Il generico del campione: Berghuis, ala da Roma

CalcioMercato

Luca Cassia

Erede designato di Salah in giallorosso, Mahrez resta al centro della trattativa che può portarlo nella Capitale. L'alternativa low cost risponde al coetaneo olandese, protagonista al Feyenoord e in uscita dal Watford. Mancino fatato e talento ritrovato, ha scatenato un'invasione social da Rotterdam

Per ogni farmaco esiste un medicinale equivalente, soluzione dai medesimi effetti che gode tuttavia di una spesa inferiore. Così come nei principali mercati farmaceutici mondiali, seppure oscurate dal fuoriclasse del momento, operazioni e trattative riservano alternative di pari efficacia ma dal costo decisamente minore. Non ci credete? Attraverso “Il generico del campione” vi indichiamo una proposta parallela al nome più chiacchierato tra i rumors di mercato: meno appeal, magari, ma il risultato è garantito.

L'operazione è annunciata come il gradimento reciproco, d'altronde non sono gli indizi a mancare. L'ultimo suggerimento l'ha visto defilarsi tra i modelli nel promo del nuovo Leicester, assenza giustificata dai rumors di mercato che lo spingono verso Roma. È Riyad Mahrez l'erede designato di Salah trasferitosi per 42 milioni di euro al Liverpool in Premier League, campionato che viceversa concederebbe alla Serie A un altro protagonista di livello assoluto. Esterno offensivo e sangue nordafricano come Momo, anch'egli mancino schierato a destra seppure dal diverso profilo: velocista devastante negli spazi l'egiziano, tecnica votata allo spettacolo per il 26enne algerino artefice del trionfo inglese con Claudio Ranieri. Reduce da una stagione avara di gioie rispetto all'anno del titolo (17 gol e 10 assist), Mahrez è al centro della trattativa per vestirlo di giallorosso: le Foxes chiedono 45 milioni di euro, Pallotta è arrivato a 30 più bonus a renderlo l'acquisto più costoso della Roma americana. Non inganni la distanza tra domanda e offerta: Monchi ed Eduardo Macia, uomo mercato del Leicester, sono amici di lunga data e sapranno limare gli aspetti più complicati dell'affare. In attesa della stretta finale, considerando il talento del ds giallorosso in materia di plusvalenze, conosciamo il clone low-cost dell'algerino. Del resto Monchi ha già fatto spese a Rotterdam.

STEVEN BERGHUIS

Ruolo: Ala
Data di nascita: 19 dicembre 1991
Altezza/Peso: 182 cm/75 kg
Nazionalità: Olandese
Squadra: Watford
Valutazione: 5,5 mln €
Scadenza contratto: 2019

Scartate le piste Thauvin e Promes, naufragate come le idee Ziyech e Suso, dalle parti di Trigoria nessuno ha indugiato sull'alter-ego olandese determinante nello scudetto del Feyenoord a distanza di 18 anni. Coetaneo di Mahrez, ala in fotocopia per il piede sinistro e l'impronta tattica, Berghuis presenta un fisico altrettanto leggero e la stessa predisposizione ad accentrarsi per creare gioco. A referto l'abilità nell’assist come la precisione al tiro: dite la verità, questo mancino a giro sul secondo palo dove l'avete già visto?

L'olandese volante

Nato nella Gheldria ad Apeldoorn, figlio d'arte complici i trascorsi in patria del padre Frank oggi assistente tecnico, Berghuis si divide tra i settori giovanili di Vitesse, Go Ahead Eagles e Twente. Proprio ad Enschede si affaccia in prima squadra assaggiando l'Europa grazie alla fiducia di Co Adriaanse, mostro sacro in panchina che ne intuisce il potenziale. In prestito al Venlo (21 partite e 4 gol) salva i gialloneri dalla retrocessione in tandem con Musa, exploit che convince l'AZ a sborsare 500.000 euro per blindarlo. Le pagine scritte ad Alkmaar sono le più esaltanti d’inizio carriera: qui matura tre stagioni impreziosite da 92 presenze, 21 gol e 18 assist tra il 2012 e il 2015. Passa tra le mani di Advocaat, Van Basten e Van Den Brom, solleva una Coppa d'Olanda e raggiunge i quarti di finale in Europa League. A 24 anni non ancora compiuti colleziona pretendenti all'estero, stima dettata da un repertorio tecnico d'indubbio valore.

A spuntarla è la famiglia Pozzo che versa 6,5 milioni di euro nelle casse dell'AZ e lo consegna a Quique Sanchez Flores, nuovo allenatore del neopromosso Watford che attinge eccome dal mercato (Prödl e Capoue oltre agli "italiani" Britos, Holebas e Behrami tra gli altri). Esterno d'attacco mancino votato alla fascia destra, coerente con il 4-2-3-1 di partenza, Berghuis racimola le briciole (11 gettoni totali) a causa della diffidenza del manager spagnolo, esaltato dall'acquisto seppure vincolato ad una mediana più robusta. Se il campo gli darà ragione con la salvezza centrata a quota 45 punti, la prima esperienza estera dell'olandese si rivela fallimentare e ne condiziona l'addio sancito dall'avvento di Mazzarri. La formula è quella del prestito secco, la destinazione è invece Rotterdam dove ad accoglierlo a braccia aperte c'è Giovanni Van Bronckhorst, 42enne a caccia della consacrazione in panchina dopo i successi sul campo.

Sarà il recente esordio in maglia Oranje, selezione nella quale ad oggi vanta 9 caps, oppure la fame di un gruppo che non festeggia il titolo nazionale dal 1999, certo è che Berghuis si riscopre centrale nel Feyenoord reduce dal terzo posto e dal trionfo in Coppa d'Olanda. L'ex AZ mette a disposizione un bagaglio tecnico di qualità, stile e sostanza al servizio della squadra: bravo a saltare l’uomo e creare superiorità numerica, agile ma resistente, dotato di un piede educato al cross e da palla inattiva. Lo assiste persino un fisico slanciato tradito in passato dai guai muscolari, integrità che lo rende insostituibile nel 4-3-3 di Gio: ottima l'intesa con l'ex meteora juventina Elia e il capocannoniere Jorgensen (21 gol), lui che da equilibratore della manovra dialoga con l'infinito Kuyt oltre ai mediani El Ahmadi e Toornstra. Da non trascurare la catena sulla destra con Rick Karsdorp, neo romanista praticamente in simbiosi in partnership con il nuovo compagno. Insomma, i tifosi del Feyenoord abbracciano un talento ritrovato.

Invasione social

A giocarsi lo scudetto, come da tradizione, sono le tre sorelle d'Olanda che accumulano 71 allori e che dagli anni '60 monopolizzano la Eredivisie. Se a perdere terreno è il PSV, solo l'Ajax tiene il passo dei biancorossi arrivando a giocarsi il titolo all'ultima giornata. La spunta il calcio moderno e pratico di Van Bronckhorst, artefice di una banda scatenata da 86 gol e solo 4 ko al passivo, ma soprattutto colui che alimenta la rinascita di Berghuis: 7 reti e 6 assist all'attivo, dato quest'ultimo che non giustifica appieno la sua importanza in termini di passaggi filtranti e cambi di gioco. Un sinistro delicato nella gestione del pallone eppure secco e potente alla conclusione, fioretto e sciabola dalla stessa efficacia. Persino il carattere non manca: prendete il Klassieker contro l'Ajax ad aprile, sfida bollente per contenuti e rivalità, test che Steven vive sul campo e fuori. Basta una provocazione dagli spalti e la replica non si fa attendere.

Negli ultimi e decisivi 90' di campionato è il 37enne Kuyt, anima e trascinatore del club, a regalare la festa al De Kuip prima di ritirarsi dal calcio giocato. Tra i più celebrati figura naturalmente Berghuis, peraltro destinato a vestire la maglia del Watford alla scadenza del prestito. È qui che la mobilitazione dei tifosi del Feyenoord prende forma: sulla falsariga della vicenda Bjarnason-Pescara nel 2015, i fan biancorossi assaltano gli account social degli Hornets implorando il ritorno del loro beniamino, ostinazione senza tregua da oltre un mese. Lo stesso giocatore aveva espresso il desiderio di non allontanarsi dall'Olanda, ma tant'è: dall'immobilismo del nuovo allenatore Marco Silva al 'no comment' di Mino Raiola la situazione pare in standby, sebbene la stampa olandese ipotizzi il suo futuro a Rotterdam al prezzo di 7 milioni di euro. Una cosa è certa: guadagnato l'accesso in Champions League e stabilmente in orbita Nazionale, Berghuis merita una seconda chance estera a ribadire il suo talento. Se Monchi ha già piazzato il colpo Karsdorp, perché non ricostruire sulla fascia una coppia da scudetto?

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