Serie A, le migliori giocate della settimana | Sky Sport

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Redazione Ultimo Uomo

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Il dribbling di tacco di Dybala, il velo di Zapata, la grande azione collettiva del Sassuolo e altre grandi azioni dall'ultima settimana di campionato.

La settimana che si è appena conclusa con Juventus-Lazio ha cristallizzato forse definitivamente le gerarchie del campionato, non solo con la vittoria decisiva della squadra di Sarri, ma anche con quella del Genoa sul Lecce in chiave salvezza e con l'incredibile stato di forma della Sampdoria di Ranieri, che può finalmente tirare un sospiro di sollievo. La stagione 2019/20, a quattro giornate dal termine, si è confermata come una delle stagioni in cui si è segnato di più della storia, e se è vero che il mini-torneo estivo può aver inciso sugli equilibri difensivi delle squadre, è anche vero che continuiamo ad assistere a partite molto ricche e piacevoli. Questa è la nostra selezione delle migliori giocate che abbiamo visto questa settimana, tra veli da illusionista, grandi azioni collettive e interventi miracolosi in porta.

 

Il miracolo di Szczesny 

Contro il Sassuolo, Szczesny è stato autore di 7 parate, quante non ne faceva un portiere della Juventus da oltre sei anni. Pur prendendo tre gol, il portiere polacco è stato per distacco il migliore della sua squadra e la sua prestazione ha regalato un punto importantissimo nella corsa Scudetto. In una stagione con poche certezze, Szczesny sta dimostrando il suo valore con prestazioni sempre puntuali, mettendo a tacere anche chi non lo riteneva in grado di fare il portiere della Juventus. Negli ultimi anni è migliorato molto con i piedi e nelle uscite, mentre tra i pali è sempre stato un portiere di altissimo livello come dimostrato al Mapei Stadium.

 

La parata che esegue sul tiro di Muldur è semplicemente eccezionale. Szczęsny viene perso in controtempo dalla deviazione di Alex Sandro, che mette volontariamente la gamba sulla traiettoria con un tocco inaspettato che storicamente lascia inermi i portieri. Pur avendo tutto il peso del corpo spostato a sinistra il polacco riesce a cambiare l’inerzia del movimento e buttarsi sulla sua destra con la mano aperta per andare a togliere dall’angolo destro il pallone. A vederlo Szczesny non sembra un “gatto” - uno di quei portieri super agili in grado di muoversi come una pallina del flipper - ma tra i pali sopperisce con un’ottima tecnica. Qui riesce nel miracolo perché la postura del corpo - nonostante il tiro di Muldur senza deviazione non sarebbe stato un pericolo - è perfetta: Szczesny tiene le gambe basse e larghe, le braccia aperte e l’occhio attento.


L’azione del Sassuolo

La prima domanda che viene da farsi dopo aver visto questa azione è: se Juventus e Sassuolo avessero indossato delle maglie diverse - che ne so, gialle e blu - saremmo riusciti a non confonderle sul campo? L’azione che porta a un passo dal gol prima Traoré e poi Boga, infatti, è forse l’ideale platonico a cui aspira Sarri per la sua Juventus, che però sembra far fatica a mantenere l’intensità per tutti i 90 minuti di partita e continua ad avere momenti di assenza inquietanti. Contro il Sassuolo, la Juventus ha subito 16 tiri in un solo tempo, qualcosa che non succedeva da 15 anni, e una buona fetta del merito va ovviamente anche a Roberto De Zerbi, che da quando è ripreso il campionato sta finalmente vedendo i propri principi di gioco applicati in campo. In questa azione c’è infatti tutto ciò che desidera un allenatore che dice esplicitamente di ispirarsi a Guardiola: manipolazione del pressing, smarcamenti, formazione continua di triangoli sul campo, creazione di linee di passaggio e persino giocate tecnicamente raffinate, come per esempio il passaggio alla cieca con cui Locatelli riesce a trovare Traoré libero sulla trequarti con una specie di giravolta. De Zerbi ci ha messo mesi a perfezionare in campo la sua squadra al punto da renderla capace di riprodurre questo tipo di azioni, Sarri avrà lo stesso tempo e la stessa disponibilità da parte dei suoi giocatori?

 

Il velo di Zapata

 

Duvan Zapata è troppo grosso per essere considerato un centravanti completo eppure le ultime stagioni all’Atalanta ci suggeriscono il contrario. Certo Zapata è un carrarmato, nella partita contro il Verona Gunter ha provato a fermarlo in tutti modi senza riuscire ad impedirgli di tirare in porta, stessa sorte capitata a Bentancur nella partita contro la Juventus. Sottovalutarne la sensibilità tecnica, però, sarebbe un errore. Con Gasperini infatti Zapata ha arricchito il suo bagaglio di giocate e movimenti diventando uno degli attaccanti più completi della Serie A.

 

Questo tipo di velo a ingannare il difensore alle spalle e passargli oltre è un tipo di giocata che si vede molto raramente perché oltre a essere difficile da realizzare è anche difficile da immaginare. A usarla sono solitamente giocatori fantasiosi e rapidi, in grado di manipolare gli avversari senza toccare il pallone. È quasi un controsenso quindi che la usi Zapata un giocatore abituato a fare a spallate con gli avversari e dominarli fisicamente. Eppure Zapata lo esegue in maniera molto naturale dimostrando appunto di essere un giocatore con molte più sfaccettature di quello che pensiamo.

 

La finta di corpo di Bruno Peres

A vederlo giocare in queste ultime giornate, sembra semplicemente assurdo che meno di un anno fa Bruno Peres non riuscisse ad essere titolare nemmeno allo Sport Recife, nella Serie B brasiliana. Da quando Fonseca è passato stabilmente alla difesa a tre, infatti, l’esterno brasiliano sembra tornato agli antichi fasti del Torino, quando le sue conduzioni a venire dentro al campo sembravano inarrestabili. Contro l’Inter Bruno Peres ha messo in mostra un’altra grande prestazione, su cui campeggia questa finta di corpo a fare da copertina. Il tutto nasce da una buona uscita palla della Roma, che riesce a bucare la prima linea di pressione dell’Inter con un passaggio in verticale da Ibañez e Diawara, che poi serve Pellegrini sull’esterno destro. Il numero 7 giallorosso vede la sovrapposizione di Peres ma aspetta troppo a servirlo, costringendolo a girarsi spalle alla porta. Come sempre, quindi, le grandi giocate nascono da un’esigenza pratica, in questo caso continuare la corsa sulla fascia senza dover ricevere spalle alla porta. Il velo che esce fuori fa finire letteralmente gambe all’aria Young, con la Roma che arriva al cross da posizione pericolosa. Quanti altri terzini in Serie A sarebbe stati capaci di fare questa giocata? E quanto è strano, oggi, che tra questi terzini ci sia Bruno Peres?

 

Il dribbling di tacco di Dybala

Nell’ultima partita contro la Lazio, che ha avvicinato forse definitivamente lo Scudetto a Torino, Dybala ha dimostrato di essere di gran lunga il giocatore più influente della Juventus al momento, per come riesce a manipolare gli avversari con la tecnica pura creando continuamente gioco per i compagni. Nei 90 minuti scarsi il numero 10 argentino ha tirato fuori dal cilindro ben 7 passaggi chiave (quasi la metà di tutta la sua squadra, che ne ha raccolti 16), 4 dribbling riusciti (su 7 tentati) e 2 tiri (entrambi in porta). Leggere il gioco di Dybala esclusivamente attraverso i numeri, però, lo priverebbe di quella dolcezza che sembra emanare il suo primo controllo, come se accarezzasse la palla invece di colpirla. Dybala ieri sembrava quasi letteralmente camminare sulle acque, come in questo caso, dove per recuperare a un primo controllo imperfetto prima recupera palla e poi gira intorno a Cataldi facendogli passare la palla alle spalle con il tacco. La naturalezza con cui il 10 bianconere esegue giocate estremamente complesse restituisce un senso di semplicità che ci mette in armonia con l’universo. E nella stagione complicatissima della Juventus di Sarri questa non può che essere una grande notizia. 

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