Il matrimonio perfetto tra Zapata e l'Atalanta

Calciomercato

Dario Pergolizzi

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Il colombiano è stato l'acquisto più costoso della storia dell'Atalanta, ma come si integrerà nel sistema di Gasperini e che vantaggi può trarre la squadra dalle sue caratteristiche?

La scorsa stagione è stata forse la migliore della carriera di Duvan Zapata. Non solo per le 11 reti segnate, in fondo lo stesso numero dell’anno prima all’Udinese, ma per il coinvolgimento centrale nel progetto tattico di Giampaolo, oltre che per la sintonia sviluppata con i tifosi della Sampdoria. Negli scorsi giorni Zapata è stato acquistato dall’Atalanta di Gasperini, uno dei progetti tattici più peculiari d’Europa. È stata un’operazione impegnativa per la società di Percassi: Zapata è stato l’acquisto più costoso della storia del club, 12 milioni per il prestito con un diritto di riscatto di altri 14. Un’operazione da 26 milioni complessivi che ha alzato l’asticella delle aspettative verso il colombiano.

Nella prima intervista ufficiale traspare il carattere timido di Zapata, in antitesi per certi versi col coraggio che dimostra sul rettangolo verde.

A Udine Zapata era considerato “uno scarpone”, almeno da quanto dichiarato da Luigi Delneri. Una poca considerazione che forse ha finito per pesare anche sul suo mancato riscatto. Alla Sampdoria Zapata ha cambiato la percezione di sé, diventando uno degli attaccanti più importanti della Serie A, uno di quelli che riesce a condizionare più in profondità il gioco della propria squadra.

L’influenza sul gioco di Giampaolo

Zapata è arrivato alla Sampdoria per rimpiazzare le partenze di Luis Muriel e Patrick Schick. In una squadra che faceva del palleggio serrato e della zona integrale i suoi cavalli di battaglia, il colombiano sembrava poter avere grosse difficoltà di adattamento. Zapata non ha certo un grande primo controllo e non sembra a suo agio negli spazi stretti che la Sampdoria produce a ripetizione sulla trequarti: come si sarebbe inserito in una squadra che ambisce a essere così tecnica?

Contro ogni previsione, il suo impatto è stato talmente positivo da costringere Giampaolo ad adottare degli accorgimenti per poter sfruttare al meglio le sue qualità.

Pur mantenendo una buona frequenza di palleggio sulle catene laterali, la verticalizzazione per Zapata dal portiere, dai centrali e da Torreira passa dall’essere una semplice alternativa a tema principale.

L’anello di congiunzione tra le peculiarità di Zapata e quelle del gioco dei doriani era il dominio della fascia centrale del campo, con l’obiettivo di imporre una supremazia territoriale costante sulla trequarti avversaria. La fisicità del colombiano ha cambiato il modo in cui i blucerchiati miravano ad arrivare in quella zona, passando dalla fitta rete di passaggi corti all’utilizzo frequente della verticalizzazione diretta su di lui. La Sampdoria ne sfruttava le doti di protezione, sponda e le fiammate palla al piede, propiziate da una grande esuberanza fisica. La Sampdoria quindi ha acquisito un riferimento offensivo chiaro, un perno per la risalita del pallone e un giocatore in grado di impegnare da solo le difese avversarie.

Zapata non soffre le marcature, anzi, fa parte di quella categoria di giocatori che sembra esaltarsi nel contatto con l’avversario. A beneficiare di questo polo di influenza sui centrali avversari è stato Fabio Quagliarella, che ha potuto concentrarsi sulla fase di finalizzazione, sfruttando l’istinto negli smarrimenti e le grandi doti balistiche. Quagliarella a 35 anni ha chiuso la stagione con 19 gol, record personale.

Zapata alla Sampdoria è diventato un giocatore migliore. Ha lavorato molto in fase di non possesso, a proprio agio nelle situazioni di pressing alto della sua squadra. Col pallone Zapata ha invece dimostrato che il concetto di “giocatore associativo” ha a che fare solo in parte con le doti tecniche, e di più invece con l’attitudine di un giocatore di mettersi a disposizione della squadra.

L’inserimento con Gasperini

Nel sistema di Gasperini Zapata troverà un gioco totalmente diverso: passerà dalla zona integrale alle marcature a uomo; dalla ricerca del palleggio centrale alla costruzioni sulle catene laterali. Un gioco per molti aspetti più adatto alle sue caratteristiche.

L’impressionante passmap di una delle migliori partite dell’Atalanta di Gasperini, raffigurante la dominanza delle catene laterali nel palleggio.

In questo tipo di gioco, il centravanti di Gasperini non ha mai avuto una grandissima influenza sul gioco della squadra. I riferimenti offensivi principali erano piuttosto i trequartisti alle sue spalle.

La fase finale degli attacchi bergamaschi prevede spesso l’accentramento di un trequartista nel suo half-space e la sovrapposizione dell’esterno; a quel punto il centravanti si smarca sul secondo palo. L’azione viene rifinita spesso con un cross (dal fondo o dalla trequarti) e sfruttando l’inserimento di uno dei mediani. Un’alternativa è la giocata individuale dei due trequartisti su tracce interne, per creare superiorità numerica ed andare poi in verticale o direttamente al tiro.

In queste situazioni il centravanti deve tenere impegnata la difesa, cercando di abbassarne la linea e aprire spazi, tornando centrali nella finalizzazione solo in un secondo tempo. Nelle fasi precedenti del possesso, sia Petagna che Cornelius - i due che si sono divisi il ruolo quest’anno - partecipavano in maniera attiva alla risalita del campo, andando incontro al portatore soprattutto quando l’azione si sviluppava sulla destra (quindi non dalla parte di Gomez) o quando la situazione di gioco richiedeva una verticalizzazione centrale più rapida.

In questo biennio Gasperini ha usato bene i suoi centravanti. Petagna in due anni è passato da essere un attaccante da Serie B a una punta mobile e capace di lavorare in maniera determinante per la squadra. Sono però venuti fuori più volte i suoi limiti a certi livelli, ed è stato dunque fisiologico cogliere l’occasione di acquistare un attaccante ugualmente dedito al sacrificio ma più efficace dei predecessori, sia sotto porta che nella costruzione del gioco.

La predisposizione al lavoro di Zapata può sposarsi benissimo con le consegne di Gasperini. L’intensità degli orobici sarà più probante, ma Zapata ha dimostrato di sapersi mettere a disposizione con grande umiltà, garantendo risorse atletiche inedite alla sua nuova squadra. La squadra potrà appoggiarsi più facilmente sulle spalle di Zapata e a beneficiarne dovrebbero essere innanzitutto i giocatori più tecnici alle sue spalle.

Dall’alto in basso, a confronto key passes, percentuale di passaggi riusciti, dribbling riusciti e falli subiti. Numeri condizionati radicalmente dai differenti contesti tattici.

Dopo aver brillato in un contesto sulla carta a lui poco congeniale, Zapata trova in Gasperini un allenatore capace di unire in maniera egregia un approccio più “fisico” ad un’organizzazione tattica estremamente efficace. Una volta superato il fisiologico periodo iniziale di metabolizzazione degli automatismi, che potrebbe costargli qualche panchina ad inizio stagione in favore di colleghi che sono già perfettamente inseriti, non dovrebbe trovare grosse difficoltà nel prendersi il posto da titolare, magari anche stavolta facendo mettere in discussione al suo allenatore il modo in cui è più conveniente attaccare.

Gasperini ritrova un centravanti prevalentemente fisico, abile nel gioco aereo e prolifico in area di rigore. Un tipo di giocatore che ha già avuto in Pavoletti nella stagione 2015/16, questa volta però all’interno di un telaio più sviluppato a livello tecnico e tattico, e rodato anche ad alti livelli. Quello tra Duvan Zapata e l’Atalanta di Gasperini sembra un matrimonio perfetto, su cui è lecito nutrire grandi aspettative.

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