Zaniolo: "Gasati per Mourinho. Ibra un dio, lo porterei alla Roma"

Serie A

Il calciatore della Roma a SportWeek, il settimanale della Gazzetta: "Siamo gasati per l'arrivo di Mourinho, vogliamo dimostrargli quanto valiamo. Ma diamo merito a Fonseca, è stato un onore essere allenati da lui. Ibra per me è un dio, lo prenderei alla Roma e vorrei la sua costanza. Ho fatto qualche errore ma si cresce anche così. L'ultima volta che ho pianto è stata ad Amsterdam, per l'Europeo mi sarei rotto anche l'altro ginocchio ma capisco Mancini e farò il tifo per l'Italia"

Le ultime due stagioni sono state condizionate dagli infortuni, ma ora Nicolò Zaniolo lavora per ripresentarsi al meglio nel prossimo campionato. A guidare la Roma ci sarà José Mourinho e il classe 1999 non vede l'ora di conquistarlo: "Siamo gasati, vogliamo dimostrargli quanto valiamo – le sue parole a SportWeek, settimanale della Gazzetta dello Sport – È un grande allenatore e ha vinto tanto, come lui penso che bisogna puntare sempre al massimo. Anche se bisogna dar merito a Fonseca, è stato un onore essere allenato da lui. Ma ora non vedo l'ora di rientrare, sono un fiume in piena e per fortuna tra un mese si ricomincia. Voglio correre, giocare e fare gol. Ora spacco tutto, ma con la testa".

"Ibra è un dio, vorrei giocare con lui"

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Mourinho ma non solo, Zaniolo ha un altro sogno: "Zlatan Ibrahimovic è un dio, un mito. Mi piacerebbe parlargli, vedere come si approccia alla partita e giocarci perché l'ho fatto solo alla PlayStation. Lo porterei alla Roma, vorrei la sua costanza e il talento di Messi". Sugli altri avversari, aggiunge: "Ho incontrato i difensori centrali più forti al mondo, da Van Dijk a Chiellini, passando per Sergio Ramos e Skriniar, che è il più fastidioso e uno di quelli che soffro di più. È tosto, arcigno, non molla niente".

"Nazionale? Capisco Mancini, sarò il primo tifoso"

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Nonostante la giovane età, Zaniolo ha già vissuto grandi esperienze e fatto qualche errore: "Ho sempre odiato le regole, devo migliorare ma si diventa uomini anche sbagliando. Sono un ragazzo estroverso e generoso, ma molto testardo. La famiglia viene al primo posto, poi ci sono lo sport e gli amici. Voglio affermarmi come persona e come calciatore e assomigliare a Justin Bieber, sia esteticamente che caratterialmente. Il pianto? L'ultima volta ad Amsterdam, il giorno in cui mi sono rotto. Ma pur di giocare l'Europeo mi sarei rotto il ginocchio un'altra volta, ero arrabbiato e mi chiedevo perché proprio a me. Ma l'Italia viene prima, ho capito la scelta di Mancini di far giocare chi lo ha meritato sul campo. Io sono stato per mesi davanti alla tv, ora sarò il primo tifoso della Nazionale”.  

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