Emerson Royal, chi è il brasiliano che piace all'Inter in caso di addio di Hakimi

Calciomercato
©IPA/Fotogramma

Gli anni difficili nella favela, la curiosa storia del soprannome, la rapida ascesa che lo porta a essere acquistato dal Barcellona, l'esplosione al Betis, il legame con le sue origini: conosciamo meglio l'esterno brasiliano che piace ai nerazzurri in caso di addio di Hakimi

Da piccolo ha sfidato fame e pericoli nei vicoli della favela di Ermelino Matarazzo, poco raccomandabile sobborgo nella zona orientale di San Paolo. Esperienza che segna una vita intera. "La favela sarà sempre la mia casa e ne vado fiero”, ripete oggi a ogni intervista Emerson Royal. Un tatoo sul braccio per ribadirlo e mettere subito in chiaro le proprio ambizioni "dalla favela verso il mondo", la scritta ad accompagnare l’immagine di due bambini abbracciati in un campo di calcio. Questione di prospettive. 10 anni vissuti in un ambiente difficile, prima che i genitori decidessero di intensificare sacrifici e ore di lavoro per garantire un alloggio sicuro in un luogo più tranquillo al piccolo Emerson e ai due suoi fratelli. Ma la favela resta dentro per sempre e, nel caso, del terzino destro brasiliano classe 1999 che oggi l’Inter ha individuato come possibile sostituto di Hakimi, lascia in dote sorrisi e voglia di guardare al mondo con ottimismo: "Perché quando cresci in povertà impari ad apprezzare le piccole gioie della vita. Bisogna sorridere alla vita perché è una e non si sa mai cosa potrà accadere domani", disse in una vecchia intervista rilasciata a ESPN Brasile proprio Emerson Royal.

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O meglio: Emerson Aparecido Leite de Souza Junior. Perché quello con cui ormai è identificato da tutti non è altro che un soprannome, che porta con sé una storia decisamente curiosa. Ad attribuirglielo una zia: "Da piccolo piangevo quasi sempre e quando spalancavo la bocca lei diceva somigliassi alla mascotte della pubblicità di una famosa gelatina, Royal". Nome che col passare del tempo è finito sul taccuino di diversi top club europei. I primi a credere in lui furono i dirigenti del Ponte Preta, società nella quale è cresciuto dopo essere stato scartato a 14 anni dal San Paolo e a 15 dal Gremio. Ma per avere la sua rivincita Emerson Royal ci ha messo pochi mesi, il tempo di farsi notare e acquistare dall’Atletico Mineiro ad aprile 2018, primo passo di un’ascesa che lo porta a fare la valigia destinazione Barcellona a gennaio 2019. Operazione da 12 milioni di euro e il prestito immediato al Betis, tappa intermedia del suo percorso di crescita.

Gli inizi, il Betis e i paragoni importanti

Occasione che Emerson Royal non si lascia sfuggire. Corsa continua, assist vincenti (10), reti (5) e una crescita costante nelle 79 partite con addosso la camiseta del Betis. Il 19 novembre 2019 un piccolo sogno che si realizza: Tite lo convoca nel Brasile e lo manda in campo nei minuti finali della gara contro la Corea del Sud al posto di Renan Lodi. Un sorriso verdeoro che colora la carriera del giovane Royal. Tecnica brasiliana e una costante proiezione all’attacco, caratteristiche che alimentano i paragoni con i grandi del ruolo, da Maicon a Dani Alves. E pensare che da piccolo giocava attaccante e il suo primo obiettivo era quello di dribblare il cugino più grande che lo prendeva in giro nelle partitelle giocate nel cortile della casa della nonna.

Gli occhi dell'Inter e la concorrenza delle big

Emerson Royal però è andato ben oltre. Oggi l’Inter lo ha messo al primo posto della lista in caso di addio di Hakimi – corteggiato con insistenza da Psg (in pole), Bayern Monaco e i campioni d’Europa del Chelsea – ed è pronta a mettere sul tavolo della trattativa con il Barcellona, club che è sempre rimasto proprietario del cartellino del 22enne esterno destro, una cifra tra i 20 e i 25 milioni di euro. Emerson intanto si allena nel ritiro della Nazionale brasiliana e se avrà occasione tornerà a fare visita nei luoghi dove è cresciuto, quella favela che qualche mese fa lo ha visto dispensare doni e sorrisi ai bambini più piccoli. "Perché lì c’è la gente a cui sono più legato. Lì ci sono le persone vere, quelle che affrontano la vita con coraggio e sacrificio senza mai perdere il sorriso". Lo stesso che potremmo presto vedere da vicino sui campi della nostra Serie A.

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