Albè e la Giana, 23 anni sulla stessa panchina: "A volte spero di essere esonerato"

Serie C

Guadagna 1040 euro al mese, ha iniziato ad allenare per 'colpa' di un prete ed è seduto sulla stessa panchina, quella della Giana Erminio, da 23 anni. Cesare Albè si racconta: "A volte spero di essere esonerato"

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E' seduto da 23 anni sulla stessa panchina, quella della Giana Erminio (Serie C). 23 sì, avete letto bene. E di certo la sua non è una scelta economica: "Guadagno 1.040 euro al mese. Cumulando la pensione da impiegato finisco per pagare più tasse, ci perdo insomma. Mia moglie vuole uccidermi". Cesare Albè è così: genuino, spontaneo, follemente innamorato del suo lavoro. "Il calcio è davvero una malattia, ho coinvolto la famiglia, tutti. Da ragazzino non sapevo cosa fosse lo sport, non capivo cosa fosse l' 1X2. Poi mi sono appassionato al pallone, al Milan. Mio padre scuoteva la testa. È tutta colpa di un parroco di Cassano che mi ha chiesto di dare una mano alla squadra dell'oratorio, la Pierino Ghezzi. Anno 1980. Vinco i primi campionati, poi, siccome non si poteva giocare di pomeriggio, passo al Cassano e arriviamo dalla Prima categoria alla D. Nel frattempo lavoro alla Siemens, vicino a casa, comodissimo. Mi chiama qualche squadra della Bergamasca, poi mi cerca la Giana, a Gorgonzola. Io vorrei rimanere a Cassano il presidente insiste e accetto. È il settembre 1995", racconta Cesare Albè in un'intervista rilasciata a Libero.

"A volte spero di essere esonerato"

Stagione 1995/1996, inizia la storia d'amore tra Cesare Albè e la Giana Erminio, squadra del presidente Oreste Bamonte. Oggi, a distanza di anni 23 anni da quel settembre 1995, loro sono ancora lì: uno in panchina, l'altro dietro la scrivania. "Prima della salita in Serie C, sono retrocesso tre volte con la Giana, si manda via un allenatore per molto meno. Col presidente litighiamo quasi ogni sabato, per fortuna non siamo permalosi. Con lui ho avuto ben più di un'incomprensione. Il punto è che siamo uomini e lavoriamo insieme da tanto tempo, una volta gli ho detto 'lei ha bisogno di un'amante' perchè alla fine è come se fossimo sposati. Però probabilmente ce l'avevo bisogno anch'io, dell' amante. Non sono mai stato esonerato e nel calcio si dice che uno che non è stato esonerato non è nessuno. Per quello a volte ho sperato di essere cacciato (ride, ndr), penso magari di esserci andato vicino, ma non l'ho mai realmente percepito", racconta Albé.

Il corso di allenatore con Gattuso: "Rino è una persona speciale"

Nel 2011 Albè porta la squadra in Serie C: "In C non ci volevo andare. Il corso allenatori non volevo farlo. Alla mia età, dai, avevo 64 anni, in mezzo ai ragazzi, a gente che viene dalla A e un sacco di ex giocatori che stanno facendo il Master. Brocchi, Bucchi, il mister della Primavera dell'Inter, Vecchi. E Gattuso. Che è uno dei primi con il quale rompo il ghiaccio. Gli confido il mio disagio a stare in quell' ambiente. Lui mi ascolta, mi aiuta: "Ti capisco, anch'io quando sono arrivato al Milan ed ero in mezzo a tutti quei campioni mi chiedevo cosa facessi lì". Dopo il corso, a una partita della Giana a Monza, sento uno che mi dice: "Mister, potevi vincerla". Era lui, venuto a studiare. È una persona davvero speciale e un bravo allenatore, lo sta dimostrando. Ne sono felicissimo", svela l’allenatore della Giana Erminio.

"Non so se continuo: è come se andassi in panchina con i miei nipoti"

Allenatore-manager, Albè. "Mai avuto il direttore sportivo, quello che 'fa il mercato'. Scelgo io i giocatori, li seguo. Quindi non posso scaricare le colpe. Spesso va bene, a volte no, ma pazienza. Quando a scopa giochi con qualcuno bravo gli altri si scoraggiano", racconta. Giana ai playoff anche in questa stagione, ma dopo 23 anni quale sarà il futuro di Albè? "Non so se continuo. Devo parlare col presidente e non vorrei dargli un dispiacere. Lui non vuole e per adesso è così. Però ormai ho un'età, qualche guaio, ho sempre criticato i vecchi senatori, è come se andassi in panchina coi miei nipoti, mi sembra assurdo. Il mio sostituto quando lascerò? Bertarelli, il mio vice", ha concluso Albè.

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