2007-2017: Hamsik, 10 anni da Marekiaro

Calciomercato

Gianluca Maggiacomo

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Il 28 giugno 2007 lo slovacco diventava un nuovo giocatore del Napoli. A volerlo fortemente, l’ex ds, Pierpaolo Marino. Comprato dal Brescia non ancora 20enne, oggi è capitano, bandiera e simbolo degli azzurri

Quando è stato ufficializzato il suo passaggio al Napoli, nella giornata di oggi di 10 anni fa, in città hanno accolto la notizia con un po’ di freddezza. Nulla contro il giocatore. Ma in quel momento non era l’acquisto che scaldava ed emozionava la piazza. Tanto che quando ha ricevuto la sua prima maglia azzurra insieme a Ezequiel Lavezzi, in oltre 400, fuori dal centro sportivo di Castelvolturno, oltre ad applaudire i due nuovi arrivati come gesto di benvenuto, avevano contestato la società al grido di “Basta illusioni, fuori i milioni”. I tifosi non si accontentavano dei giovani, volevano i campioni noti, affermati e pronti. Come se le cose fossero in antitesi. E sta proprio qui il punto. Sì perché, Marek Hamsik, che il 28 giugno del 2007 lasciava Brescia e diventava un nuovo giocatore del Napoli, rappresentava alla perfezione entrambe le cose: era giovane (20 anni ancora da compiere) ed era pure un fuoriclasse. E ci è voluto poco per accorgersene.

 

Napoli, solo Napoli

Dieci anni di Napoli e non sentirli. Hamsik, dal 2007 ad oggi, è diventato capitano, simbolo e, tra non molto, potrebbe raggiungere Diego Armando Maradona per numero di gol segnati con la maglia azzurra entrando così definitivamente nella storia del club. Marek, per fedeltà e continuità, è a tutti gli effetti l’emblema del Napoli di Aurelio De Laurentiis. E' stato acquistato nell’anno del ritorno in Serie A della squadra dopo il fallimento, oggi è ancora lì, al suo posto, in mezzo al campo, con quella maglia numero 17 ormai diventato un simbolo che ha scavalcato la scaramanzia. Un inamovibile, insomma. Sono passati allenatori, compagni di squadra e dirigenti. Ma lui non si è mai mosso. E questo fa di Hamsik non è semplice un giocatore del Napoli. Ma uno che l’azzurro lo ha sposato. Così come ha fatto con la città e l'esser napoletano. Tanto che nel corso degli anni ha rispedito al mettente (a volte con difficoltà) le allettanti proposte che arrivavano da altri club. Su tutti, Juventus, Manchester United e Milan. Oggi però, pare esser acqua passata. Al punto che, di recente, il suo procuratore, Juraj Venglos, ha dichiarato: «Marek è a Napoli da 10 anni e privilegia la sua squadra anche ad un Pallone d’oro». 

 

Ha la maturità di un trentenne

Nell'estate del 2007 Hamsik sbarca a Napoli con grosse aspettative. I suoi anni a Brescia erano stati positivi. Ora, però, si attendeva da lui il passo in avanti. E in tanti erano sicuri che non avrebbe tradito le attese. Serse Cosmi, suo ultimo allenatorea Brescia, nel momento in cui viene ufficializzato il trasloco dello slovacco a Napoli dice di lui: «E’ un incrocio tra Gatti e Nedved, ha la maturità di un trentenne. Io l'ho schierato in tutti i ruoli del centrocampo, anche dietro le punte, e devo dire che si è sempre comportato molto bene. Dal mio punto di vista, però, in un centrocampo a tre si destreggia benissimo da mezzala, mentre in una linea a quattro può agire da mediano, davanti alla difesa. Al di là di una sagacia tattica e di un carattere fuori dal normale, la sua prerogativa è la semplicità: fa sempre le cose più semplici, e non sbaglia quasi mai, ma a volte sa anche regalare perle di genio». Per Dario Marcolin, allora vice-allenatore delle Rondinelle, Marek «è un Cambiasso con maggiori potenzialità. È uno che decide cosa fare con il pallone massimo in due tocchi. E se ha l’occasione buona negli ultimi 20-25 metri non se la lascia sfuggire: tira e spesso inquadra la porta, ha una stoccata precisa e molto potente».

 

La scoperta di Marek

L’arrivo a Napoli di Hamsik nasce da una vera e propria infatuazione, avvenuta molto tempo prima dell'ufficialità del suo passaggio in azzurro. E' l’11 febbraio 2006. Quel giorno il Brescia di Marek gioca contro l’Albinoleffe in casa. Tra il pubblico dello stadio Rigamonti c’è pure Pierpaolo Marino, direttore sportivo napoletano. Il dirigente è lì per vedere Omar Milanetto, centrocampista biancoceleste che a fine stagione sarebbe andato in scadenza di contratto. Il ds voleva valutare se prendere il giocatore a parametro zero. E, invece, a colpire la sua attenzione è un giovane che portava i capelli pettinati come suo figlio. «Marek giocò pochissimo in quella partita. All’inizio ero incuriosito dal nome difficile da pronunciare e dal look. Poi, appena entrato in campo proprio al posto di Milanetto, mi sono accorto che dava del tu al pallone. Un regista in erba. Pensai: questo diventa un grande. Ho sentito come una scossa: era la sensazione che provi quando ti trovi davanti a un campione», ha raccontato anni dopo l’attuale ds dell’Atalanta. La scintilla tra il Napoli ed Hamsik era scoccata. Ad una vecchia volpe come Marino era bastato poco per capire che quel giocatore andava comprato a tutti i costi. Tornato a Napoli il direttore parla a De Laurentiis di questo giovane centrocampista che sarebbe stato l’ideale per la squadra che l’anno dopo avrebbe giocato in Serie A. E ADL se ne lascia convincere. La trattativa, così come la racconta Marino, è andata in questo modo: «A una delle prime riunioni di Lega alla quale ha partecipato, De Laurentiis chiamò Luigi Corioni, il presidente del Brescia, e gli disse: “Mi devi dare un tuo giocatore perché devo fare un regalo a questo ragazzo”, indicandomi. “Per sei milioni me lo dai?”. Corioni disse sì. I due presidenti si strinsero la mano e la trattativa restò virtualmente legata a quel gesto».

 

Marek per il nuovo Napoli

L’accordo definitivo tra Brescia e Napoli, con gli azzurri appena promossi in A assieme a Juventus e Genoa, viene siglato nel pomeriggio del 28 giugno 2007. La presentazione, invece, c’è stata il 16 luglio, assieme a quella di Lavezzi. Hamsik era poco più di un ragazzino. Non aveva ancora 20 anni. Al centro sportivo di Castelvolturno per la sua prima conferenza stampa, si presenta con la sua faccia pulita, il fisico smilzo e ancora da scolpire. Fotografi e tv si trovano davanti un ragazzo in bermuda, infradito, la cresta giusto accennata e le braccia non del tutto piene di tatuaggi. Da quel momento è cominciata la storia d’amore (non è un’esagerazione chiamarla così) tra Hamsik e il Napoli. Un rapporto iniziato in sordina, ma che ci ha messo poco per impennare.

 

Inamovibile

Nel suo primo anno napoletano, Hamsik mette a segno 10 gol in 40 partite con Edi Reja in panchina. Nei campionati successivi il centrocampista continua a crescere, riuscendo a ritagliarsi un ruolo da protagonista con ognuno degli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina del Napoli in questi 10 anni e contribuendo alla vittoria di due coppe Italia e una Supercoppa italiana. Gioca avunque: a metà campo, trequartista o a comporre il duo a supporto dell’attacco nel 4-3-2-1. Lo slovacco c’è sempre e fa sentire il suo peso, sia in termini di assist che sotto porta. Numeri e atteggiamento che non fanno altro che confermare quanto detto su di lui da Pavel Nedved: «Hamsik è il futuro». Finora Marek, tranne in due campionati, è sempre andato in doppia cifra. Nella stagione che si è appena conclusa ha raggiunto il record di marcature personali da quando veste l'azzurro: 15 gol. E non è un caso: con Maurizio Sarri lo slovacco ha un feeling particolare. L’allenatore lo ha portato di nuovo a fare la mezzala, dopo anni vissuti a ridosso dell'area avversaria, e lui si è (ri)calato nella parte senza problemi e sbavature. Come fa un vero leader, una bandiera. Uno che fa gol, assist, inserimenti perfetti e giuramenti di fedeltà. Come può fare solo chi, arrivato a Napoli come Marek, ci ha messo poco per diventare Marekiaro.

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