe fatto a meno: "Feci un provino in Belgio, ma restai in albergo per due settimane perché chi mi aveva portato lì non voleva pagare l'albergo. A salvarmi la vita fu il mio ex procuratore Mariano Grimaldi, che pagò e mi fece andare al Napoli. Ringrazierò sempre gli azzurri, mi hanno permesso di realizzare un sogno".  

"Juve? La dirigenza aveva problemi"

Nel 2008 il passaggio alla Juventus, dove resterà fino al 2011: "Una scelta che rifarei - ribadisce Amauri - il secondo anno ci sono stati problemi societari, mancava un po' tutto. Arrivammo due volte settimi, ma la società era molto diversa da ora. Alcuni miei compagni sono rimasti anche con Agnelli e hanno alzato trofei". In panchina c'era Conte, che avrebbe riportato i bianconeri alla vittoria: "Avevo il suo appoggio ma Marotta aveva puntato su altri giocatori. Ha cercato di mandarmi al Marsiglia, ma rifiutai. Da quel momento in poi l'allenatore mi mise fuori rosa".

Quel gol al Milan: "A gennaio potevo andarci..."

Amauri a quel punto si trasferì alla Fiorentina, dove segnò un solo gol. Al Milan, decisivo proprio per la Juventus nella vittoria dello scudetto: "E pensare che a gennaio potevo andare al Milan e non a Firenze - svela - a fine mercato però i rossoneri mi dissero che la trattativa non si sarebbe conclusa e io non potevo restare fermo per tutta la stagione. Il mio gol a San Siro permise alla Juventus, che vinse a Palermo, di conquistare la vetta della classifica che poi conservò fino alla fine".

"A Palermo mi riusciva tutto"

L'Amauri più forte si è forse visto a Palermo, dove arrivò nel 2006: "Lì ho trascorso due anni incredibili, delle volte mi riguardo e non credo nemmeno io a quello che riuscivo a fare. Mi riusciva tutto quello che provavo, i compagni giocavano per me. Palermo è un amore eterno. Quando sono andato via da lì, sono comunque rimasto un tifoso rosanero. Ogni tanto mi arrivano dei messaggi in cui mi viene chiesto di tornare", sorride. Al suo fianco un certo Miccoli: "Uno dei fratelli che il calcio mi ha regalato, un fenomeno - ricorda - gli ho visto fare cose pazzesche. peccato che abbiamo giocato poco assieme. Molti gol che ho fatto sono stati su assist suoi".

"Primo giorno al Toro fu un caos"

Nel 2014 Amauri torna a Torino, questa volta però indossa la maglia granata: "All'inizio avevo un po' di dubbi avendo già giocato per la Juve - spiega - poi il Toro era una squadra contro cui avevo sempre fatto gol. Il primo giorno fu un caos, mi allenavo ma sentivo che la gente sugli spalti mormorava. Il capo della tifoseria a fine seduta mi chiamò e mi disse subito che lì non ero il benvenuto. Gli parlai senza problemi e da quel momento in poi non ho mai avuto contrasti con i tifosi. Ho fatto gol in Europa League e ho imparato la bellissima storia del club, la cui importanza la vive solo chi indossa quella maglia. Avrei voluto giocare di più, ma Ventura aveva le suee idee. Il secondo anno mi chiese di dare soprattutto una mano ai più giovani, io accettai e rimasi".

"Donadoni un grande allenatore"

Altri colori importanti per Amauri sono quelli del Parma, la squadra che lo ha portato in Italia nel 2001 e dove poi è tornato per due volte nella sua carriera. La prima nel gennaio 2011: "Il club mi chiese una mano per raggiungere la salvezza, che sembrava impossibile. Dicevano tutti che eravamo spacciati, invece tagliammo il traguardo con un mese di anticipo". In panchina, nel 2012, trova Donadoni: "Il mister era un grande, mi metteva sempre sotto pressione. Sapeva come trattarmi. Delle volte mi metteva in panchina sapendo che mi sarei arrabbiato e che poi avrei segnato nella partita dopo".

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