Marotta: "Scambio Dzeko-Sanchez? Mai stata vera negoziazione"

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Presente all'hotel Sheraton per l'ultimo giorno di calciomercato, l'ad dell'Inter ha fatto il punto sulle trattative che convolgono il club nerazzurro: "Scambio Dzeko-Sanchez? Non c'è mai stata una vera negoziazione. Eriksen? I giocatori vanno valutati per quello che danno non per quanto giocano. I rinnovi di Lautaro e Bastoni? Valorizziamo al massimo il nostro patrimonio".  E su Messi: "Sapevamo quanto guadagna, un contatto era inimmaginabile"

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Dalla crisi economica che ha colpito lo sport e di conseguenza ridotto notevolmente le operazioni di calciomercato ai movimenti dell'Inter, arrivando fino alle cifre del contratto di Lionel Messi con il Barcellona. Tanti gli argomenti trattati dall'amministratore delegato nerazzurro Beppe Marotta, intervistato da Gianluca Di Marzio su Sky Sport 24 direttamente dall'hotel Sheraton, sede del calciomercato. 

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Coppie gol d'Europa, Lukaku-Lautaro secondi

È la prima volta che Beppe Marotta vive un ultimo giorno di mercato senza l'adrenalina del telefonino che suona per concludere delle trattative. Qual è la sensazione?

"Sì, lo viviamo in rilassatezza. La cosa principale è la mia presenza in qualità di presidente dell'Adise, l'Associazione dei direttori sportivi e dei segretari delle società: posso affermare che è stata fatta un'organizzazione perfetta nel rispetto delle norme e dei protocolli vigenti, in assoluta sicurezza. Devo dire che purtroppo è un mercato povero, per cui il mercato di riparazione tanto decantato negli anni precedenti oggi forse di riparato non ha nulla".

 

Che analisi si può fare di questo mercato? Quali sono i tanti ostacoli che hanno dovuto superare anche i club importanti?

"È assoluto riconoscere che la pandemia ha giocato un ruolo importante nell'economia mondiale e quindi anche nello sport e in particolare nel calcio e in Italia. È normale che denaro circolante non ce n'è, c'è una contrazione finanziaria da parte dei club e i ricavi sono assolutamente diminuiti in percentuale consistente. Questo incide anche su quello che, tra virgolette, può essere il potere di fuoco che ogni club ha, cioè la possibilità di investire nel calciomercato. Una situazione assolutamente paradossale, difficilissima, che porterà ancora dei segni negativi nei prossimi mesi e forse anche nelle prossime stagioni, così come denunciato da più parti e da autorevoli dirigenti. Dunque oggi assistiamo a un costo del lavoro che secondo me e secondo noi è sproporzionato rispetto al fatturato, una qualsiasi altra attività imprenditoriale sarebbe vicina al default. Quindi quella è l'ottica sulla quale dobbiamo incidere. Sicuramente non si assisterà più a un calciomercato fatto di trasferimenti con grandi somme, è impossibile immaginarlo. Oggi forse si potrà ricorrere a quello che è un sistema o strumento dell'antica Roma che è il baratto".

 

L'Inter in questi giorni si è portata avanti sui rinnovi: avete gettato le basi per legarvi a lungo con Lautaro Martinez e Bastoni

"Noi stiamo agendo secondo un regime diciamo conservativo, ovvero per valorizzare al massimo il nostro patrimonio. Un patrimonio che ci sta dando grandi risultati e quindi in quest'ottica vanno rivisti tutti i contratti in essere. Questa diventa anche una forma di rispetto per quei giovani che hanno dimostrato nel tempo e con i risultati di essere all'altezza del ruolo che ricoprono".

 

A proposito di rivisitazione, cosa pensa di Eriksen nel nuovo ruolo da play? Si è anche di fatto tolto dal mercato

"L'Inter è uno tra i club più importanti al mondo, di conseguenza non esistono dei titolari fissi. Esistono titolari e co-titolari. I giocatori vanno valutati non per i minuti giocati, ma per quello che riescono a dare. Secondo me devono essere sempre pronti a rispondere alle chiamate e alle indicazioni del proprio allenatore, oggi contiamo su un gruppo di professionisti che sta facendo il proprio dovere, dando il massimo delle proprie possibilità. Eriksen è uno di questi".

 

Per lo scambio Dzeko-Sanchez è completamente finita?

"Abbiamo sempre ribadito che le linee guida della società erano quelle di non poter destinare nemmeno un euro a questo mercato. Di conseguenza rimarco che l'audacia espressa da alcuni procuratori è andata un po' oltre a quella che era una logica di trattativa potenziale tra i club. Tant'è che, al di là dell'incontro cordiale che c'è stato, non si sono mai sviluppate delle cose concrete per poter arrivare a una vera e propria negoziazione".

 

Qual è stata la prima sensazione dopo aver letto le cifre shock del contratto di Messi con il Barcellona?

"È un calcio ormai finito, come ho detto prima è un calcio che non potremo più vedere. I grandi ingaggi, in termine di acquisizione dei diritti sportivi, non ci saranno più. I grandi contratti non ci saranno più. Quindi dovremo adeguarci a quella che è una situazione di grande emergenza per lo sport".

 

Sapevate quanto guadagnava: è per questo che non lo avete mai trattato?

"Ci sono situazioni che noi dirigenti di società sappiamo. Sicuramente non era assolutamente da immaginare un contatto".

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