Inter campione d'Italia, le pagelle scudetto di Stefano De Grandis
i votiIntroduzione
L'Inter è campione d'Italia per la 21^ volta e nelle pagelle di Stefano De Grandis sono Lautaro Martinez e Federico Dimarco i migliori. Dopo di loro ecco Cristian Chivu che "ha surfato con disinvoltura sull’onda delle critiche, mantenendo le idee chiare e dimostrando una grande capacità nella comunicazione". Voti altissimi anche per Calhanoglu e Pio Esposito, altri due protagonisti di questa stagione. Per Bastoni c'è un prima e un dopo Inter-Juve. E, nonostante il titolo, c'è anche un voto sotto il 6... Qui tutti i voti scudetto e i giudizi a cura di Stefano De Grandis
Quello che devi sapere
SOMMER 6,5
Chi ricorda i prodigi di una stagione fa, quelli che hanno permesso all’Inter di arrivare a giocarsi la finale in Champions League, certo non riconosce oggi lo stesso portiere. La carta di identità non fa sconti e qualcosa Yann, con un anno in più (saranno 38 a dicembre) ha perso. Nella esplosività, nel magnifico tempismo che gli ha permesso di diventare il portiere che è. Ma chi lo ha stroncato per qualche errore su tiri da lontano – a cominciare dalla partita persa con la Juve in avvio di stagione – ha sbagliato mira. Probabilmente, Sommer non sarà il portiere della prossima Inter, perché si oppone ancora al parabile, ma di miracoli in tasca non ne ha. Ma ha continuato anche in questo campionato a essere il titolare della squadra che ha dominato il campionato. Con il numero dei gol subiti – al momento dello scudetto aritmetico – in linea con quello delle squadre migliori. Chivu non ha mai avuto dubbi, e ha utilizzato il suo secondo, Martinez, solo per la Coppa Italia. Yann Sommer in calo, certo, ma non un punto debole. PROFESSIONISTA
JOSEP MARTINEZ 6
La sua stagione diventa complicata a causa di un incidente automobilistico in cui è coinvolto e nel quale perde la vita un uomo. Ha dovuto ricostruirsi pezzo per pezzo, a livello psicologico prima che tecnico. E per questo motivo Chivu lo ha utilizzato con attenzione. Eppure nelle occasioni in cui ha avuto spazio non ha mai sbagliato partita. Tanta concentrazione e nessuno svarione. E anche se il suo nome non sia stato considerato spendibile per la successione a Sommer, è lui il portiere titolare con cui la squadra conquista la finale di Coppa Italia. AFFIDABILE
BISSECK 7,5
La sua energia ha avuto la meglio sull’esperienza di Acerbi, forzando, per tutto il girone di ritorno, il trasloco di Akanji nella difesa a tre dell’Inter. Forza fisica e anche generosità nel sostenere l’azione offensiva sulla destra. Con 3 gol utili a sbloccare partite complicate (molto bello il sinistro a giro sul secondo palo, per il vantaggio in casa del Genoa). Utilizzato anche come perno centrale, bravo nella marcatura, un po’ meno nella organizzazione della prima uscita di palla dalla difesa. Il salto di qualità completo non è ancora arrivato, ma margini di miglioramento ce ne sono ancora. GUARDIANO
AKANJI 8,5
E’ entrato in squadra appena arrivato dalla Premier e non ne è più uscito. Eccellente ed elegante nella conduzione del pallone a testa alta, ha sempre dato garanzie in copertura sia da braccetto che da perno centrale, quando Chivu ha deciso di rinunciare ad Acerbi. Importante la sua presenza e la sua abilità nel gioco aereo, anche sugli angoli a favore: un’arma decisiva dell’Inter, grazie agli specialisti nella battuta, ma anche per il senso del tempo e la capacità di elevazione del centrale svizzero: sono due i gol di testa in campionato. Il suo errore più grave arriva in Champions, nel ritorno col Bodo. Ma qui si parla di serie A, e il voto alto è in salvo. PROFESSORE
ACERBI 6,5
Dopo anni di presenze consecutive (non voleva mai essere lasciato a riposo), ha dovuto accettare di accomodarsi in panchina. E per uno orgoglioso come lui, che disse no a Spalletti per non essere stato considerato in prospettiva Mondiale, il colpo è risultato durissimo da accettare. Comunque non ha fatto polemica e si è reso disponibile per dare il cambio, in caso di infortuni o anche a partita in corso, con la consueta maestria nella gestione del pallone. La dote di esperienza ha controbilanciato il pizzico di cattiveria perso in marcatura. RICAMBIO
DE VRJI 6
Con l’arrivo di Akanji ha perso una posizione, diventando seconda riserva del centrale difensivo. Come sempre, non ha detto una parola. Anzi, ha mostrato mestiere e serenità ogni volta in cui è stato chiamato in causa. Utilizzato a singhiozzo, non ha mai demeritato. GARANZIA
BASTONI 6,5
Per il difensore c’è un prima e un dopo, in questa stagione. Prima di Inter-Juventus ha rappresentato la garanzia della difesa dell’Inter: centrale di sinistra perfetto, per la raffinatezza del suo piede mancino, sia nell’impostazione che nel cambio di gioco e nel cross, che diventa assist (sono 4, nel momento in cui l’Inter diventa campione d’Italia). Una capacità di giocare a calcio, che stimola l’attenzione del Barcellona, che si dice vorrebbe portarlo in Spagna nella prossima stagione.
C’è però anche il dopo Inter-Juve, con l’onda lunghissima delle polemiche successive alla sua simulazione, che provocò l’espulsione di Kalulu, all’interno della partita più carica di tensione del campionato. Il suo tuffo e l’esultanza, al momento del secondo giallo mostrato dall’arbitro La Penna al difensore della Juve, hanno scatenato la gogna mediatica e la contestazione in tutti gli stadi avversi. E lui, dopo aver chiesto scusa per un gesto tutt’altro che raro nelle partite di calcio, ha vissuto male il clima di forte critica nei suoi confronti. Non ha saputo reggere a livello psicologico, pagandone le conseguenze anche sul piano tecnico e perdendo il posto in squadra. In condizioni normali, resta un faro della catena di sinistra. RIFERIMENTO
CARLOS AUGUSTO 7
Ha fatto anche il vice Dumfries, ma essendo tutto mancino, in quella posizione ha reso poco. Lui nel Monza si esaltava spingendo e arrivando molto spesso al gol; nell’Inter si specializza come terzo di difesa e diventa fondamentale come alternativa a Bastoni. In sostanza, diventa il chiavistello tattico per aggiungere o togliere attitudini offensive della squadra, sostituendo a seconda delle circostante, il primo o il secondo della catena di sinistra. Fisico, applicato, intelligente tatticamente, è una risorsa preziosa anche quando parte dalla panca. La sua stazza e il suo gioco aereo aggiungono forza alla squadra suoi palloni alti, sia in difesa che in attacco. POLIVALENTE
DIMARCO 9
A conti fatti, e anche compreso il calo nel finale di stagione, dove ha pagato la delusione azzurra, è stato il più bravo in assoluto. Lo dimostrano i numeri, che bugie non ne dicono. 17 assist e 6 gol lo score al momento del tricolore aritmetico. E sono cifre da attaccante, non da laterale tutta fascia con compiti anche difensivi. Regge fino al crepuscolo della stagione, sebbene Chivu non lo inserisca, alla Simone Inzaghi, nei cambi fissi da effettuare nel corso della partita. E’ una storia, questa, che Federico non smette di sottolineare giornata dopo giornata. E seppure a volte soffra di amnesie difensive, la qualità e la quantità del lavoro in fase di spinta gli valgono la nomination: IL MIGLIORE
DUMFRIES 8
Quattro mesi di rumore assordante: quello della sua assenza. Priva del motore a destra, l’Inter è sembrata a lungo sul punto di perdere quota, sbilanciata come era verso l’altra parte del campo. Senza di lui, l’Inter attaccava quasi solamente a sinistra e tutti i rimedi cercati e sperimentati da Chivu sono stati poco più che palliativi. Non è un caso che la squadra sia tornata a essere prepotente ed esuberante, e capaci di creare il vuoto dietro di sé, al momento del rientro dell’olandese. Corsa, esuberanza e strapotere fisico. Nella corsa e nello stacco di testa. E’ l’unico della rosa a non avere una vera e propria alternativa in panchina. DEVASTANTE
LUIS ENRIQUE 6,5
E’ stato il più criticato per tutta la prima parte della stagione. Perché di fatto Luis Enrique è un’ala che ha fatto fatica ad abituarsi a correre per tutta la corsia di destra; e perché il compito di rimpiazzare un peso massimo come Dumfries avrebbe schiacciato chiunque. Eppure, con grande sforzo, ha via via riconquistato posizioni e portato a casa la pagnotta. Lo dicono i risultati: dopo l’avvio in salita, con lui in campo dal primo minuto, l’Inter ha messo insieme la striscia più lunga di vittorie – 12 – quella della corsa verso la vetta. Spezzando la serie personale col pareggio casalingo col Napoli. E perdendo in una sola occasione, nel derby che ha interrotto il filotto di imbattibilità dei nerazzurri. Poi ha lasciato il posto a Dumfries. Ma con la coscienza tranquilla. FUNZIONALE
DARMIAN 6
I muscoli usurati da 36enne hanno ridotto al minimo il suo contributo tecnico per il suo terzo scudetto in nerazzurro. Eppure anche in questa stagione si è dimostrato professionista perfetto, uomo spogliatoio senza macchia, e pedina sempre spendibile fisico permettendo. Nelle poche occasioni in cui ha messo piede in campo, dopo il lunghissimo infortunio al polpaccio, ha fornito la solita prestazione intelligente e applicata. Chiude dopo una vincente presenza in rosa da jolly affidabile. SENATORE
BARELLA 7,5
Resta il giocatore più controverso della stagione. E questo perchéla sua capacità tecnica, che lo imporrebbe come leader della squadra, si scontra con il giocatore lezioso e discontinuo che spesso si è visto. Strano che segni il suo primo gol in campionato solo ad aprile. Ed evidente è stato il suo calo nel periodo in cui è stato assente per infortunio Calhanoglu e senza l’ausilio del Mkhitaryan degli anni passati. Dall’altra parte, Nicolò è stato capace di mettere dentro personalità, nei momenti delicati e anche in azzurro. Non si è perso nel dopo Bosnia, quando sembrava che la sconfitta dell’Italia dipendesse tutta dagli interisti; e ha reagito bene alla sconfitta nel derby, anzi dando il massimo nell’ultimo scorcio di campionato e aiutando l’Inter a fare il break decisivo. Il suo voto risulta dalla media tra quello che potrebbe essere potenzialmente (9) e quello che ha rappresentato in una parte della stagione (6); tra quello che pensano i suoi estimatori e quanto replicano invece i detrattori. Il giusto mezzo, ma col finale in crescendo. ARISTOTELICO
CALHANOGLU 8,5
E’ il miglior regista della serie A, senza se e senza ma. Figuriamoci come cambi l’Inter con lui o senza di lui. Pur riconoscendo a Zielinski la capacità di immedesimarsi nel ruolo, con Hakan la squadra ha un chiaro riferimento in mezzo al campo, capace di palleggiare, amministrare, verticalizzare e spesso anche concludere l’azione. La sua stagione indica, nel giorno scudetto, oltre ai 7 assist, 12 gol. Nove ne ha segnati in campionato, di cui uno pesantissimo alla Roma, per cambiare verso a una partita che non aveva preso il suo indirizzo, nel momento in cui si decideva il campionato. Due li ha piazzti nella semifinale di Coppa Italia, quando l’Inter stava per uscire per mano del Como. Insomma, Calha decide.
A 32 anni resta l’ago della bilancia dell’Inter. Privarsene in maniera affrettata, riflettendo superficialmente su una mediana senza di lui, sarebbe l’errore più grave della dirigenza in vista delle modifiche da studiare per il mercato estivo. Con una alternativa di livello alle spalle (appunto Zielinski) può serenamente dare il suo eccellente contributo senza consumarsi. PLAYMAKER
MKHITARYAN 6,5
Il paragone con le stagioni precedenti lo danneggia: era stato troppo bello e funzionale per rendere affascinante anche la versione attuale. A 37 anni compiuti lo scorso gennaio, ovvio che un po’ di corsa e di brillantezza si siano perse per la strada. Ma avendo trovato in questa stagione delle buone alternative, l’armeno ha potuto ogni tanto tirare il fiato e poi gestire, attraverso la sua enorme intelligenza tattica, il ruolo e la manovra. Fa parte della squadra-cervelli dell’Inter. Se la formazione di Chivu è quella che vince sempre e solo attraverso la manovra, è proprio per la possibilità di intercambiare regista, anche nella stessa partita. E mette il sigillo nella partita dell’aritmetico scudetto. QUADRO
FRATTESI 5,5
Spiace dare a lui l’unica insufficienza stagionale, ma nella sua ricerca ossessiva di spazio, in questa stagione, quello del cambio tecnico alla guida, ha finito per fare un passo indietro. La ragione sta nelle sue caratteristiche da grande incursore col senso del gol, all’interno di una squadra che invece fa del palleggio e del possesso palla una sua grande caratteristica. E se Inzaghi in precedenza trovava il momento in cui lanciarlo nella mischia per trovare la zampata offensiva, col pressing più alto di Chivu e con meno campo davanti a sé, Frattesi è stato scavalcato da tutti gli altri interni di centrocampo. Da parte sua non ha trovato correttivi e lo sconforto conseguente gli ha tolto smalto anche in nazionale. Ha bisogno di cambiare area per tornare ad essere il miglior incursore italiano. DISPERSO
ZIELINSKI 8
E’ il migliore acquisto a centrocampo dell’Inter. Ma come, non c’era già?! Certo, ma non questo Piotr! Piazzato da Chivu davanti alla difesa, è diventato il miglior punto di riferimento alternativo a Calhanoglu. Ottimo palleggio, tecnica in velocità e tiro da fuori con tutti e due i piedi. Tanto che Zielinski, con le conclusioni dalla distanza, ha trovato due gol: uno dei più belli (contro il Verona) e uno dei più importanti (nella porta della Juve). Insomma, scudetto da protagonista come ai tempi del Napoli, anche se con Spalletti, allora, lo alternava da mezzala con Elmas. Grazie alla versatilità del polacco, Calhanoglu potrà rimanere il playmaker dell’Inter,ma con la possibilità di tirare il fiato. E Zielinski sarà comunque titolare con la permanenza di Hakan, al centro o da interno sinistro, a seconda delle necessità. INNESTO
SUCIC 6,5
L’avvio era stato fantastico. Petar si era presentato con tutto il corredo tecnico per trovare posto nell’Inter. Fisico, testa alta e capacità di gestire la manovra persino da centrale. La prima riserva di Mkhitaryan, a inizio campionato, era lui. E Chivu lo aveva anche utilizzato da centrale quando Calhanoglu chiedeva il cambio. Partenza a razzo fino a ottobre, con un gol e due assist, poi però si è fatta strada una certa flemma che ha fatto pensare che forse l’avvio della rivoluzione del centrocampo nerazzurro si poteva posticipare. La prima alternativa per la mediana è diventato Zielinski, e Sucic si è risvegliato in primavera, decisivo però per trascinare assieme a Calhanoglu (tre gol in comproprietà) l’Inter alla finale di coppa. Il letargo però ha le sue giustificazioni: la crisi di assestamento, per un 22enne in arrivo dal campionato croato, è più che comprensibile. In più, Petar si è rotto una mano il primo giorno di febbraio dopo uno scontro con Baschirotto. Sottoposto a un intervento chirurgico per stabilizzare la frattura con l’inserimento di una placca, Sucic ha nascosto la notizia, e giocato sul dolore. Possibile che ne sia stato condizionato. Con un anno in più e la mano a posto, potrà certamente migliorare. PROSPETTO
DIOUF 6
E’ l’oggetto misterioso della campagna di rafforzamento e della stagione dell’Inter. Le caratteristiche sono anche chiare: un centrocampista mancino, con la corsa e la forza fisica per fare coast to coast, capace di puntare l’uomo, e con un bel tiro secco per fare gol. In pratica una mezzala, un incursore, e sappiamo bene attaverso Frattesi quali insidie si porti appresso quel ruolo nell’Inter… Probabilmente lo avevano immaginato centrocampista totale e non così offensivo. Ma una volta in rosa non è stato mai impiegato da mezzala, in quello che dovrebbe essere il suo ruolo. Una sola partita da titolare contro il Lecce, durata 57 minuti. E poi qualche spezzone, perlopiù come laterale di destra, visti i 4 mesi di assenza di Dumfries… Bocciato? Più corretto dire: male interpretato. Chivu lo ha considerato e utilizzato, in caso di necessità, come attaccante aggiunto. Lui si è prestato senza protestare. Ma in uno schema di gioco, il 352, dove nessuno ha quella funzione. SPAESATO
THURAM 8
Dopo tre gol e un assist nelle prime cinque giornate di campionato, l’infortunio al bicipite femorale dello scorso autunno gli ha tolto le successive 5 partite di serie A e la forma migliore per gran parte della stagione. Ad un tratto, la sua forza sembrava esaurita e lui nemmeno un parente dell’attaccante bionico che avevamo apprezzato nelle stagioni precedenti. E’ riuscito a crescere ma solo lentamente, a volte entrando addirittura a partita in corso. Il vero Marcus si è ripresentato ad aprile fino al 3 maggio giorno scudetto, con 6 gol e due assist nelle cinque partite del traguardo. Insomma, il momento giusto per salire in doppia cifra nel numero delle reti e per aiutare la squadra a blindare il vantaggio sulla concorrenza. Tecnicamente ha tutto, ma impone la sua superiorità soprattutto a livello fisico. Per questo, la sua condizione di forma diventa decisiva per fare la differenza. PREPOTENTE
LAUTARO MARINEZ 9
Che fosse un finalizzatore fantastico era già abbondantemente acclarato. Ma questa è la stagione in cui si Lautaro impone come leader assoluto, non solo tecnico ma anche carismatico e caratteriale. Impegno, dedizione e sacrificio a favore della squadra e del gioco collettivo. Nelle stagioni passate è capitato che si esaltasse con i suoi gol spettacolari e meno come riferimento offensivo e come fulcro del gioco d’attacco. In questo campionato, semplicemente, tutti hanno approfittato della sua presenza. A cominciare dagli altri attaccanti, tutti importanti nell’alternarsi in squadra, ma tutti più funzionali quando potevano avere lui come partner. Il toro ha cambiato spartito e di modificato il suo apporto, a seconda della sua spalla: centravanti ma anche trequartista pronto a creare spazio per la profondità di Thuram; riferimento offensivo capace di sfruttare le sponde di Pio Esposito; prima punta centrale quando il compagno diventava Bonny, tecnico e ed efficace in velocità ed efficace nel trovare spazi e spunti sulle corsie laterali. Lo frenano i problemi muscolari, ma dopo aver segnato 14 gol in 25 partite. Rientra contro la Roma per firmare con una doppietta una vittoria fondamentale, e poi nel finale, giusto in tempo per festeggiare in campo il suo terzo scudetto con l’Inter. TRASCINATORE
PIO ESPOSITO 7,5
Confermato in rosa una volta abbandonata la pista Lookman, diventa con Bonny l’arma in più di Chivu rispetto alla precedente gestione: la vera alternativa capace di far rifiatare gli attaccanti titolari, in una stagione ad alta concentrazione di impegni. A 20 anni, Pio regge benissimo l’impatto di San Siro e le responsabilità nell’interpretare il ruolo di attaccante dell’Inter: più che per la capacità di segnare gol (6 al momento della conquista dello scudetto), per la sua utilità nel fare da riferimento offensivo, nel difendere palloni, e nel mettersi a disposizione del partner di attacco, con tre assist confezionati solo nel girone di andata. Il suo atteggiamento, e la sua intelligenza tattica, gli aprono immediatamente le porte della nazionale, con cui ha già fatto gol, e di cui ragionevolmente sarà un protagonista nel futuro. Umiltà e coraggio gli hanno permesso di rispondere fisicamente ai difensori che hanno provato a sovrastarlo utilizzando ogni mezzo possibile. La forza non gli manca. ARIETE
BONNY 7
Agilità e tecnica abbinata a 189 centimetri di attaccante: connubio non abituale. E proprio a queste virtù, l’attaccante franco-ivoriano, ha trovato la sua collocazione giocando, nelle occasioni, sempre a fianco di un centravanti. Bonny si è andato a cercare spazio sui lati, ma grazie alla sua velocità è riuscito a dare il suo contributo. Eccellente in avvio di stagione, poi meno brillante per via della mancanza di un utilizzo continuativo. Chivu ha regalato qualche presenza in più a Esposito, più congeniale nell’interpretare il ruolo di sponda. Ma Bonny è risultato ugualmente utile, soprattutto quando per necessità, nel corso di una partita, Chivu ha deciso di utilizzare il tridente. I suoi bonus a fine stagioni sono più o meno analoghi a quelli di Pio. A dimostrazione che insieme hanno decisamente rafforzato il reparto di attacco dell’Inter. ALFIERE
CHIVU 8,5
Un trionfo inaspettato. Chi non vuole ammetterlo, deve tornare al momento in cui Marotta ha scelto lui per mettere una toppa alla fuga di Simone Inzaghi. Dubbi per la scarsa esperienza di Chivu (solo poche partite alla guida del Parma in serie A); bocciatura per l’avvio in salita (2 sconfitte nelle prime tre giornate, 3 nelle prime 8); perplessità per l’idea di mantenere il sistema di gioco di Inzaghi ma di andare a pressare più alto. Chivu ha surfato con disinvoltura sull’onda delle critiche, mantenendo le idee chiare e dimostrando una grande capacità nella comunicazione. Alla fine del girone di andata era già in testa a dispetto delle 4 sconfitte. E si è preso lo scudetto con tre giornate di anticipo, sbaragliando la concorrenza nel punteggio ma soprattutto nel gioco. Deve migliorare nella preparazione delle sfide importanti. Durante la stagione ha perso contro la Juve, il Napoli e due volte col Milan. Ed è inciampato troppo in fretta in Europa. Ma la capacità di mantenere sempre i toni bassi e la serenità all’interno del gruppo; l’invenzione di Zielinski regista; la migliore stagione di sempre di Dimarco, utilizzato senza costringerlo a pause forzate; sono solo una parte degli enormi meriti all’esordio su una panchina top. SORPRESA
