Ruben Amorim, chi è il nuovo allenatore del Milan
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Ruben Amorim sarà il nuovo allenatore del Milan. Il portoghese arriva per la prima volta in carriera in Italia dopo l'ultima esperienza al Manchester United. Ma chi è il nuovo allenatore dei rossoneri? Si è ritirato a 32 anni e ha iniziato a muovere i primi passi da allenatore in Portogallo, ha una filosofia tattica molto chiara e il modo di gestire il gruppo è influenzato anche da Mourinho. E c'è anche una sorta di "profezia rossonera" pronunciata nove anni fa... tutto quello che c'è da sapere su Ruben Amorim.
Quello che devi sapere
Milan-Amorim, i dettagli dell'accordo
È fatta per Ruben Amorim al Milan. Il tecnico portoghese ha raggiunto un accordo con i rossoneri sulla base di un contratto triennale fino al 30 giugno 2029. L'allenatore percepirà un ingaggio da 3,5 milioni di euro a stagione e a questa base fissa si aggiungeranno dei corposi bonus.
La carriera di Amorim
Amorim si è ritirato molto presto, a soli 32 anni, a causa dei continui problemi fisici che hanno condizionato la sua carriera. Ex centrocampista, dopo gli inizi nel Belenenses ha legato il suo nome soprattutto al Benfica, club con cui ha vissuto gran parte della sua esperienza da calciatore. Le uniche eccezioni sono state le parentesi al Braga e all'Al-Wakrah, in Qatar.
Terminata la carriera sul campo, Amorim ha intrapreso quasi subito quella da allenatore. La sua prima esperienza risale al 2018, sulla panchina del Casa Pia, in terza serie portoghese: il Consiglio Disciplinare della FPF (la Federazione portoghese), però, lo sospende per aver dato indicazioni dalla panchina pur non essendo ancora in possesso del patentino. La sanzione viene successivamente revocata, ma nel gennaio 2019 Amorim e parte dello staff rassegnano le dimissioni.
Nonostante quell'episodio, il suo talento non passa inosservato. Nell'estate del 2019 il Braga gli affida la squadra B, ma pochi mesi più tardi il presidente decide di esonerare Sá Pinto e promuovere Amorim alla guida della prima squadra. La scommessa si rivela vincente: Amorim conquista 10 vittorie in 13 partite e porta il Braga alla conquista della Coppa di Lega battendo il Porto in finale.
Le sue prestazioni attirano immediatamente l'attenzione dello Sporting che, nel marzo 2020, investe ben 10 milioni di euro per liberarlo dal Braga. A Lisbona apre uno dei cicli più importanti della storia recente del club: vince due campionati, due Coppe di Lega e una Supercoppa.
Uno scenario simile si ripete nel novembre 2024, quando il Manchester United decide di puntare su di lui, versando a sua volta circa 10 milioni di euro per strapparlo allo Sporting. L'exploit portoghese, però, non si ripete in Inghilterra. Nella sua prima stagione chiude il campionato al 15° posto, pur riuscendo a raggiungere la finale di Europa League poi persa contro il Tottenham. Nella stagione successiva a gennaio, con lo United quinto in classifica e a tre punti dal Liverpool quarto, Amorim viene sollevato dall'incarico.
La filosofia tattica
Nel corso della sua carriera da allenatore, Amorim ha fatto della difesa a tre uno dei suoi marchi di fabbrica. Il modulo più utilizzato è stato il 3-4-3, che al Manchester si era evoluto in un 3-4-2-1. Ma la sostanza resta la stessa. Le occasioni in cui ha scelto di schierare una difesa a quattro, invece, si contano davvero sulle dita di una mano.
Amorim ha spiegato così l'origine del suo pensiero tattico sul sito della Uefa: "Sono stato influenzato da molte persone. Ho sempre guardato molto calcio ed è lì che ho imparato di più. C'è l'influenza di Jorge Jesus, che a sua volta è stato influenzato dagli olandesi. Da bambino guardavo molto il calcio italiano. Giocare con tre difensori fa parte della filosofia di Cruyff. Poi c'è il modo di difendere all'italiana, con una prima linea difensiva e una seconda linea. È una combinazione di diversi tipi di calcio".
Per quanto riguarda il calcio espresso, Amorim non ricerca un possesso palla fine a sé stesso. L'obiettivo è attirare la pressione avversaria per poi verticalizzare rapidamente e colpire gli spazi lasciati liberi. In fase di non possesso, invece, adotta un pressing aggressivo e organizzato, con l'obiettivo di impedire agli avversari di costruire.
Il rapporto con i calciatori
Tra i principi che guidano il lavoro di Amorim, ce n'è uno che viene prima di tutti gli altri: il rapporto umano con i propri calciatori. Per il tecnico portoghese, infatti, non può esistere una squadra vincente senza un legame autentico tra allenatore e giocatori. Lo ha spiegato lui stesso in un'intervista al sito della Uefa: "Cerco di instaurare un legame con loro. Non si può ottenere nulla se non esiste una connessione tra esseri umani. Ma so anche come tenere separate le cose. Sarò sempre un amico, per così dire, ma quando arriva il momento di lavorare sono completamente diverso. E questo non mi impedisce di prendere decisioni difficili, perché so essere onesto. Posso essere loro amico, ma, se necessario, prendo decisioni difficili".
Simão e l'episodio che racconta il carattere di Amorim
E questo carattere forte è testimoniato anche da un aneddoto raccontato da Bruno Simão a The Athletic. L'ex calciatore portoghese ricordò che un giorno si svegliò tardi e saltò un allenamento del Casa Pia. "Per Ruben ero fuori dalla squadra per sempre". Furono i compagni a chiedere all'allenatore di concedergli una seconda possibilità, spiegandogli che si era trattato di un errore.
"Il giorno dopo andai all'allenamento, convocò una riunione con tutti i giocatori e mi disse: 'Devi ringraziare i tuoi amici e compagni, perché per quanto mi riguarda tu eri fuori'. Simão rimase in squadra e il loro rapporto non ne risentì. Anche perché Amorim aveva inizialmente rifiutato di tesserare quello che era uno dei suoi amici più stretti. I due si conoscevano fin da bambini, dai tempi delle giovanili del Benfica, quando avevano appena nove anni. Amorim era stato anche tra le persone che avevano fatto visita a Simão in ospedale dopo il grave incidente in moto che aveva rischiato di porre fine alla sua carriera.
Quando l'amico gli chiese un'opportunità, però, il tecnico non fece sconti: "Non mischiare la nostra vita fuori dal calcio con il calcio. Quattro mesi fa eri in coma, hai 33 anni. Ho tre terzini sinistri in squadra e tu sei costoso". Solo in un secondo momento cambiò idea, colpito dal livello degli allenamenti che Simão continuava a pubblicare sui social network. Un aneddoto che racconta bene uno dei tratti distintivi del portoghese: l'amicizia e gli affetti restano fuori dal campo, mentre le decisioni professionali seguono criteri ben diversi.
The New Special One
Con il suo arrivo in Inghilterra, Amorim è stato soprannominato da molti portali "The New Special One". Ed è lo stesso Amorim che ha riconosciuto apertamente l'influenza del connazionale sul suo modo di intendere il calcio e la gestione del gruppo.
"Molte delle cose che ho fatto allo Sporting le ho fatte imitando ciò che Mourinho faceva al Porto - spiegò in un'intervista al sito della Uefa -. Sono il tipo di persona a cui piace creare legami. Credo che si possano gestire meglio i gruppi in questo modo, piuttosto che mantenendo le distanze. Anche in questo Mourinho mi ha influenzato. Ha portato nel calcio la capacità di creare connessioni: i trucchi che ha inventato per stimolare chi doveva stimolare e per aiutare chi doveva aiutare. Credo che tutti gli allenatori abbiano imparato molto da lui".
Il gruppo prima di tutto: il lato umano di Amorim
Un altro racconto di Simão a The Athletic aiuta a capire quanto il gruppo sia centrale nella filosofia di Amorim. L'ex compagno ricorda i barbecue organizzati dopo gli allenamenti ai tempi del Casa Pia e le cene di squadra pagate dallo stesso tecnico.
Amorim, però, non si limitava a creare momenti di condivisione. Si batteva anche per migliorare concretamente le condizioni dei suoi giocatori. Fu lui, ad esempio, a chiedere l'introduzione dei bagni di ghiaccio per favorire il recupero fisico. "Faceva pressione sul presidente. Diceva: 'I miei giocatori hanno bisogno di questo'. Il Casa Pia era un club semiprofessionistico, ma con lui tutto veniva gestito in modo professionale. Ha persino messo soldi di tasca propria per aiutare il club e i giocatori".
E poi c'è un aneddoto che racconta meglio di ogni altra cosa il lato umano di Amorim. "Un giocatore non aveva abbastanza soldi per pagare l'affitto né per mantenere i suoi figli, e le autorità minacciavano di togliere l'affidamento a lui e la compagna. Amorim gli promise che avrebbe pagato il suo affitto ogni mese. E mantenne la parola data".
Un allenatore che costa... milioni
Come detto, nel corso della sua carriera da allenatore Amorim si è trasferito per cifre milionarie. Lo Sporting CP e il Manchester United hanno sborsato quasi la stessa cifra per assicurarsi il tecnico portoghese: 10 milioni di euro i biancoverdi, 11 milioni gli inglesi.
La cifra spesa dal Manchester United per portarlo in Inghilterra gli ha permesso di essere il settimo allenatore più costoso della storia, ecco gli altri:
- 1) Graham Potter (dal Brighton al Chelsea): 25 milioni
- 2) Julian Nagelsmann (dal Lipsia al Bayern Monaco): 25 milioni
- 3) José Mourinho (dall'Inter al Real Madrid): 16 milioni
- 4) André Villas-Boas (dal Porto al Chelsea): 15 milioni
- 5) Thomas Frank (dal Brentford al Tottenham): 11,5 milioni
- 6) Enzo Maresca (dal Leicester al Chelsea): 11,5 milioni
- 7) Ruben Amorim (dallo Sporting CP al Manchester United): 11 milioni
- 8) Arne Slot (dal Feyenoord al Liverpool): 11 milioni
- 9) Brendan Rodgers (dal Celtic al Leicester): 10,5 milioni
- 10) Ruben Amorim (dal Braga allo Sporting Lisbona): 10 milioni
Ai Red Devils, però, è costato carissimo anche il suo esonero: secondo i dati riportati nei bilanci del club, lo United ha speso circa 19,3 milioni di euro per interrompere il rapporto con Amorim nel gennaio scorso.
La passione per il Milan e quella previsione di 9 anni fa...
Questa nuova avventura rappresenta per Amorim una sorta di chiusura del cerchio. Nel 2017, in un'intervista rilasciata a Tribuna Expresso, il tecnico portoghese raccontò di ricordare "le registrazioni del Milan di Maldini, Baresi, Gullit, Rijkaard e Savicevic. I miei sogni d'infanzia erano giocare nel Benfica e nel Milan". Il primo desiderio lo ha realizzato da calciatore, indossando la maglia del Benfica. Quanto ai rossoneri scherzò: "Ho portato a termine un obiettivo. Ora devo fare l'allenatore nell'altro". Parole che oggi assumono il sapore di una "profezia".
Da Gyokeres a Nuno Mendes: i calciatori valorizzati
Nel corso delle sue stagioni in panchina, Amorim ha valorizzato e lanciato numerosi calciatori. Su tutti spicca Victor Gyokeres, protagonista di una crescita straordinaria sotto la guida del tecnico portoghese e diventato la cessione più onerosa nella storia dello Sporting CP dopo il trasferimento all'Arsenal per 66,9 milioni di euro. Forse il suo capolavoro assoluto, però, resta Nuno Mendes: aggregato in prima squadra ad appena 17 anni, diventò un titolare inamovibile prima del successivo trasferimento al Psg.
I giocatori valorizzati da Amorim:
- Victor Gyokeres
- Nuno Mendes
- Matheus Nunes
- Pedro Porro
- Manuel Ugarte
- Joao Palhinha
- Gonçalo Inacio
- Ousmane Diomande
- Geovany Quenda
- Morten Hjulmand
- Francisco Trincão
- Pedro Gonçalves
Lontano dai social per proteggere sé stesso e la sua famiglia
Amorim è lontano dai social. Non per una scelta ideologica, ma per una forma di protezione personale. Lo ha spiegato lui stesso nel corso di una conferenza stampa ai tempi del Manchester United.
"Al giorno d'oggi è normale in qualsiasi professione. Quando sei esposto come lo siamo noi, è più difficile. Io non leggo nulla, mi proteggo. Non guardo la televisione quando parlano del Manchester, non perché non sia d'accordo, ma è un modo per mantenermi 'sano'. Quello che provo io come allenatore è sufficiente, non ho bisogno di altre sensazioni intorno al club. Quindi l'unico modo è proteggere me stesso. Ovviamente perdo soldi con gli sponsor: su Instagram potrei guadagnare un sacco di soldi, ma per me la qualità della vita, la protezione della mia famiglia e la possibilità di vivere una vita normale, perché vi garantisco che vivo una vita normale, non hanno prezzo".
L'hockey prima del calcio
E pensare che Amorim non ha iniziato subito con il calcio. Prima di indossare gli scarpini, infatti, ha vissuto una parentesi nell'hockey in-line, l'hockey su pattini a rotelle. Fu un amico a sfidarlo a cimentarsi in questo nuovo sport e, da portiere dell'Alverca, riuscì anche a vincere un torneo internazionale a Vila Franca.
Ma com'è passato dai pattini al pallone? A raccontarlo è stato suo padre, Virgilio Amorim. Tutto nacque da un litigio con l'allenatore dell'epoca: "Ruben ebbe una giornata storta, deve aver commesso un paio di errori, e l'allenatore gli fece un commento poco lusinghiero: 'Non hai dormito molto la notte scorsa? Sei uscito?'. Ci rimase molto male e non si fece più vedere. Fui io ad andare a riprendere i suoi pattini in palestra. Così abbandonò completamente l'hockey e, arrabbiato con l'allenatore, mi chiese di andare ad allenarsi con le squadre giovanili del Benfica".
Il provino per il Belenenses fatto con il braccio rotto
A 17 anni Amorim ebbe l'opportunità di sostenere un provino con il Belenenses grazie all'amico Simão, che ha raccontato l'episodio a The Athletic. C'era però un problema: aveva un braccio rotto. Si era infortunato negli ultimi venti minuti dell'ultima partita stagionale con il Gimnasio de Corroios, squadra della periferia di Lisbona, quando aver conquistato il titolo di campioni giovanili.
Nonostante le esitazioni iniziali, decise comunque di presentarsi al provino. Per limitare i rischi, fu schierato difensore centrale anziché nel suo abituale ruolo di centrocampista, così da garantirgli maggiore "protezione". La scelta si rivelò vincente con Amorim che riuscì comunque a impressionare l'allenatore.
La kickboxing come sfogo
Uno degli sfoghi di Amorim fuori dal calcio è la kickboxing. Probabilmente andrà d'accordo con Ibrahimovic, grande appassionato di sport da combattimento (è stato anche alla Casa Bianca per assistere a UFC Freedom 250).
La kickboxing rappresenta un modo per liberare la tensione e mantenere alta la soglia dell'attenzione. Lo spiegò lui stesso ai tempi del Manchester United: "È un modo che utilizzo per sfogarmi, soprattutto quando perdo le partite. È uno sport sottovalutato, aiuta a mantenere sempre alta la concentrazione".
L'amicizia fraterna con il ds del Manchester City
Tra i tanti rapporti costruiti nel mondo del calcio, ce n'è uno particolarmente speciale per Ruben Amorim: quello con Hugo Viana, oggi direttore sportivo del Manchester City. I due si conoscono da moltissimo tempo: hanno condiviso lo spogliatoio ai tempi del Braga dal 2011 al 2013 e, anni dopo, hanno lavorato fianco a fianco allo Sporting CP, prima di ritrovarsi da avversari sulle due sponde di Manchester: Viana al City e Amorim allo United.
Un legame che, però, non è mai stato intaccato dalle rispettive carriere. "Non ci influenza, abbiamo lavori diversi e squadre diverse. Ceniamo spesso insieme e non parliamo di calcio. Io tifo per il Benfica, lui per lo Sporting. Siamo davvero ottimi amici e questo non cambierà", aveva commentato Amorim durante la sua esperienza allo United.
