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Addio a Evaristo Beccalossi, morto a 69 anni la leggenda dell'Inter e idolo dei tifosi

lutto

Evaristo Beccalossi è stato una delle bandiere dell'Inter (con cui ha giocato dal 1978 al 1984, vincendo uno scudetto e una coppa Italia). Trequartista mancino, idolo dei tifosi nerazzurri, avrebbe compiuto 70 anni fra pochi giorni. Il ricordo dell'Inter: "Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone". 

Marotta: "Danzava in campo, ha vissuto lo splendore del calcio romantico"

Nel video il ricordo del presidente dell'Inter Beppe Marotta: "Beccalossi ha vissuto lo splendore del calcio romantico, danzava in campo, è stato autore di giocate sublimi"

Marotta ricorda Beccalossi: 'Danzava in campo, ha vissuto il suo splendore in un calcio romantico'

Marotta ricorda Beccalossi: 'Danzava in campo, ha vissuto il suo splendore in un calcio romantico'

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Il cordoglio della Figc e di Gravina

"La Figc e il presidente Gabriele Gravina si uniscono al cordoglio dei familiari di Evaristo Beccalossi, uno dei calciatori italiani più talentuosi degli anni ’70-’80 scomparso oggi all’età di 69 anni. Centrocampista offensivo, è cresciuto nella squadra della sua città, il Brescia, per poi essere acquistato dall’Inter nell’estate del 1978. Con i nerazzurri è sceso in campo 216 volte (37 le reti all’attivo), laureandosi campione d’Italia nella stagione 1979/80 e vincendo due anni più tardi anche una Coppa Italia. Nel corso di una lunga carriera ha indossato anche le maglie di Sampdoria, Monza, Barletta, Pordenone e Breno e quella azzurra: tre le sue presenze con la Nazionale Under 21, quattro e un gol con la Nazionale Olimpica. E l’azzurro lo ha accompagnato anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo dal momento che ha ricoperto il ruolo di capodelegazione delle Nazionali Under 20 e Under 19, con la quale ha festeggiato nel 2023 a Malta il titolo di campione d’Europa. “Perdiamo una persona vera – dichiara il presidente Gravina - un entusiasta del calcio e un riferimento per i giovani. Oltre ad essere stato un grande calciatore, nel suo ruolo di capodelegazione delle Nazionali giovanili azzurre ha contribuito alla crescita di tanti ragazzi, ai quali trasmetteva amore per il nostro sport”.

Enrico Ruggeri: "L'abbraccio di ieri sera momento straziante"

Enrico Ruggeri su Instagram ha ricordato il suo grande amico Evaristo Beccalossi: "Due ragazzi che crescendo sono rimasti uno accanto all’altro. Hai portato il sorriso in ogni luogo che hai attraversato, sono fiero di te: del Campione si parlerà per sempre, l’uomo sarà luce per chi ti ha conosciuto. L’abbraccio di ieri sera è stato uno dei momenti più strazianti della mia vita. Arrivederci Fantasista" le parole abbinata a una foto d'annata che li ritrae insieme

Infantino: "Se amo il calcio, lo devo in gran parte a te"

Il presidente della Fifa Gianni Infantino su Instagram ricorda Evaristo Beccalossi

Ig Infantino

Il ricordo di Massimo Moratti

Intervenuto telefonicamente a Sky Sport 24, l'ex presidente dell'Inter Massimo Moratti ha ricordato Evaristo Beccalossi con le parole e le emozioni del tifoso: "Rimaneva impresso grazie alla sua classe straordinaria. Sembrava sempre che il pallone volesse andare da lui perché sapeva come trattarlo". La genialità era rimasta il tratto distintivo di Beccalossi anche da commentatore: "Lui era un estroso e l'estro è fare qualcosa di diverso dagli altri. Sapeva cogliere gli attimi nei quali uscire dalla normalità e dalla noia sia dentro che fuori dal campo". Guarda il VIDEO

'Classe ed estro, un sogno per i tifosi'. Massimo Moratti ricorda così Evaristo Beccalossi. VIDEO

'Classe ed estro, un sogno per i tifosi'. Massimo Moratti ricorda così Evaristo Beccalossi. VIDEO

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Teotino ricorda Beccalossi: guarda il VIDEO

Nel VIDEO il ricordo di Gianfranco Teotino, intervenuto in diretta a ' Sky Sport24' dopo la notizia della morte di Evaristo Beccalossi

I funerali venerdì a Brescia

I funerali di Evaristo Beccalossi si svolgeranno venerdì 8 maggio, alle ore 13:45, nella Chiesa Conversione di San Paolo, a Brescia. La camera ardente, informa la famiglia dell'ex calciatore scomparso, sarà aperta presso la Fondazione Poliambulanza nella città lombarda, oggi dalle 12 alle 19 e domani dalle 9 alle 19. 

Galliani: "Nostro legame risale a quando giocava nel mio Monza"

"La scomparsa di Evaristo Beccalossi mi addolora profondamente. Indimenticato fuoriclasse nerazzurro, con lui perdo un amico. Il nostro legame risale alla stagione 1985-86 quando giocava nel mio Monza e il suo sinistro fatato e il suo estro purissimo incantavano i brianzoli. Caratteristiche che hanno reso Evaristo protagonista della storia del calcio italiano. Era un talento unico, capace di accendere la fantasia dei tifosi con una sola giocata. Alla sua famiglia rivolgo le mie più sentite condoglianze, nel ricordo di un uomo di sport che ha dato tanto al nostro calcio e alle mie città". Lo dichiara Adriano Galliani. 

Union Brescia: "Segno indelebile dentro e fuori dal campo"

 "Union Brescia esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi", figura storica del calcio italiano e simbolo della brescianità. In una nota ufficiale, il club sottolinea come Beccalossi abbia rappresentato "una visione del gioco fatta di concretezza e, al tempo stesso, di straordinaria sensibilità artistica", capace di lasciare "un segno indelebile dentro e fuori dal campo". "Alla famiglia e a tutti i suoi cari giungano le più sentite condoglianze", si legge ancora nel messaggio firmato dal presidente, Giuseppe Pasini, e da tutto l'Union Brescia. 

La camera ardente

Sarà allestita in giornata alla clinica Poliambulanza di Brescia la camera ardente di Evaristo Beccalossi, morto nella notte a 69 anni. In queste ore la famiglia di Beccalossi ha dato l'ok per l'espianto delle cornee

"Non giocava col pallone, era il pallone che giocava con lui"

Nel messaggio di cordoglio dell'Inter viene citata una celebre frase che l'avvocato Peppino Prisco dedicò a Beccalossi: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole".

I due rigori sbagliati con lo Slovan Bratislava

Fra i momenti iconici che hanno contribuito a rendere Evaristo Beccalossi un mito ci sono naturalmente i due rigori sbagliati in pochi minuti in una partita dell’Inter di Coppa delle Coppe. Era il 15 settembre 1982, a San Siro durante Inter-Slovan Bratislava: Beccalossi veniva da una serie lunghissima di rigori trasformati e, a inizio secondo tempo, nel giro di pochissimo ne sbaglia due di fila (e in più sul secondo prende pure il palo dopo la respinta del portiere). L’episodio ispirò fra le altre cose un monologo del comico Paolo Rossi, che trasformò quella serata in una riflessione filosofica sul talento e sulla sfiga. Qui sotto “Lode a Evaristo Baccalossi”, il monologo tratto dal programma Sky “Confessioni di un cabarettista”

La doppietta nel derby

Il 'Beck', come era soprannominato Beccalossi, era amatissimo dai tifosi dell'Inter. Per il suo modo di giocare e anche per alcuni episodi che hanno contraddistinto la sua carriera. Fra questi la doppietta segnata al Milan nel diluvio di San Siro, nel derby d'andata della stagione 1979/80 (quella che porto poi allo scudetto nerazzurro). 

Il cordoglio dell'Inter: "Era sempre uno di noi"

L'Inter sul suo sito ufficiale l'ha voluto ricordare così: "Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone.   Il talento non si impara. È un dono, al massimo lo si alleva, con la testardaggine di chi è destro di piede e fin da bambino allena il sinistro nel garage di casa fino a diventare mancino, ambidestro, praticamente onnipotente con entrambi i piedi. Quello di Evaristo Beccalossi era limpido, abbagliante, in contrasto con una continuità di rendimento che a volte veniva meno nel corso delle partite ma che, sempre, gli veniva perdonata, dai compagni e dai tifosi.  Fantasista: precisamente, Beccalossi. Gianni Brera lo aveva ribattezzato 'Driblossi'. L'arte di dribblare, di saltare gli avversari: azzardi sfrontati, quasi sempre riusciti, con leggerezza. Il bello del calcio, il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Coi riccioli che ciondolavano sulle spalle, con la sua cadenza inconfondibile in mezzo al campo, dava carezze al pallone. Nessuno, meglio di Peppino Prisco, ha fotografato l'iconicità di Evaristo: "Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole".  Le coccole di Evaristo sono state tante, dentro e fuori dal campo, negli anni in nerazzurro - dal 1978 al 1984 - e poi dopo, nella vita da ex calciatore, sempre al fianco dell'Inter, sempre dentro il calcio, tra Federazione, ragazzi da ispirare e far crescere. Da fantasista anche lì.  Destro, sinistro, gol e visione di gioco. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava. E segnava, forniva assist, dipingeva traiettorie. A volte a intermittenza, a volte in maniera folgorante. Con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre contraddistinto, ammetteva candidamente, senza paura di essere giudicato, perché il suo forte era anche quello: "Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me".  La numero 10 sulle spalle: arrivò all'Inter dal Brescia, la squadra della sua città, nel 1978 e si trovò catapultato dentro un Meazza che lo accolse subito spellandosi le mani. D'altronde la segnalazione a Sandro Mazzola - suo predecessore con la 10 e all'epoca dirigente nerazzurro - arrivò dopo una partita in cui dribblò cinque giocatori, prima di fallire il gol davanti al portiere. Il manifesto della sua immensa bravura e anche della sua volubilità, così particolare e al tempo stesso magnetica.  "Con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato". Molti di noi non erano ancora nati, in quel 1980, ma quel coro accompagnò l'Inter di Bersellini verso il 12° Scudetto. Con Bordon, Baresi, Altobelli, Caso, Bini, Marini, Oriali, Canuti, Pasinato, Muraro, Mozzini, Pancheri, Ambu, Cipollini, Occhipinti e, ovviamente, Evaristo Beccalossi, il 10 di quella squadra. Sette gol, due nel derby dell'8 ottobre 1979. Un destro al volo di una leggerezza inarrivabile, su un campo senza erba, solo di fango. E un altro gol per chiudere una stracittadina solo nerazzurra.   Più dei gol, 37 in 215 apparizioni, più dei titoli - uno Scudetto e una Coppa Italia - Beccalossi è sempre stato l'uomo dei sogni: quello che ti poteva regalare una magia, in qualsiasi momento, e pazienza se non arrivava, tu lo avevi in campo e bastava quello, sapere di poter assistere, presto o tardi, a un dribbling, a una traiettoria impensabile. E pazienza, se in una notte di coppa, arrivarono due errori dal dischetto nel giro di cinque minuti. Ancora una volta, geniale anche in questo caso, pur senza meriti, si trasformò questa serata storta in un qualcosa di artistico: il monologo portato a teatro dall'attore Paolo Rossi.  "La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d'oggi". Non solo un buon ricordo, ma anche un orgoglio profondo nell'aver avuto il 'Becca' nella storia del Club. E quella malinconia che si mischia alla tristezza profonda di queste ore ci accompagna con l'ennesimo dribbling della vita di Evaristo".

La carriera

Evaristo Beccalossi è stato uno dei fantasisti più talentuosi e imprevedibili del calcio italiano a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. Cresciuto nel Brescia, ha legato indissolubilmente il suo nome all'Inter, squadra in cui ha militato per sei stagioni diventando l'idolo indiscusso della tifoseria grazie al suo sinistro vellutato. Con la maglia nerazzurra ha vinto lo scudetto del 1980 e una Coppa Italia. Noto per il suo carattere estroso, Beccalossi incarnava la figura classica del numero dieci geniale ma discontinuo. Dopo l'esperienza milanese ha vestito le maglie di Sampdoria, Monza e ancora Brescia, chiudendo poi la carriera nelle serie minori con Alessandria e Barletta. Nonostante l'immenso talento tecnico, non è mai riuscito a esordire nella Nazionale maggiore, rimanendo uno dei più celebri esclusi dell'era Bearzot. La sua figura è rimasta iconica nel panorama calcistico anche dopo il ritiro, trasformandosi in un apprezzato opinionista televisivo e dirigente sportivo.

Addio a Evaristo Beccalossi

È morto nella notte Evaristo Beccalossi, una delle bandiere dell'Inter, storico centrocampista della squadra milanese. L'ex calciatore e dirigente sportivo avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, il 12 maggio. Da un anno le sue condizioni di salute erano critiche dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma. Il decesso è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì in clinica Poliambulanza a Brescia, dove Beccalossi era ricoverato.

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