L'Inter è una macchina da gol: Lautaro nuovo leader, Dumfries subito devastante

l'analisi

I nerazzurri sono subito ripartiti dopo la sconfitta europea, travolgendo il Bologna con un netto 6-1. La squadra di Inzaghi è una macchina da gol, tutti si sono responsabilizzati dopo l'addio di Lukaku: ottimo l'impatto dei nuovi, Lautaro è sempre più trascinatore e questo Dumfries rende Hakimi sempre più un lontano ricordo

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La forza della consapevolezza, il valore della responsabilità. È un’Inter 2.0. Più matura e frizzante, più armonica, che diverte e fa divertire i suoi tifosi. Forse destinata ad assumere quel filo di ‘pazzia’ che prima dell’avvento di Conte era un tratto distintivo, ma con contorni ben definiti della propria struttura. La paura di mettere a repentaglio quella bella creatura messa in piedi nel biennio precedente dall’allenatore salentino è stata subito spazzata via, la delusione di veder partire Lukaku e Hakimi sembra quasi un lontano ricordo. Simone Inzaghi è stato bravo a rispettare il precedente lavoro e mettere a punto solo alcuni accorgimenti, ma la svolta vera l’hanno adoperata i giocatori. La sensazione delle prime partite stagionali, infatti, è che l’addio di un trascinatore come Lukaku ha finito per responsabilizzare tutti gli altri: l’anno scorso sono stati dei meravigliosi interpreti, ma soprattutto al servizio dell’attaccante belga, mentre questa volta tutti hanno deciso di alzare l’asticella personale e non accontentarsi più di fare da preziosi supporti. Come Lautaro Martinez, una certezza già nella passata stagione e ora sempre più decisivo in zona gol: a segno in tutte e tre le giornate in cui è sceso in campo (il Bologna è diventata la 19^ squadra diversa a cui sigla una rete in Serie A), sempre puntuale all’appuntamento in area di rigore. Ma anche senza il Toro i nerazzurri sono una meraviglia in attacco e si sono dimostrati efficaci e devastanti sia con l’utilizzo dei due centravanti che con il trequartista in appoggio all’unica punta.

L'Inter è una macchina da gol

4 gol al Genoa, 3 al Verona, 2 alla Samp e 6 al Bologna, con l’unico vuoto in mezzo rappresentato dal ko di Champions contro il Real, altra prova che ha messo in mostra comunque un ulteriore upgrade rispetto al 2020/21. 15 reti nelle prime quattro di Serie A, dove l’Inter segna ormai da 23 giornate consecutive (a un passo dal record personale di 24, registrato nel 1950) e con impressionante facilità: sono 9, infatti, le giornate consecutive in cui i nerazzurri trovano almeno 2 centri a partita, trend che non si realizzava dal 2007. E su questi numeri pesa la maggiore sicurezza dei vecchi interpreti come Barella, ormai un fattore continuo in fase offensiva. L’ex Cagliari, senza arretrare di un centimetro nella fase di interdizione, ha messo lo zampino in zona gol in ognuno di questi primi turni di campionato. A questo va poi aggiunto l’impatto dei nuovi acquisti: Calhanoglu si è rivelato decisivo fin dalle prime battute, Correa ha regalato punti preziosi a pochi minuti dal suo arrivo, Dzeko ha ereditato una pesante maglia n°9 ma finora non ha lasciato rimpianti. Quantità e qualità per il bosniaco, gol, assist e la mentalità di calarsi subito nella partita anche a gara in corso, come contro il Genoa, match arricchito da una sua doppietta.

Dumfries
©Getty

Impatto super di Dumfries

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E a proposito di eredità e volti nuovi, la maggior preoccupazione era probabilmente legata alla cessione di Hakimi. La società ha puntato su uno dei migliori visti all’Europeo, Denzel Dumfries, e l’olandese ci ha messo pochissimo per entrare nel cuore dei tifosi. Contro la formazione di Mihajlovic ha giganteggiato, dominando sulla fascia destra e presentandosi con l’assist vincente per Lautaro in avvio di partita. Il primo di una serie di affondi che hanno messo alle corde il suo diretto avversario del Bologna, Hickey. Non solo qualità e corsa per l’esterno, presente a tutto campo anche in fase arretrata e con interventi puliti. Presto forse per definirlo una certezza e scacciare via i fantasmi del marocchino passato al Psg, ma sicuramente le premesse migliorarsi per presentarsi al nuovo pubblico e cominciare a scrivere nuove importanti pagine. Insieme ai compagni di squadra e alla guida di Simone Inzaghi: un progetto collettivo per consegnare anche questa Inter, dopo lo scudetto dell’anno scorso, ai libri di storia.

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