Tra proteste e cortei: quando la piazza fa il mercato
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IL CASO. I tifosi hanno spesso sfidato le scelte delle società. E' successo quando la Lazio voleva vendere Signori, quando Maresca doveva passare al Torino e quando Mazzone doveva sedersi sulla panchina dell'Ancona. Tutti tentativi vani
di Gianluca Maggiacomo
La rabbia dei tifosi. Le proteste in piazza o sul web. Le società che cambiano le strategie di mercato. La rivolta dei supporters dell’Inter per lo scambio Vucinic-Guarin non è un caso isolato. A ben guardare è un copione già visto in passato
Maresca e il Toro - La scorsa estate il Torino era vicina all’acquisto dell’attuale centrocampista del Palermo. L’affare era in dirittura d’arrivo. Alla fine, però, saltò tutto. E un ruolo determinante fu giocato dai tifosi granata, che non avevano dimenticato il passato juventino di Maresca e, soprattutto, quel gol nel derby del 2002 con tanto di esultanza a mimare le corna, simbolo del Toro.
Dejan e la corte della Signora - Stankovic alla Juventus? No grazie. Parola dei tifosi. Era il 2008. I bianconeri avevano in mano il cartellino del serbo, in uscita dall’Inter dopo l’addio di Roberto Mancini e l’arrivo di Josè Mourinho. Sembrava tutto fatto. Ma Alessio Secco e Jean-Claude Blanc, allora dirigenti juventini, furono costretti a fare marcia indietro per le proteste di una parte della tifoseria. Le contestazioni nascevano per i trascorsi interisti del serbo e perché, in passato, aver rifiutato il trasferimento a Torino, preferendo i nerazzurri.
Signori: una città in rivolta - A Roma, sponda Lazio, nel 1995 per bloccare la partenza di Beppe Signori per Parma, i tifosi biancocelesti scesero in piazza e portarono la loro protesta fin sotto la sede del club. Ci furono cortei e manifestazioni. Alla fine Sergio Cragnotti, patron della Lazio, fu costretto a togliere il giocatore dal mercato.
Carletto l’anconetano – Nell’estate 2003 Carlo Mazzone, romano ma ascolano d’adozione, doveva essere l’allenatore dell’Ancona appena salito in A. Tanto bastò per dare il via alle proteste. I tifosi biancorossi non perdonavano al tecnico di essere un simbolo dell’Ascoli. E i supporters bianconeri non accettavano che una loro bandiera finisse sulla panchina dei rivali. Morale: la trattativa saltò nel giro di pochi giorni.
Verona da Ferrier a Mboma – Situazione diversa, ma con identico finale, ciò che si verificò a Verona a metà anni Novanta. Dove una parte del tifo più caldo dell’Hellas “fermò” l’acquisto dell’olandese Maikel Ferrier. Il motivo: il colore della sua pelle. La società poi dichiarò di non aver preso il giocatore perché non soddisfatta dalle visite mediche. Stesso copione nel 2001. Parma e Verona stavano trattando lo scambio Bonazzoli-Mboma. Il patron veneto, Gianbattista Pastorello, ci pensò un po'. Poi, temendo la reazione della piazza, si tirò indietro. E l'affare saltò.
La rabbia dei tifosi. Le proteste in piazza o sul web. Le società che cambiano le strategie di mercato. La rivolta dei supporters dell’Inter per lo scambio Vucinic-Guarin non è un caso isolato. A ben guardare è un copione già visto in passato
Maresca e il Toro - La scorsa estate il Torino era vicina all’acquisto dell’attuale centrocampista del Palermo. L’affare era in dirittura d’arrivo. Alla fine, però, saltò tutto. E un ruolo determinante fu giocato dai tifosi granata, che non avevano dimenticato il passato juventino di Maresca e, soprattutto, quel gol nel derby del 2002 con tanto di esultanza a mimare le corna, simbolo del Toro.
Dejan e la corte della Signora - Stankovic alla Juventus? No grazie. Parola dei tifosi. Era il 2008. I bianconeri avevano in mano il cartellino del serbo, in uscita dall’Inter dopo l’addio di Roberto Mancini e l’arrivo di Josè Mourinho. Sembrava tutto fatto. Ma Alessio Secco e Jean-Claude Blanc, allora dirigenti juventini, furono costretti a fare marcia indietro per le proteste di una parte della tifoseria. Le contestazioni nascevano per i trascorsi interisti del serbo e perché, in passato, aver rifiutato il trasferimento a Torino, preferendo i nerazzurri.
Signori: una città in rivolta - A Roma, sponda Lazio, nel 1995 per bloccare la partenza di Beppe Signori per Parma, i tifosi biancocelesti scesero in piazza e portarono la loro protesta fin sotto la sede del club. Ci furono cortei e manifestazioni. Alla fine Sergio Cragnotti, patron della Lazio, fu costretto a togliere il giocatore dal mercato.
Carletto l’anconetano – Nell’estate 2003 Carlo Mazzone, romano ma ascolano d’adozione, doveva essere l’allenatore dell’Ancona appena salito in A. Tanto bastò per dare il via alle proteste. I tifosi biancorossi non perdonavano al tecnico di essere un simbolo dell’Ascoli. E i supporters bianconeri non accettavano che una loro bandiera finisse sulla panchina dei rivali. Morale: la trattativa saltò nel giro di pochi giorni.
Verona da Ferrier a Mboma – Situazione diversa, ma con identico finale, ciò che si verificò a Verona a metà anni Novanta. Dove una parte del tifo più caldo dell’Hellas “fermò” l’acquisto dell’olandese Maikel Ferrier. Il motivo: il colore della sua pelle. La società poi dichiarò di non aver preso il giocatore perché non soddisfatta dalle visite mediche. Stesso copione nel 2001. Parma e Verona stavano trattando lo scambio Bonazzoli-Mboma. Il patron veneto, Gianbattista Pastorello, ci pensò un po'. Poi, temendo la reazione della piazza, si tirò indietro. E l'affare saltò.