Fai di Sky Sport il tuo sito preferito su Google
Arrow-link
Arrow-link

De Rossi come Gasp? Malinovskyi: "Al Genoa può aprire un ciclo"

Serie A
Marco Bovicelli

Marco Bovicelli

Domenica scorsa l’ultimo saluto al Ferraris, oggi quello a tutto il mondo rossoblù. In attesa della gara col Lecce, ultima tappa della sua avventura al Genoa e in Italia, e della nuova esperienza al Trabzonspor che lo aspetta, Ruslan Malinovskyi dalla sala stampa del Signorini di Pegli ha salutato il mondo rossoblù. Ripercorrendo i tre anni a Genova, partendo dall’abbraccio di domenica da parte dei tifosi al Ferraris

"Pensavo di non piangere a fine partita, perché il Genoa aveva già fatto un post che mi ha toccato nel profondo, ho avuto sempre un grande sostegno qui. Ho sempre dato il massimo qui, onorato la maglia del Genoa, ho dato tutto. Qui c’è un’atmosfera incredibile,  per me è stato un grande onore ricevere quell’abbraccio allo stadio, significa che ho fatto qualcosa al Genoa in questi tre anni e quello che è arrivato a me dai tifosi, è stato una cosa incredibile. Sono orgoglioso di ricevere di questo attestato di stima e di aver giocato tre anni meravigliosi anche con un infortunio brutto, ma ho sempre dato il massimo e posso dirgli solo grazie"

Un’immagine di questi tre anni a Genova?

"Il Genoa mi ha dato prima di tutto grande sostegno e grande amore da parte anche di tutta la città, mi ha dato la possibilità di stare qui come una persona normale, girare la città, mi è piaciuto. Qui ho trovato un ambiente, una società che mi ha voluto bene, abbiamo avuto un gruppo a partire da Gilardino e con i giocatori qui da tempo come Sabelli, Ekuban, Strootman, Badelj, Bani. Una base che ha sempre lavorato con grande responsabilità. Tutti bravi ragazzi, lo ricorderò sempre come un periodo meraviglioso"

Lasci un Genoa che può crescere ancora dopo la salvezza facile raggiunta?

"Non è stata facile, il calcio cambia sugli episodi. Il mister è arrivato in un momento difficile. Il fatto di aver riunito il gruppo, di aver avuto un obiettivo forte, una nuova idea di gioco, il suo stile. Siamo cresciuti tantissimo anche individualmente, lui ha tenuto insieme la squadra, 25 giocatori e anche quelli che erano fuori"

Il mio gol più importante?

Quello di quest’anno contro il Bologna (a Marassi, 3-2 finale ndr). Partita complicata, vista la classifica, un po’ di pressione, mi ricordo quell’emozione quando ho fatto gol ho pensato ‘vinciamo questa partita’. Una partita così non la dimentichi mai. Sotto di 2-0 in casa, atmosfera con quel vulcano dentro allo stadio, un gol bellissimo. La spinta dei tifosi non manca mai, un episodio e i tifosi esplodono"
 

A Genova anche un infortunio importante, in trasferta a Venezia la scorsa stagione la rottura del perone. Timore di dover smettere?

"Siamo tutti uguali, ci sono periodi difficili, ma ricordo ogni giorno l’essere qui col sorriso, con i ragazzi, bisogna essere positivi, al tuo posto per lavorare. Certo i primi due mesi con le stampelle, con le viti, sono stati difficili, anche dal punto di vista mentale. Paura di smettere però no, non ne ho mai avuta: con infortuni così importanti è fondamentale guardare ogni due o tre settimane per vedere come va e fare un passo avanti, guardarti dentro e sentire che stai tornando. È stato un episodio sfortunato in campo, cento volte non succede un episodio così, però sono contento di essere tornato a giocare e sono dell’idea di non aver fatto male"

Cosa mi mancherà di Genova e il ricordo più bello?

"Un mare splendido, lo stadio, i tifosi. Anche il centro sportivo - sorride - qui c’è tutto, sono migliorati i campi di allenamento. Il ricordò più bello la nascita di mio figlio Christian, quello è il ricordo più emozionante"

Arrivato in prestito dal Marsiglia sei stato riscattato diventando un leader del Genoa, è scattata la scintilla, cosa è successo?

"Prima del Genoa ho avuto interessamenti di altre squadre, ma ho scelto il Genoa per la serietà del club, per il progetto serio che mi hanno spiegato. Conoscevo da fuori i tifosi del Genoa, io amo il calcio come lo amano loro. Ognuno fa il proprio lavoro con passione, a me piace giocare in stadi pieni con trenta, quaranta, cinquantamila persone anche contro, mi dà energia. Il primo anno con Gilardino abbiamo fatto un grande campionato, il secondo anno un po’ di sfortuna (con l’infortunio), ci sta la vita é così. Quest’anno all’inizio ho giocato poco, poi è arrivato il mister De Rossi, mi ha dato fiducia, mi ha dato tanto e abbiamo fatto una seconda parte di stagione buona, abbiamo fatto molto bene"
 

A Lecce l’ultima gara con la maglia del Genoa sulle spalle, poi sarà tempo di salutare i compagni. Cosa gli dirò?

"Già gliel’ho detto ai ragazzi con esperienza che sono qui da tanto tempo, fondamentali anche per i più giovani per dare l’esempio. L’unica cosa che ho detto è 'avete poco tempo, il tempo va veloce. Divertitevi, lavorate perché poi vi mancheranno tante cose. Un giorno sei importante, poi il giorno dopo devi avere la concorrenza giusta perché ti fa crescere'. Ho detto anche 'ogni anno dovete avere l’obiettivo di fare sempre un passo in avanti in tutte le cose'. Anche i ragazzi giovani che magari hanno giocato cinque partite, devono puntare a giocarne quindici. Il talento per i giovani non significa niente se non giochi, per quello non devono perdere tempo"

Lascio una piazza, con tifosi da Champions, che meriterebbe piazzamenti più importanti?

"C’è tutto dentro. I tifosi sono già lì, lo stadio anche se da rimodernare è bellissimo. C’è una concorrenza molto alta se guardi la classifica, l’Udinese ha fatto un campionato stabile, il Sassuolo ha fatto bene. É importante tenere le basi per fare la squadra, se cambi tanto non è facile. Poi ora c’è il Bologna, il Como, l’Atalanta. Spero che il Genoa possa fare tante cose, ma vediamo. Io spesso non guardo a lungo termine, ma partita dopo partita. In Italia il campionato poi inizia dalla trentesima giornata, spero che il prossimo anno il Genoa possa fare ancora meglio"
 

Le differenze tra il calcio in Belgio, Francia e in Italia? Il Belgio è il miglior posto per far crescere i giocatori, per la mentalità che c’è, sono molto disciplinati. Poi c’è solo il calcio. Nel campionato fanno giocare i ragazzi giovani. Campionato strano, la tattica non è tantissima, ma dopo sessanta minuti diventa quasi un ping pong, palla da una parte e dall’altra con tanti gol.

 

In Francia sono arrivato in un grande club con tanta pressione, campionato fisico e intenso, non tatticamente come in Italia. In Italia la base è tattica e tutti gli undici giocatori devono capire cosa fare e il ruolo sul campo, soprattutto in fase difensiva, in fase offensiva c’è un po’ più di fantasia”.

In Italia tra gli allenatori avuti Gasperini e De Rossi. Similitudini e differenze?

"Parliamo di un calcio diverso, i concetti di calcio e di posizioni dei giocatori sono un po' diverse. Quello che è simile è quando De Rossi fa sala video, come Gasperini anche quando non parlavo bene italiano, e spiega, tu capisci subito. Questa, per me, è la forza di un allenatore forte: spiegare chiaramente in venti minuti in modo tale da farsi capire subito. Quando oggi De Rossi fa i video sembra che alleni da trent'anni come esperienza, è molto rilassato, chiaro e ti spiega benissimo i concetti su come vuole giocare in fase offensiva e difensiva. Gasperini è uguale. Questa per me è la base più importante, perché poi tutti e undici fanno quel che devono fare per ottenere un risultato. Come mister, però, sono diversi".

 

Vai a giocare in Turchia, un paese la cui nazionale va al Mondiale a differenza dell'Italia. Secondo te il calcio turco è cresciuto così tanto e l'Italia é rimasta così indietro?

"Ci sono tanti giocatori che giocano in Europa e questo fa la differenza. Anche l'Ucraina può fare quel passo, ora che Maldera è diventato tecnico della nazionale. Ci sono Yildiz, Güler al Real Madrid. Hanno giocatori forti. L'Italia è sempre stata una squadra forte. Io ho giocato in Bosnia, non è facile giocarci e la qualità del campo non è bella. Come a Marsiglia crei tante occasioni da gol, poi magari perdi il quarto di finale di Coppa di Francia col Nancy che rischiava di retrocedere in Serie C francese. Nel calcio di oggi, se vanno forte fisicamente, puoi andare in difficoltà con tutti. Se non vai in verticale e non vinci i duelli, diventa difficile"

De Rossi ha avuto parole bellissime per te, un giocatore con caratteristiche che sarà difficile ritrovare. Cosa ti ha dato quest'anno? E il Genoa con lui può aprire un ciclo?

"Il mister mi ha dato tantissimo, soprattutto mi ha dato più libertà in campo, quella che non avevo avuto. Lui è molto bravo a lavorare coi giocatori giovani, trova sempre le parole giuste. Un po' urla, un po' sta tranquillo. Comunica anche se il ragazzo è timido e trova le parole giuste per migliorarlo. Va sulle cose individuali per migliorarle ed eliminare i difetti che ogni calciatore ha. Se può aprirsi un ciclo con De Rossi al Genoa? Certo, credo di sì, poi tutto dipende. Come allenatore farà una grande carriera, è un allenatore forte. Vediamo chi rimane, chi arriva, che giocatori. Penso che l'importante sarà avere le giuste caratteristiche per il calcio che lui vuole, non solo tecniche. Servono intensità, velocità, buona tecnica e intelligenza sul campo. Lui va sulle caratteristiche di ogni giocatore per sfruttarle al massimo, per fare una squadra forte".

Segui tutti gli aggiornamenti di Sky Sport

- Segui Sky Sport su Google Discover- Non perderti live, news e video

- WhatsApp - Le notizie che devi sapere? Le trovi sul canale di Sky Sport

- Guarda tutti gli Highlights - Entra in SkyLightsRoom

- Offerte Sky - Scopri le promozioni disponibili e attivale subito

 

CALCIO: SCELTI PER TE