Spal, Lodi et amo: 10 motivi perché è già favola

Serie B

Luca Cassia

Seconda forza della Serie B alle spalle del Verona, la rivelazione emiliana sogna in grande dopo un purgatorio lungo 23 anni. Gruppo made in Italy tra veterani e rivelazioni, allenato da Semplici e trascinato da un entusiasmo unico. Lo racconta Federica Lodi, tifosa ferrarese d'eccezione

Maial ac Spal! Ormai è un mantra dalle parti di Ferrara. C’è tutto lo stupore di una città intera nella classica esclamazione cittadina, un misto di orgoglio e appartenenza. Quasi una religione. D’altronde la squadra corre eccome: 2° posto in Serie B a -2 dalla corazzata Verona, una scalata incessante nonostante i gradi di neopromossa che hanno ribaltato equilibri e gerarchie. Entusiasmo che non può non contagiare Federica Lodi, nostra collega e tifosa spallina d’eccezione. La scaramanzia è d’obbligo, eppure non mancano fattori e motivazioni per sognare la più bella delle imprese tra curiosità, storia e attualità.

1) L’ACRONIMO PIÙ CELEBRE
Fondato nel 1907 e successivamente ricostituito a causa di un doppio fallimento (2005 e 2012), il club emiliano vanta la sigla più popolare del calcio italiano, ovvero Società Polisportiva Ars et Labor. Nato come circolo sportivo e culturale nell’oratorio di Via Coperta, il club era inizialmente rappresentato solo da atletica e ciclismo prima di estendersi al calcio. I colori? Bianco e azzurro come nello stemma dei salesiani, Pietro Acerbis in primis, eccezion fatta per il bianconero del comune di Ferrara tra gli anni ’30 e ’40. Dal 1963 sulle maglie figurano le iconiche strisce verticali rigorosamente strette.

2) STORIA E MITI
Sono 21 le partecipazioni della Spal alla Serie A, 16 delle quali nel campionato a girone unico con un 5° posto datato 1960. L’epoca d’oro a Ferrara risale proprio dalla storica promozione del 1951 al 1968, fase nella quale brillò la stella di Paolo Mazza al quale è dedicato lo stadio cittadino. Prima allenatore, poi direttore sportivo e infine presidente per 30 anni, artefice di risultati storici e giovani talenti lanciati nel grande calcio. Un mito indimenticato in biancazzurro come il compianto Gibì Fabbri, figura simbolica applaudita prima in campo e poi in panchina dove allenò la prima squadra in 4 parentesi distinte.

 
 


3) ALLENATORI “IN CASA”

L’eredità di Fabbri, amato al punto che il centro d’allenamento verrà a lui intitolato dalla nuova società, ha lasciato un patrimonio tra le fila della Spal dove sono sbocciati allenatori destinati al successo. Se il più noto è Fabio Capello, ex centrocampista commossosi leggendo un estratto dell’autobiografia di Gibì, tra rivelazioni in campo e tecnici in erba a Ferrara hanno militato i vari Osvaldo Bagnoli ed Edj Reja, Alberto Bigon e Gigi Delneri. In panchina hanno insegnato calcio maestri come Francesco Petagna (nonno dell’atalantino Andrea) e Giovanni Galeone fino a Max Allegri, oggi alla guida della Juventus.

4) ADDIO PURGATORIO
Retrocessi in C1 nel 1993 e lontani dai riflettori per oltre un ventennio, i biancazzurri sono stati colpiti dal crack societario nel 2012. Per ricostituirsi dalle ceneri del fallimento lasciando alle spalle l’onta della Serie D, la fusione con la Giacomense (società della frazione di Masi San Giacomo) ha salvato una Spal ormai al tramonto. L’unione ha posto le basi per l’immediata rinascita ferrarese con i traguardi della scorsa stagione: trionfo nella Supercoppa di Lega Pro e promozione in B dopo 23 anni d’assenza. La nuova proprietà dei Colombarini rappresentata dal patron Francesco e dal figlio Simone ha giocato un ruolo cruciale.

5) L’UOMO DELLE PROMOZIONI
Già ai vertici del miracolo Giacomense, borgo approdato fino alla Seconda Divisione prima del sacrificio per rilanciare la Spal, la famiglia Colombarini conferisce sicurezza e stabilità ad una città che oggi sogna in grande. La carica di presidente spetta invece a Walter Mattioli, legato a doppio filo alla proprietà nonché amuleto per traguardi sportivi: la sua carriera da numero ‘uno’ societario l’ha visto scalare tutte le serie dalla Terza Categoria alla Serie B festeggiando promozioni ogni tre anni. Un assioma che pretende l’ultima grande fatica, obiettivo perseguibile attraverso un’attenta organizzazione e pianificazione dello staff.

6) LA SPINTA DEL MAZZA
“Si va alla Spal”, non allo stadio come ripetono a Ferrara. Impianto dalla capienza di 8.500 posti dopo il restyling estivo, il “Paolo Mazza” vanta 4.200 abbonati e un numero di spettatori che sfiora il tutto esaurito. Il presidente Mattioli ha spiegato che estenderà a 12.000 la portata del pubblico oltre a valorizzare ulteriormente il settore giovanile. Strategie mirate e sforzi volti ad abbracciare la passione dei tifosi spallini, entusiasti per risultati e trascinati dall’entusiasmo della squadra di Semplici. A proposito di esaltazione, la festa promozione dello scorso aprile ha portato alla pacifica invasione della città: guardare per credere.

7) TUTTO SEMPLICI A FERRARA
Fiorentino classe 1967 e già allenatore di Arezzo, Pisa e delle giovanili della Fiorentina, Leonardo Semplici raggiunse Ferrara nel dicembre 2014 con la squadra a ridosso dei playout e contestata dai tifosi. Poco più di due anni dopo la situazione è capovolta, escalation dettata dal lavoro quotidiano e dalla fame del gruppo: playoff sfiorati al battesimo emiliano, poi il dominio nella scorsa stagione con la doppietta campionato-Supercoppa. Fedele alla difesa a tre, reparti compatti ed esterni instancabili in entrambe le fasi: non è un caso che la Spal convinca con il 2° attacco più prolifico del torneo, addirittura il migliore in chiave casalinga.

8) SPAZIO AL MADE IN ITALY
C’è la mano di Semplici e naturalmente quella di Davide Vagnati, ex centrocampista nelle categorie minori nonché deus ex machina del miracolo Spal. Respinto il corteggiamento dell’ambizioso Parma, il direttore sportivo biancazzurro ha costruito la rosa votata al tricolore: sono 27 i giocatori italiani in gruppo, una controtendenza rispetto alle politiche di mercato che la rendono un’eccezione tra Serie A e B. Trovano spazio fedelissimi come capitan Giani, Gasparetto e Castagnetti oltre ai veterani Antenucci e Schiattarella, Arini e Del Grosso. E i giovani? Metà della squadra spallina (13 giocatori) è nata negli anni ’90.

9) OCCHIO AI FIGLI D’ARTE
Un mix tra esperienza e linea verde, quest’ultima da ricondurre pure al Dna. Se l’assist-man Beghetto (7 passaggi decisivi) è appena sbarcato a Genova sponda rossoblù sulle orme di papà Massimo, Ferrara rivendica altre parentele altisonanti. È il caso di Gianmarco Zigoni, attaccante scuola Milan da 6 gol in campionato e figlio dell’istrionico Gianfranco applaudito ad alti livelli. Prendete pure Gabriele Marchegiani, 20enne prelevato dalla Roma e portiere come Luca, oggi apprezzato opinionista televisivo. È invece in prestito dall’Empoli Alberto Picchi, classe 1997 e pronipote di Armando capitano della Grande Inter.

10) L’IMPORTANZA DEI NUMERI
Identità di gioco e continuità, mentalità vincente e forza offensiva: non mancano le doti alla Spal targata Semplici, allenatore che dal 2014 ha plasmato la squadra verso traguardi sorprendenti. L’attacco ha prodotto 36 gol con 14 marcatori diversi, saldo positivo anche per la difesa (24 reti al passivo) blindata dopo l’assestamento in categoria. Solo uno stop nelle ultime 11 gare, leader per rendimento interno (26 punti) come Verona e Benevento, quest’ultima piegata nello scontro diretto con la new entry Floccari subito a segno. Insomma, la strada pare tracciata: a quando la prossima “Spallata” alla Serie B?

 

 

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