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20 giugno 2017

Ronaldo all'Inter: 20 anni fa... che Fenomeno!

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Il 20 giugno del 1997 Ronaldo diventa un giocatore nerazzurro. Il presidente Moratti lo "strappa" al Barcellona pagando la clausola rescissoria di 48 miliardi e manda in delirio i tifosi interisti, che sognano con l'attaccante brasiliano. "Vinceremo lo scudetto", promette il Fenomeno. Ma rimarrà soltanto un bellissimo sogno...

Il buon "Cisco" cambierà idea alla fine della canzone. Non predicava più: "È la dura legge del gol, fai un gran bel gioco però, se non hai difesa gli altri segnano, e poi vinco-no...". Bensì: "Cosa importa chi vincerà, perché in fondo lo squadrone siamo noi... Lo squadrone siamo noi". Peccato che il finale lo ricordi solo il tifoso interista, ma tanto basta, gli appartiene. E chi l'ha scritta, d'altronde... non poteva che essere un cuore nerazzurro. Anche se Max Pezzali non sapeva ancora di Ronaldo (e di Taribo West...) quando nel 1997 incise "La dura legge del gol!", che conteneva la "Regola dell'amico", regina di quell'estate da Festivalbar. Una "compilation" da sballo per il popolo bauscia: perché la sera del 20 giugno Ronaldo diventava un giocatore dell'Inter, benché noi lo apprendemmo dai giornali "soltanto" la mattina seguente (internet era in una fase "embrionale"). "Inter al sicuro, Ronaldo è suo" titolava la Gazzetta dello Sport.

 

 

 

Vinceremo lo scudetto

E il Fenomeno, dalla Bolivia (impegnato con il Brasile per la Copa América, che solleverà da mvp) faceva già sognare: "È l'alba di un nuovo inizio, un grande giorno per me.  Vengo a vincere lo scudetto con l'Inter". Anche se la storia non gli darà ragione, come sospettavano gli 883 - non solo lo scudetto non arriverà mai, ma Ronaldo è considerato un "traditore" per la fuga al Real dopo il 5 maggio e peggio ancora per il passaggio al Milan nel 2007 - ecco, se gli interisti riuscissero a sforzarsi di "isolare" quel momento, considerare una fortuna aver avuto nella propria squadra il più forte giocatore del mondo  (quando non era "rotto"),  cosa importa chi vincerà...

 

Sim-pa-ttico

"Cragnotti può dire quello che vuole, ma questa non è un' asta, altrimenti avremmo già rinunciato: se il giocatore sceglierà l' Inter, è perché gli siamo simpatici". La "leggenda" vuole che Massimo Moratti s'innamorò "definitivamente" di Ronaldo il 13 aprile 1997, quando il giovane attaccante del Barcellona sistemò con un "tripletazo" l'Atletico Madrid nel suo stadio, al Vicente Calderon: fu allora che decise di spendere i 48 miliardi necessari (più 6 di ingaggio per 5 anni) a coprire la clausola rescissoria che, come una taglia da Far West, pendeva sul giocatore, intenzionato a lasciare i catalani e su cui era piombato come un'aquila la Lazio di Cragnotti. Così prese il telefono, chiamò l'agente Giovanni Branchini e mise in moto la trattativa, condotta da Luisito Suarez e Sandro Mazzola. Un braccio di ferro con il Barça che si chiuderà con un indennizzo "extra" di 3 miliardi, deciso dalla Fifa: era la prima volta che un calciatore della Liga sfruttasse la possibilità di trasferirsi all'estero attraverso la clausola, e la federcalcio di Madrid, ma soprattutto i catalani - che avrebbero voluto prolungargli il contratto per farne lievitare il prezzo  - opposero non poca resistenza prima della resa.

 

La clausola alla spagnola

Il nostro Paolo Condò spiegò il nuovo fenomeno (la clausola, non Ronaldo) nella sua rubrica "Libero mercato" sulla Gazzetta di quel 21 giugno 1997: "In realtà è stata l'Associazione calciatori spagnola a volerla, spacciando questa bella pensata per una grande conquista, ma in fondo è il cartellino del prezzo appiccicato a ogni giocatore. Buon per l'Inter, intervenuta quando la clausola su Ronaldo era ancora enorme (58), non grottesca (120) come sarebbe adesso se il Barcellona gli avesse fatto firmare il nuovo contratto". E aggiunge, ai limiti del profetico: "Se venisse applicata anche ai giocatore italiani, vendendo in blocco la Nazionale all'estero, il debito pubblico verrebbe ripianato, e anziché tagliate le pensioni verrebbero aumentate...".

 

Simoni chi?

"Nei giorni successivi alla firma Ronaldo ammise di non conoscere Gigi Simoni, neo allenatore nerazzurro. Ma il presidente Moratti sì, nel 1993 l'aveva incontrato a Milano, prima di passare al Psv l'Inter ci aveva fatto un pensierino. "È una grande persona - dirà Ronaldo - sono orgoglioso di come ha gestito e risolto tutta la questione con il Barcellona. Un atteggiamento elegante e serio". Serio, ma sim-pa-ttico.

 

 

Ronaldinha

Il Fenomeno non arriverà da solo: il 25 luglio - giorno della presentazione - sbarcherà in Italia insieme alla fidanzata Susana Werner, presto ribattezzata Ronaldinha, desiderosa di calcare le passerelle milanesi e pronta a passare al "nemico" Silvio Berlusconi. "Ma è la televisione, mica il Milan..." tagliò corto la bella brasiliana che Ronie riempiva di coccole e di pupazzetti pelosi, che la ragazza adorava. Si sposeranno: lei con Julio Cesar; e lui con Milene Dominguez, mamma di Ronald, il primo di una lunga serie...

 

Taribo, il Chino, il Cholo e lo Sciuscià

Ronaldo troverà una Babele di accenti, colori, religioni, "disciplinata" dallo zio Bergomi e dall'assistente-capitano Zanetti. C'erano il "santone" nigeriano Taribo West; l'argentino Diego Simeone; la promessa uruguagia Alvaro Recoba; il franco-armeno Youri Djorkaeff; il salentino riccioluto Francesco Moriero, suo compagno di briscola, oltre che "sciuscià" personale (ricorderete la lucidata di scarpini a ogni gol...). E poi il cileno Ivan Zamorano, che lo "costringerà" a indossare la maglia numero 10, ma che dovrà "capitolare" la stagione successiva per cause di forza maggiore (gli sponsor). Certo era una bella banda, che alla fine non vincerà lo scudetto (quello del fallo di Iuliano...), ma rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi interisti, che festeggerrano comunque una strepitosa finale di Coppa Uefa contro la Lazio (con il suo slalom d'antologia su Marchegiani, incolpevole...). Nel cuore di chi, come l'avvocato Peppino Prisco, nel portafogli conservava la foto di Ronie tra quelle dei suoi genitori; e per chi si svegliò con cappuccino, Gazzetta e Ronaldo sul comodino, quella mattina di giugno. E che oggi lo guarda con tenerezza, non come un Fenomeno da baraccone. Anche se fa di tutto per apparirlo.

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