Serie A, le migliori giocate della 12^ giornata

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Redazione Ultimo Uomo

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Un filtrante di Berardi, un tacco di Mckennie e altre grandi giocate dal turno infrasettimanale

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Il turno infrasettimanale riserva sempre grande spettacolo e parecchie sorprese. Il Milan si è salvato all’ultimo contro un rinato Genoa, mentre Juventus e Atalanta hanno chiuso in pareggio una partita piena di colpi duri e grandi giocate. A Bologna Barrow ha segnato da centrocampo e poi sbagliato un rigore, a Milano l’Inter l’ha spuntata sul Napoli grazie al suo portiere. Insomma anche se non è il fine settimana, lo spettacolo in campo è assicurato. Queste sono le migliori giocate dalle partite di ieri.

 

L’assist di tacco di Mckennie, la parata di Gollini

Dopo gli ultimi aggiustamenti Mckennie ha trovato un’improvvisa centralità nel sistema di Pirlo. La sua naturale intensità, la capacità di difendere in avanti ne fanno un elemento prezioso in una squadra che ha mostrato più di una difficoltà nel recuperare alto il pallone. Mckennie è stato preso proprio per questo, ma era più difficile aspettarsi la lucidità messa in mostra nelle scelte offensive. Dopo il gol al Barcellona e l’assist a Dybala contro il Genoa, ieri questa giocata molto intelligente. Dall’esterno l’americano taglia nello spazio lasciato vuoto da Morata e quando riceve il passaggio senza pensarci lo appoggia con il tacco al suo centravanti liberandogli la porta. 

 

Qui però entra in scena Gollini, che pochi secondi prima aveva bloccato un rigore a Cristiano Ronaldo. Morata non è perfetto nel controllo e deve calciare in condizione precaria, Gollini intanto fa quello che può: viene avanti per chiudere lo specchio e si butta verso la sua sinistra. Lo spagnolo però colpisce male e la palla si alza quasi magicamente. Come Gollini riesca in una frazione di secondo ad alzare il braccio e smanacciare il pallone è difficile da capire. Alcune volte le migliori parate rimangono dei segreti custoditi nella fortezza dei portieri.

 

L’assist filtrante di Berardi

Il Sassuolo si è un po’ fermato nelle ultime settimane, ma la sua maturità è chiara anche dal semplice fatto che è riuscita comunque a mantenere aperta la striscia di risultati positivi. Nonostante i 65 tiri verso la porta nelle partite contro Verona, Roma e Benevento, il Sassuolo non ha subito il gol, e questa è anche fortuna. Offensivamente la squadra sembra più appannata e da qualche partita Domenico Berardi pareva aver esaurito la verve. Ieri nel primo tempo ha fatto una delle sue azioni più classiche, una di quelle che lo caratterizzava già alla sua prima stagione tra i professionisti, quando ha contribuito a portare il Sassuolo in Serie A. Sull’esterno ha girato di prima verso Raspadori ed è poi entrato dentro al campo per ricevere il passaggio di ritorno. A quel punto si era ricavato lo spazio necessario ad alzare la testa. Il gioco di Berardi negli ultimi tempi è fatto di questi piccoli dettagli da numero 10. Il Sassuolo in queste partite ha avuto diversi problemi ad attaccare la profondità, e in questo caso è stato Hamed Traorè a farlo, forse il centrocampista di De Zerbi con più abilità da incursore. Se avete il feticismo per i filtranti che scorrono lievi sull’erba e tra le difese, finendo esattamente sulla corsa del compagno, non vi stancherete di vedere e rivedere questo.

 

Lo slalom di Ribery

Ribery ha 37 anni abbondanti e non ha più la forza strabordante di quando era al Bayern Monaco e sembrava poter tagliare letteralmente a metà il campo in diagonale aprendo uno squarcio nella terra con le sue conduzioni palla al piede. Ma quando il campo si restringe, e i giocatori sono costretti a ballare sui centimetri, Ribery ha ancora qualcosa di più degli altri 21 giocatori in campo. Prima di questa clamorosa traversa contro il Sassuolo, ad esempio, passa quasi letteralmente attraverso a tre difensori avversari - in uno spazio così stretto che sembra dover calpestare il pallone per farlo rimbalzare ed eludere gli interventi avversari. Anche rivedendolo più volte non si capisce in effetti come ha fatto Ribery ad arrivare al limite dell’area piccola mettendosi alle spalle tre uomini - l’effetto sembra quello del fungo rimpicciolente di Super Mario, quando si diventava più lenti ma si riusciva ad entrare in fenditure altrimenti impossibili. 

 

Stop con dribbling di Insigne

Insigne compie questo dribbling con stop a seguire in una zona di campo difensiva, ed è una giocata che senza regalarci momenti significativi ci dice due cose: l’applicazione e la disciplina tattica di Insigne nel sistema di Gattuso; la qualità tattile strepitosa del suo primo controllo. Tra le qualità di Insigne, forse la più incredibile, quella che più lo fa somigliare a un giocatore di primissimo livello. È un giocatore peculiare, dal gioco equivoco e per una lunga parte della sua carriera frainteso. Pur giocando in attacco non ha la produttività offensiva che si richiede a un esterno del calcio contemporaneo. Alcune sue qualità però sono d’elite e il primo controllo è una di queste.

 

Il velo di Pereyra

Pereyra è tornato a Udine in estate un po’ a sorpresa, dopo due anni alla Juventus e quattro al Watford in Premier League. Siamo abituati a pensare all’Udinese come una squadra prettamente fisica, fatta di giocatori più adatti al football americano, ma Gotti in qualche modo sta provando a cambiare le cose. Contro il Crotone le due mezzali erano De Paul e Pereyra, quante squadre possono dire di averne due più tecniche? La loro intesa in alcuni momenti sembra quasi naturale, anche se giocano insieme da pochissimo. Forse perché sono argentini, parlano la stessa lingua in campo si dice in questi casi. In questa giocata Pereyra non deve neanche toccare il pallone: va incontro al passaggio di De Paul e poi se lo fa passare in mezzo alle gambe, ingannando i due avversari. A quel punto il compagno può riprendersi il pallone.