Serie A, le migliori giocate della 18^ giornata

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Redazione Ultimo Uomo

IPA/Fotogramma
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Un tacco volante di Ibrahimovic, un'uscita palla della Lazio e altre grandi giocate dal 18^ turno di campionato

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La diciottesima giornata di campionato è iniziata con la netta vittoria della Lazio nel derby per poi finire con quella del Milan a Cagliari con la doppietta di Ibrahimovic. In mezzo la grande vittoria dell’Inter di Conte sulla Juventus di Pirlo. È stata quindi una giornata importante per la classifica, che vede una prima piccola fuga delle milanesi, ma anche una giornata di grandi prestazioni individuali, come quella di Brozovic o quella di Luis Alberto. La qualità dei giocatori è il carburante di questa rubrica e grazie a loro anche questa settimana possiamo portarvi le migliori giocate dell’ultimo turno di Serie A. 

 

L’uscita palla spettacolare della Lazio

Qual è lo scopo di un derby? Qual è il derby “ideale”? Si dice: i derby si vincono, non si giocano; ma c’è modo e modo persino di vincere un derby. 3-0 è un punteggio rotondo, che non lascia scampo. Non lasciare ai tuoi rivali praticamente neanche un tiro in porta infonde un’impressione di sicurezza che è il contrario del modo con cui, di solito, si vive un derby, sempre con la paura che la partita possa sfuggirti di mano. Controllare un derby è già una cosa eccezionale, ma dominarlo è ancora meglio. Far durare il più possibile quei novanta minuti, riempirli di occasioni da gol che facciano tremare giocatori e tifosi avversari, metterli metaforicamente in ginocchio, farli implorare che la partita finisca al più presto. Non capita quasi mai un derby del genere, ma è il derby che ha vissuto la Lazio lo scorso venerdì notte - e che ha fatto vivere alla Roma. 

 

La Lazio è cresciuta col passare dei minuti, quando ha capito che la Roma non poteva essere pericolosa e che le bastava buttare la palla in avanti per mandarla in crisi. E una volta ottenuto un vantaggio largo la squadra di Inzaghi ha iniziato a permettersi qualche momento di elegante armonia. Ha iniziato anche a palleggiare a centrocampo, a far correre a vuoto i giocatori giallorossi. Questa uscita dal pressing alto della Roma arriva a fine partita e forse persino più dei gol manifesta la netta superiorità della Lazio: tecnica, tattica, psicologica. Ed è emblematico che l’azione cominci con un passaggio a caso di Bruno Peres, isolato all’angolo del campo, con nessun compagno vicino. Da una parte la solitudine di Bruno Peres, dall’altra il rapporto esaltante tra i giocatori bianco-celesti, il triangolo Escalante-Milinkovic-Lazzari che inghiottisce uno a uno i giocatori della Roma: prima Mkhitaryan, poi Pellegrini, Dzeko, Bruno Peres e infine, con l’aiuto di Luis Alberto, anche Ibanez, il protagonista in negativo della partita che commette fallo mettendo fine allo strazio. Il derby ideale è quello in cui i tuoi “nemici” affondano lentamente nella partita come fossero sabbie mobili, e li puoi guardare lentamente scivolare in basso, sempre più in basso, fino a sparire.

 

Il tacco di Brozovic per uscire dalla pressione

 

Stretto tra le critiche per Vidal e l’esaltazione di Barella, il ruolo di Brozovic nel centrocampo dell’Inter prima di questa partita con la Juventus era stato quasi dimenticato in queste due stagioni di gestione Conte. In un sistema che tende a svuotare il centro e a portare i centrocampisti molto lontani tra di loro, Brozovic sembrava non avere le risorse né tecniche né fisiche per coprire ampie porzioni di campo e resistere alla pressione avversaria. Contro la squadra di Pirlo, invece, in molti hanno rivalutato l’intuizione di Luciano Spalletti di spostarlo in quella zona di campo, forse esattamente nel momento in cui il regista croato eludeva la pressione di Bentancur toccando il pallone verso Barella con il tacco quando ormai sembrava essergli sfuggito tra le gambe. Contro la Juventus, Brozovic ha vinto tre contrasti su quattro ed effettuato tre intercetti, ma soprattutto ha completato il 92% dei passaggi. Contro una squadra che ha messo in cima alle sue priorità il recupero della palla nella trequarti avversaria, non si poteva chiedere di meglio.

 

L’assist di Bastoni

Se c’è un’azione con cui Antonio Conte sognava di battere la Juventus, probabilmente è proprio quella del 2-0 di Barella. Nell’assist incredibile di Bastoni c’è ovviamente molta visione di gioco e sensibilità tecnica, ma il tutto è preparato dai principi di gioco del tecnico salentino: la circolazione bassa ad attirare la pressione alta avversaria, lo svuotamento del centrocampo (con Barella altissimo ad attaccare la profondità e Vidal davanti la difesa), i movimenti coordinati delle punte (Lautaro è addirittura in mediana ad aiutare la costruzione bassa). Tutta la densità centrale viene tagliata fuori da un singolo passaggio in verticale di 50-60 metri, come se una crepa nel terreno avesse risucchiato tutti i giocatori e avesse ridotto la partita a uno contro uno tra Barella e Szczesny. Insomma, quando si dice che i grandi giocatori hanno bisogno dei grandi allenatori e viceversa, adesso come esempio potrete andare con la mente anche a Bastoni e Conte. E a questo grande assist per Barella.



La rovesciata di Hetemaj e la parata di Cordaz

Hetemaj gioca tra Serie A e B da più di 10 anni. In questo periodo di tempo ha segnato 10 gol, non dando mai l’impressione di essere uno di quei centrocampisti che fanno gol. Sul cross di Sau era lecito aspettarsi un controllo di petto, la palla gli arriva piuttosto addosso al corpo, ma in qualche modo Hetemaj riesce a coordinarsi in uno spazio risicato e a eseguire una rovesciata volante estremamente spettacolare, frustrando il pallone mentre è in volo. Un gesto tecnico abbastanza incredibile, anche perché riesce a imprimere al suo tiro forza e precisione. Per sua sfortuna Cordaz era in una di quelle giornate di grazia in cui sembra impossibile fare gol ai portieri. Il Benevento ha creato ben 3.1 xG contro il Crotone, ma è riuscito a segnare solo un gol, quando ormai la partita era persa. Cordaz si allunga alla sua destra e va a smanacciare il pallone dietro la linea delle sue spalle, togliendola da dentro la porta con la punta delle dita, quel tipo di parate che tutti sognano di fare almeno una volta nella vita. Questa doppia giocata ci ricorda che la Serie A può essere spettacolare anche nelle partite meno importanti. 

 

Un tacco volante di Ibra

Uno dei grandi meriti di Ibrahimovic, ancora di più in questa seconda esperienza al Milan a 39 anni, è quello di farci sembrare scontate cose che non lo sono. Andare a colpire il pallone in girata di mezzo tacco esterno a due metri d’altezza è una giocata che lui può fare anche due o tre volte a partita, ma che nessun altro è in grado di fare. La continuità con cui è in grado di usare la sua flessibilità per influire sulla partita è incredibile, il suo corpo - bisogna ammetterlo - è incredibile, come lo usa su un campo da calcio anche. Il gioco del Milan beneficia enormemente da un attaccante in grado di vincere tutti i duelli con i difensori, usare il corpo non solo come un muro, ma come un muro di gomma in grado di assorbire ogni pallone che gli arriva e risputarlo pulito sulla corsa dell’esterno o verso l’inserimento del trequartista. Ibrahimovic spiega queste sue qualità “aeree” con lo studio del taekwondo. Se ci sono giovani aspiranti calciatori che ci leggono: provate anche voi.  

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