Inter, che storia: lo scudetto per i 100 anni di Peppino Prisco

DNA NERAZZURRO

Alfredo Corallo

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Il 10 dicembre del 2021 Peppino Prisco avrebbe compiuto cento anni e quale "regalo" più bello dello scudetto per l'avvocato, l'Interista per eccellenza. Una vita dedicata ai colori nerazzurri, diventato un "totem" per i tifosi, simpatico anche ai rivali. Ispiratore dell'inno ufficiale del club e autore di battute storiche, oggi più che mai tornate di moda. "A Milano ci sono soltanto due squadre: l'Inter, e la Primavera dell'Inter..."

LO SPECIALE SCUDETTO

"Prisco è morto di gioia". Massimo Moratti non era impazzito: l'avvocato se ne andò per un infarto il 12 dicembre del 2001 con l'Inter prima in classifica e un gol di Ronaldo, appena tornato in campo dopo una vita e finalmente in coppia con Bobo Vieri (che a Brescia completa l'opera con due "capocciate delle" sue). Come se non bastasse, Milan e Juve non vanno oltre il pari a San Siro e sono (momentaneamente) fuori dalla zona Champions League. Così, "scavallati" gli 80 anni da un paio di giorni, la contingenza (più unica che rara) lo persuade che non ci fosse momento migliore per salutare. E aveva ragione lui: perché da lì a qualche mese sarebbe sì morto di dolore, se non il 5 maggio l'estate successiva, per l'addio del suo adorato brasiliano. E semmai fosse sopravvissuto al dispiacere, non avrebbe certamente retto (anche solo all'idea!) di vedere Ronie con la maglia dell'altra squadra... di Milano. Meglio, allora, godersi il Triplete e ora questo 19° scudetto da lassù, dallo "Sky-box", seduto accanto all'amico Giacinto a sfumacchiare un sigaro e in rigorosa cravatta regimental a righe nere e azzurre, brindando al Tricolore "omaggio" al suo centenario e intonando i suoi amati cori alpini e stracittadini...

Massimo Moratti, Peppino Prisco e Ronaldo
Massimo Moratti, Peppino Prisco e Ronaldo (foto Inter.it)

Pazzo per l'Inter

Il principe del Foro meneghino si divertiva a raccontare come nacque il suo amore per la "Beneamata" e nel 1993, insieme a Giuseppe Baiocchi, ci scrisse anche un libro: "Pazzo per l'Inter. Un sogno lungo 62 anni" (Baldini Castoldi Dalai editore). "Abitavamo ancora in corso Buenos Aires - ricorda - al numero civico 66, dove sono nato. La domenica sera venivano a trovarci gli zii. Era la primavera del 1930, arrivarono con un pacchetto di dolci Alemagna. Mio padre quasi si offese: «Ma come, siete nostri ospiti e i dolci li portate voi?». La ragione era semplice. «Eh no, bisogna festeggiare l'Inter che ha sconfitto il Milan nel derby. Noi in queste occasioni facciamo sempre festa». Ufficialmente era l'Ambrosiana, ma loro la chiamavano Inter. Per la prima volta sentivo parlare di Inter e Milan".

L'idolo Meazza e la foto di Ronaldo sul comò

La sua prima partita - all'Arena Civica - fu un Inter-Napoli 6-1, un altro "derby" per la famiglia Prisco, di origini partenopee (il padre era di Torre Annunziata). Il giovane Peppino era così devoto a Meazza che fu per lui, centravanti e alpino, che si arruolò 19enne nelle Penne Nere. Dopo Pepìn, nello stadio che porta il suo nome, a distanza di 60 anni ecco Ronaldo, il Fenomeno, per cui Prisco perde letteralmente la testa: "Credo che avesse un debole per il brasiliano soprattutto perché gli ricordava Meazza - è la teoria del figlio Luigi Maria - entrambi dribblavano spesso il portiere prima di andare a rete e quel gesto lo faceva gasare parecchio". Pare che l'avvocato non se ne separasse mai, e sulla scrivania - secondo la leggenda perfino sul comodino - tra quelle dei genitori alloggiassero anche le foto di Meazza e Ronaldo. "I miei capiranno...". 

Peppino Prisco
©LaPresse

Innamorati a Milano

Nel 1946, quando divenne socio della squadra, conobbe personalmente Meazza. E qualche mese più tardi l'incontro con la donna della sua vita, a una festa. "Piacere, Maria Irene, ma tutti mi chiamano Lalla". Una passione per i canti degli alpini, che sciolse quell'ufficiale sopravvissuto alla Campagna di Russia e medaglia d'argento al valor militare. Milanese, cresciuta in una famiglia borghese e di ideali profondamente monarchici, la ragazza gli confidò anche di amare lo sport, ma di preferire il tennis e lo sci al calcio, per cui Peppino aveva mostrato grande interesse. Fu così che - forse - per non deludere le aspettative di quel giovanissimo ma già brillante avvocato, pensando di fargli una gentilezza, di compiacerlo, aggiunse che sì, in effetti una simpatia per una squadra ce l'aveva: la Juventus. "Coosaa? Ma perché?!". "Perché è la squadra del nostro Re". "Ah sì, allora devo dirti che io tifo Inter e ho votato Repubblica!".

Sangue nerazzurro

Il 10 novembre del 1948 Giuseppe Prisco e Maria Irene De Vecchi si giurarono amore eterno nella Chiesa di Santa Francesca Romana, a Milano. Ma non per questo Peppino le risparmierà la sua mordacia, "dedicandole" - tra le altre - una di quelle battute rimaste nella leggenda. "Un giorno mi hanno chiesto se mio figlio Luigi tifasse per il Milan. Ho risposto: «Lui ha gli occhi azzurri ed è chiaro di capelli, mentre io sono scuro e con gli occhi neri. Se Luigi avesse tifato per il Milan, avrei chiesto la prova del sangue, perché, a quel punto, non mi sarei fidato nemmeno di mia moglie...».  Per lei l'Inter era una vera e propria rivale in amore. "E aveva ragione. I primi tempi mi accompagnava allo stadio, ma poi ha smesso. Devo ammettere che stare vicino a me, in tribuna, era difficile. Molto difficile". 

C'è solo l'Inter

Segretario dal 1949, consigliere dal 1950 e vicepresidente dal 23 luglio 1963, il penalista è stato l'uomo di fiducia, il legale (clamoroso il ricorso vinto per la lattina lanciata a Boninsegna nel '71 a Moenchengladbach che valse la ripetizione del match) e il braccio destro di cinque presidenti, ma con un'unica missione: "Servire sempre e solo l'Inter". Una massima che incarnerà l'appartenenza nerazzurra, un dogma, fino a diventare l'inno del club, accompagnato in ogni gara casalinga da un applauso-tributo al tifoso per antonomasia. Che, da dirigente, contribuì alla vittoria di 6 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Coppe Uefa, 2 Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

Peppino Prisco e Armando Picchi
Peppino Prisco e Armando Picchi, capitano di quell'Inter campione d'Europa

La sera dei miracoli

Un ricordo speciale lo lega alla notte del Prater, quella del 3-1 al Real Madrid di Puskás e Di Stéfano, come rammenta nella sua autobiografia: "Anche mia figlia Anna Maria amava seguire lo sport, spesso mi accompagnava allo stadio e ovviamente è interista da sempre, la strada tracciata da me e dal fratello maggiore era stata basilare nella sua educazione calcistica. Nella sua cameretta, fino al periodo delle scuole medie, dominavano i poster di Corso e di Mazzola, ma poi è cresciuta e mi ha deluso un po' perché li ha sostituiti con gigantografie di cantanti e attori. Ma non tradirebbe mai l'Inter. La sera del 27 maggio 1964, gonfio di felicità per il trionfo di Vienna, tornai nella camera d'albergo e telefonai a casa. Rispose lei e mi disse: «Ciao, papà: ti mando un bacio. Saluta tutti i giocatori dell'Inter». Non aveva neanche quattro anni, li avrebbe compiuti l'8 giugno, e al sentire la sua "vocina" piansi come un bambino".

Peppino Prisco facci un gol

Ma nell'immaginario collettivo rimane per il suo sarcasmo, che stregava anche i nemici. «Berlusconi mi stima? E io ricambio. Ma Silvio mi sfrutta. Tempo fa, litigando con D'Alema, credo per la Bicamerale, se non sbaglio disse: "Non posso fidarmi di lui, è come fare arbitrare il derby a Peppino Prisco..."». Quando morì, il presidente onorario della Juventus, Giampiero Boniperti, ne esaltò la moralità: "Più che un rivale, l'avvocato Prisco fu un grande compagno di viaggio in un calcio romantico che non esiste più. Difensore straordinario della sua Inter che aveva nel cuore, con stile e ironia sapeva trasformarsi in attaccante: pronto alla battaglia dialettica, ma sempre con classe e in guanti bianchi". E il rossonero Diego Abatantuono, con rammarico: "I milanisti non hanno un Prisco. È la cosa che invidiavo di più all'Inter". I tifosi nerazzurri non hanno mai smesso di urlare il propiziatorio "Ed è la Nord che te lo chiede, Peppino Prisco facci un gol" e il bandierone con il suo volto da vecchio capo indiano sventolerà in eterno nel cielo di San Siro. Come immortali resteranno le sue "sentenze": chissà cosa avrebbe detto di Antonio Conte e di questa Inter campione d'Italia grazie a un (ex) juventino...

 

 

Peppino Prisco

Le frasi "storiche" dell'avvocato Prisco

  • "L'Inter nacque da una scissione del Milan: ecco la dimostrazione che si può fare qualcosa di importante partendo da niente!".
  • "A Milano ci sono due squadre: l'Inter, e la Primavera dell'Inter".
  • "Prima di morire mi tessero con il Milan, così avranno un tifoso in meno...".
  • "Il Milan è andato in B due volte: la prima a pagamento; la seconda, come dicono loro, a gratis".
  • "Lo 0-6 nel derby? Non me lo ricordo... e poi i giornalisti ne inventano sempre tante...".
  • "Il vero interista è interista solo al 20 per cento, all'80 per cento è antimilanista".
  • "Io sono contro ogni forma di razzismo, ma mia figlia in sposa a un giocatore del Milan non la darei mai".
  • "A Torino voglio un arbitro daltonico".
  • "Se stringo la mano a un milanista mi lavo le mani, se stringo la mano a uno juventino mi conto le dita".
  • "Il fallo di Iuliano su Ronaldo? Non è un furto, quando c'è la Juve di mezzo è sempre ricettazione. Gli juventini a volte confessano i furti, ma non restituiscono mai la refurtiva".
  • "Il mio sogno? L'Inter che batte la Juve a tempo scaduto con un gol segnato in fuorigioco o con la mano. Anzi, meglio se in fuorigioco e con la mano".

 

 

Peppino Prisco
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Peppino Prisco
Il funerale di Peppino Prisco
Il funerale di Peppino Prisco - ©LaPresse
Peppino Prisco
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