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Addio a Evaristo Beccalossi, morto a 69 anni la leggenda dell'Inter e idolo dei tifosi

live lutto

Evaristo Beccalossi è stato una delle bandiere dell'Inter (con cui ha giocato dal 1978 al 1984, vincendo uno scudetto e una coppa Italia). Trequartista mancino, idolo dei tifosi nerazzurri, avrebbe compiuto 70 anni fra pochi giorni. Il ricordo dell'Inter: "Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone". 

Union Brescia: "Segno indelebile dentro e fuori dal campo"

 "Union Brescia esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi", figura storica del calcio italiano e simbolo della brescianità. In una nota ufficiale, il club sottolinea come Beccalossi abbia rappresentato "una visione del gioco fatta di concretezza e, al tempo stesso, di straordinaria sensibilità artistica", capace di lasciare "un segno indelebile dentro e fuori dal campo". "Alla famiglia e a tutti i suoi cari giungano le più sentite condoglianze", si legge ancora nel messaggio firmato dal presidente, Giuseppe Pasini, e da tutto l'Union Brescia. 

La camera ardente

Sarà allestita in giornata alla clinica Poliambulanza di Brescia la camera ardente di Evaristo Beccalossi, morto nella notte a 69 anni. In queste ore la famiglia di Beccalossi ha dato l'ok per l'espianto delle cornee

"Non giocava col pallone, era il pallone che giocava con lui"

Nel messaggio di cordoglio dell'Inter viene citata una celebre frase che l'avvocato Peppino Prisco dedicò a Beccalossi: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole".

I due rigori sbagliati con lo Slovan Bratislava

Fra i momenti iconici che hanno contribuito a rendere Evaristo Beccalossi un mito ci sono naturalmente i due rigori sbagliati in pochi minuti in una partita dell’Inter di Coppa delle Coppe. Era il 15 settembre 1982, a San Siro durante Inter-Slovan Bratislava: Beccalossi veniva da una serie lunghissima di rigori trasformati e, a inizio secondo tempo, nel giro di pochissimo ne sbaglia due di fila (e in più sul secondo prende pure il palo dopo la respinta del portiere). L’episodio ispirò fra le altre cose un monologo del comico Paolo Rossi, che trasformò quella serata in una riflessione filosofica sul talento e sulla sfiga. Qui sotto “Lode a Evaristo Baccalossi”, il monologo tratto dal programma Sky “Confessioni di un cabarettista”

La doppietta nel derby

Il 'Beck', come era soprannominato Beccalossi, era amatissimo dai tifosi dell'Inter. Per il suo modo di giocare e anche per alcuni episodi che hanno contraddistinto la sua carriera. Fra questi la doppietta segnata al Milan nel diluvio di San Siro, nel derby d'andata della stagione 1979/80 (quella che porto poi allo scudetto nerazzurro). 

Il cordoglio dell'Inter: "Era sempre uno di noi"

L'Inter sul suo sito ufficiale l'ha voluto ricordare così: "Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone.   Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi.  Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato 'Driblossi'. L'arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone. Nessuno, meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l'iconicità di Evaristo: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole".  Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì.  Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: "Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me".  La numero 10 sulle spalle: arrivò all'Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D'altronde la segnalazione a Sandro Mazzola - suo predecessore con la 10 e all'epoca dirigente nerazzurro - arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica.  "Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato". Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l'Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto. Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell'8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra.   Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli - uno Scudetto e una Coppa Italia - Beccalossi è sempre stato l'uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall'attore Paolo Rossi.  "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi". Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo".

La carriera

Evaristo Beccalossi è stato uno dei fantasisti più talentuosi e imprevedibili del calcio italiano a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. Cresciuto nel Brescia, ha legato indissolubilmente il suo nome all'Inter, squadra in cui ha militato per sei stagioni diventando l'idolo indiscusso della tifoseria grazie al suo sinistro vellutato. Con la maglia nerazzurra ha vinto lo scudetto del 1980 e una Coppa Italia. Noto per il suo carattere estroso, Beccalossi incarnava la figura classica del numero dieci geniale ma discontinuo. Dopo l'esperienza milanese ha vestito le maglie di Sampdoria, Monza e ancora Brescia, chiudendo poi la carriera nelle serie minori con Alessandria e Barletta. Nonostante l'immenso talento tecnico, non è mai riuscito a esordire nella Nazionale maggiore, rimanendo uno dei più celebri esclusi dell'era Bearzot. La sua figura è rimasta iconica nel panorama calcistico anche dopo il ritiro, trasformandosi in un apprezzato opinionista televisivo e dirigente sportivo.

Addio a Evaristo Beccalossi

È morto nella notte Evaristo Beccalossi, una delle bandiere dell'Inter, storico centrocampista della squadra milanese. L'ex calciatore e dirigente sportivo avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio. Da un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.

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