Lazio, come cambia la squadra con Badelj e Correa?

CalcioMercato

Federico Aquè

Dopo le cessioni di Stefan De Vrij e Felipe Anderson i biancocelesti si muovono anche in entrata, aggiungendo alla rosa lo svincolato più desiderato d'Europa a centrocampo e il talentuoso esterno del Siviglia in attacco

In attesa di capire se, oltre a Stefan de Vrij e Felipe Anderson, la rosa della Lazio perderà altri pezzi pregiati (le voci di mercato più insistenti, smentite però dal presidente Lotito alla presentazione dei calendari, riguardano Milinkovic-Savic e Immobile), il rinnovamento biancoceleste prosegue con Joaquín Correa e Milan Badelj. A mercato aperto, e quindi con la possibilità che gli scenari possano cambiare all’improvviso se davvero dovessero concretizzarsi le cessioni di altri giocatori chiave della squadra, non è semplice ragionare sull’impatto che potranno avere i due nuovi acquisti.

Sulla carta Simone Inzaghi si ritrova tra le mani due alternative di grandi qualità, entrambe già abituate al campionato italiano, più che due titolari pronti a cambiare gli equilibri raggiunti lo scorso anno. È un discorso che, più che il loro valore, riguarda più la concorrenza che dovranno affrontare. Teoricamente gli spazi sulla trequarti per Correa sono chiusi da Milinkovic-Savic e Luis Alberto, ma tutto potrebbe cambiare se alla fine per il serbo arriverà davvero l’offerta irrinunciabile che Lotito esige per far partire il suo gioiello. Badelj deve invece togliere il posto a uno dei migliori mediani dell’ultimo campionato, Lucas Leiva, un compito tutt’altro che semplice.

Come cambia la Lazio con Correa

Idealmente Correa, che torna in Italia dopo l’anno e mezzo passato alla Sampdoria tra il 2015 e il 2016 (31 presenze in tutto e 3 gol), sostituisce Felipe Anderson, ceduto al West Ham per una cifra, pare, vicina ai 40 milioni di euro. Anche a causa di un lungo infortunio che lo ha tenuto fuori per diversi mesi, nell’ultima stagione il brasiliano ha perso il posto da titolare, rappresentando più che altro un’alternativa per cambiare la partita partendo dalla panchina. Nei mesi che Felipe Anderson aveva impiegato per recuperare dal suo infortunio, Simone Inzaghi aveva infatti trovato un nuovo equilibrio sulla trequarti con la fluidità delle posizioni di Luis Alberto e Milinkovic-Savic e non se l’era sentita di ritoccare un sistema che funzionava alla grande (la Lazio ha chiuso lo scorso campionato con il miglior attacco: 89 gol) per inserire in pianta stabile il brasiliano.

Anche se è spesso stato una riserva, Felipe Anderson ha trovato il modo di rendersi importante anche nella sua ultima stagione alla Lazio.

Anche per caratteristiche, Correa è più simile a Felipe Anderson che a Luis Alberto o Milinkovic-Savic. Gioca prevalentemente da esterno, anche se può comunque occupare ogni posizione sulla trequarti, e nell’amichevole giocata dal Siviglia contro il Benfica è stato addirittura schierato da Pablo Machín, nuovo allenatore del club andaluso, come esterno a tutta fascia a destra. Ovvero il ruolo che Simone Inzaghi aveva ritagliato per Felipe Anderson nella stagione 2016/17, quella in cui il brasiliano aveva portato a maturazione il suo talento arricchendolo con aspetti del gioco fino a quel momento poco esplorati - in particolare una maggiore attenzione alla fase difensiva e alle pause in fase di possesso per aiutare la squadra a risalire il campo.

Correa resta comunque un profilo molto diverso da Felipe Anderson. Fisicamente innanzitutto: l’argentino è più alto e pesante, tanto che in Nazionale il suo ex allenatore al Siviglia, Sampaoli, lo ha schierato da centravanti. Pur mantenendo un gran controllo della palla anche in velocità, Correa è meno straripante di Felipe Anderson quando parte in conduzione, non riesce ad avanzare palla al piede con la stessa facilità del brasiliano, che nei suoi anni in Italia è stato sicuramente tra i migliori in questa specialità. Correa è meno verticale e quindi meno pericoloso in transizione, ma è a suo agio negli spazi stretti, potendo contare su un gran controllo della palla e uno spunto sul breve che lo rende un problema per i difensori quando è in isolamento, e gli permette di conservare il possesso anche in situazioni complicate, circondato da avversari.

Il vero dilemma riguarda l’efficacia del suo gioco. Nell’ultima stagione, Correa e Felipe Anderson hanno collezionato lo stesso numero di presenze in campionato (21), con un minutaggio quasi identico, di poco superiore ai 1000 minuti. Il brasiliano è riuscito a segnare 4 gol e a servire 7 assist, Correa si è fermato ad appena un gol e un assist, mettendosi in mostra soprattutto nel percorso che ha portato il Siviglia fino alla finale di Coppa del Re. L’argentino ha segnato 5 volte in 8 partite, è stato decisivo con il gol realizzato sul campo dell’Atlético Madrid ai quarti, ma per il resto ha distribuito le sue reti ad avversarie di basso livello: due club di categorie inferiori come il Cartagena e il Cádice, e poi il Leganés in semifinale.

Il suo inserimento e lo spazio che riuscirà a conquistarsi dipenderà dalla presenza di Milinkovic-Savic e Luis Alberto, ma Simone Inzaghi dovrà innanzitutto riuscire a tirar fuori le potenzialità finora inespresse per portare la produzione offensiva di Correa al livello dei giocatori che è chiamato a sostituire.

Cosa aggiunge Badelj

Milan Badelj è stato forse lo svincolato più ambito della Serie A. Le voci di mercato lo hanno avvicinato a praticamente tutte le squadre italiane di prima fascia, ma anche ad alcuni club esteri (si è parlato di Zenit e Sporting). Alla fine, però, il croato ha firmato per la Lazio.

Badelj era tra i convocati della Croazia per i Mondiali, ma non ha contribuito granché al percorso che ha portato Modric e compagni fino alla finale. Una presenza da titolare, a qualificazione già acquisita, contro l’Islanda durante la fase a gironi, partita nella quale ha segnato un gol, e due spezzoni da subentrato ai supplementari contro Danimarca e Inghilterra. Pur assicurando un’esecuzione veloce e pulita che non facesse perdere qualità all’impostazione croata, il CT Dalic lo ha retrocesso a riserva del trio di centrocampo composto da Brozovic, Modric e Rakitic, più raffinati di Badelj per tecnica e visione di gioco.

Contro l’Islanda, Badelj è stato votato come il migliore in campo.

Alla Lazio il croato dovrà invece confrontarsi con Leiva, arrivato a Roma essenzialmente come un centrocampista difensivo e capace però, a 31 anni, di esplorare la parte più creativa e offensiva del suo gioco. La stagione scorsa Leiva ha infatti segnato 4 gol e servito 7 assist in tutte le competizioni, un netto miglioramento rispetto al suo solito. Basti pensare che nei dieci anni precedenti a Liverpool aveva realizzato in tutto 7 reti.

Badelj sembra comunque poter garantire una distribuzione più varia, una maggiore sensibilità, sia tecnica che nei movimenti, per giocare sotto pressione senza far perdere velocità alla manovra, assicurando allo stesso tempo un’efficienza difensiva simile a quella di Leiva, puntando più sul senso della posizione che sulla fiducia nelle proprie qualità nell’uno contro uno rispetto al brasiliano.

Simone Inzaghi potrà quindi alternare due profili esperti ed estremamente affidabili davanti alla difesa, tra i più completi del campionato italiano. Sulla carta è meno probabile lo scenario che li vede entrambi in campo, escludendo quindi Parolo, pedina chiave nello scacchiere biancoceleste con i suoi inserimenti senza palla. Le ultime settimane di calciomercato possono cambiare ancora la squadra e Simone Inzaghi dovrà probabilmente intervenire di nuovo per modificare gli equilibri raggiunti l’anno scorso. In attesa di conoscere la rosa definitiva, la sua abilità nell’organizzare il talento adattando il gioco al materiale a disposizione è la migliore garanzia per il felice inserimento sia di Correa che di Badelj.

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