Sentenza Acerbi-Juan Jesus: perché dobbiamo saperne di più

le domande
Federico Ferri

Federico Ferri

Ecco l’intervento di Federico Ferri, direttore di Sky Sport, sulla sentenza Acerbi-Juan Jesus negli studi di Sky Sport 24. Perché è lecito chiedere di sapere di più su quanto detto da Acerbi alla Procura federale

ACERBI-JUAN JESUS: LE NEWS DI OGGI LIVE

Premessa: la vicenda Acerbi-Juan Jesus deve essere analizzata parlando di giocatore X e giocatore Y, non contano i nomi, non contano le squadre di appartenenza, non conta il tifo e gli schieramenti e le prese di posizione ad esso legati. Non si può “inquinare” questo tema con il tifo, almeno questo no. Il principio sul quale si basa la sentenza Acerbi-Juan Jesus (leggi qui) va rispettato, in quanto cardine del diritto: non si può essere condannati senza prova. Vale per la giustizia ordinaria e anche per quella sportiva, sia pure con qualche sfumatura diversa che non cambia la sostanza. Tuttavia quello che è stato scritto dal Giudice Sportivo non può farci esimere dal dire che tutto questo non ci basta, perché lascia degli interrogativi, tanti, che non sono ancora stati chiariti. Qui si tratta di presunto razzismo, non solo di un fatto di campo, e dunque c’è di mezzo una questione etica centrale quando si parla di sport e non solo. L’analisi dei fatti, soprattutto di quelli che sono stati riportati nella sentenza, non può non portare all’esigenza, forte, di saperne di più. Serve più chiarezza e più trasparenza. E a tutto questo potrebbe contribuire in modo determinante una delle due parti in causa, quella che non abbiamo ancora sentito: Francesco Acerbi.

La ricostruzione

Per capire meglio la sentenza (e quello che ancora non torna) giova ricostruire quello che è accaduto da Inter-Napoli del 17 marzo sera in avanti:

  • Le immagini della partita dimostrano che c’è uno scontro di gioco tra Acerbi e Juan Jesus. Successivamente un contatto tra i due, delle parole. In seguito all’episodio arriva un chiarimento e (anche dalle immagini a disposizione) si intuiscono le scuse di Acerbi nei confronti del difensore avversario. In seguito, Juan Jesus si rivolge all’arbitro e afferma di aver subito insulti razzisti (il difensore si tocca anche la patch antirazzista della Serie A).
  • Nel post partita Juan Jesus risponde alle domande sull’episodio: “Lui ha visto che è andato oltre e ha chiesto scusa”. Dunque, le avvenute scuse si presumono dalle immagini e vengono confermate dal giocatore, che chiude l’accaduto circoscrivendolo sul campo. Ma per cosa Acerbi ha chiesto scusa nel dettaglio?
  • Il giorno dopo Acerbi lascia il ritiro della Nazionale in attesa che venga fatta luce sull’episodio. All’arrivo a Milano ai giornalisti presenti risponde affermando di non aver pronunciato frasi razziste: "Dalla mia bocca non sono mai uscite. Sono 20 anni che gioco a calcio e so quello che dico. Sono tranquillo".
  • In seguito alle parole di Acerbi, e alle precedenti dichiarazioni del suo procuratore Federico Pastorello, Juan Jesus reagisce con un post sui social in cui a quel punto decide di dare nel dettaglio la sua versione estesa dei fatti: "Per me la questione si era chiusa ieri in campo con le scuse di Acerbi e sinceramente avrei preferito non tornare su una cosa così ignobile come quella che ho dovuto subire. Oggi però leggo dichiarazioni di Acerbi totalmente contrastanti con la realtà dei fatti, con quanto detto da lui stesso ieri sul terreno di gioco e con l’evidenza mostrata anche da filmati e labiali inequivocabili in cui mi domanda perdono. Così non ci sto. Il razzismo si combatte qui e ora. Acerbi mi ha detto: 'Vai via nero, sei solo un negro..'. In seguito alla mia protesta con l’arbitro, ha ammesso di aver sbagliato e mi ha chiesto scusa aggiungendo poi anche: 'per me negro è un insulto come un altro'. Oggi ha cambiato versione e sostiene che non c’è stato alcun insulto razzista”.
  • Infine l’inchiesta della Procura federale, le audizioni dei due calciatori (Acerbi accompagnato dall’avvocato del club e dall’Ad Marotta, Juan Jesus da solo), e infine la sentenza. La posizione sostenuta dal difensore del Napoli è chiara, ed è la stessa che lui stessa ha pubblicato. Sulla versione di Acerbi abbiamo solo indiscrezioni giornalistiche, non confermate dal giocatore apertamente. Secondo la sua ricostruzione, Juan Jesus avrebbe frainteso la frase “Ti faccio nero” che Acerbi avrebbe pronunciato nei confronti dell’avversario sul campo.

Le domande e le risposte che mancano

Dunque abbiamo messo in fila, in modo schematico, le tappe della vicenda proprio per avere sempre presente l’ordine dei fatti. Fatti che fanno sorgere molte domande, a maggior ragione dopo aver letto la sentenza:

  • E’ possibile che dei 22 giocatori in campo nessuno abbia sentito nulla, come si evince da quanto scritto dal Giudice Sportivo? Sappiamo che sono stati ascoltati dei giocatori dalla Procura Federale: quali sono? E con quale modalità?
  • E’ possibile che non sia stato trovato un particolare, un fatto, un’immagine che rendano più credibile una versione rispetto ad un’altra totalmente opposta?
  • Nella sentenza viene riconosciuto che Acerbi ha pronunciato un’offesa che però non è dimostrabile sia razzista. Questo è il punto centrale. Le parole di Acerbi vengono definite nella sentenza “dal tenore offensivo e minaccioso” e riconosciute come tali anche da Acerbi. Dunque quale sarebbe questo insulto offensivo e minaccioso, ma non razzista? Cosa è stato riferito da Acerbi durante l’audizione in Procura federale? La versione che trapela, ripetiamo, è che l’interista avrebbe detto a Juan Jesus: “Ti faccio nero”. Se questo fosse vero, non sarebbe dunque incompatibile con quanto riportato nella sentenza? “Ti faccio nero” non è un’espressione razzista, ma può essere considerata “offensiva e minacciosa”? Evidentemente no.

La domanda a cui Acerbi dovrebbe rispondere

Al momento restano i fatti, a partire dal chiarimento dei due giocatori in campo fino alla sentenza di oggi. Ma restano anche i dubbi. E, forse, alla domanda più importante dovrebbe rispondere proprio Acerbi. Vista la portata dell’accusa che era in ballo, ovvero il presunto razzismo, ci pare lecito chiedere ad Acerbi: cosa ha detto in campo? Cosa ha riferito al Procuratore? E ancora, sarebbe interessante sapere se ha intenzione, per esempio, di querelare Juan Jesus che lo ha accusato di essere razzista e pure mentitore. Tutte domande che non hanno intento inquisitorio, sia chiaro. Anzi, non sarebbe anche e soprattutto nell’interesse di Acerbi fare chiarezza, in modo trasparente, sulla vicenda? Togliere ogni dubbio sul fatto che non ha mai pronunciato frasi razziste, e non per insufficienza di prove? Questa sentenza ha troppi elementi oscuri: visto che il tema è il razzismo dobbiamo saperne di più e nessuno più di Acerbi può fare chiarezza. E’ lecito e anzi è doveroso chiederlo, non deve finire qui. Questo non può bastare, non può bastare una sentenza che – soprattutto nella parte relativa alla definizione dell’insulto di Acerbi – non chiarisce quello che è accaduto e si limita a dare torto e ragione a entrambi, sterilizzando ogni possibile replica. Visto anche che la sentenza è definitiva e non appellabile. Bene ha fatto il giudice sportivo a non cercare una soluzione di mezzo, la squalifica per comportamento anti sportivo, ad esempio. Il razzismo non è antisportivo, è molto peggio, e qui dobbiamo sapere se c’è stato o non c’è stato. Nessuno può essere condannato per insufficienza di prove, questo è indiscutibile. Acerbi non è colpevole, questo è altrettanto indiscutibile. Lo dice una sentenza da rispettare. Ma sarebbe molto meglio, per comprenderla, sapere qual è la versione di Acerbi, il dettaglio che manca, qual è il contenuto della sua deposizione. E perché la denuncia di Juan Jesus – successiva a quanto riscontrato sul campo - sia stata ritenuta credibile, o non credibile, al pari della versione di Acerbi.