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Doping al Giro 2017, Ruffoni si difende: "Colpa di una prostatite"

Ciclismo

Il corridore della Bardiani fermato alla vigilia del Giro replica su Facebook: "Mai utilizzato prodotti vietati dal regolamento antidoping". La presenza di ormone della crescita nelle urine "potrebbe essere dovuta a una prostatite che mi ha costretto a ricorrere ad antibiotici"

Non si dà pace Nicola Ruffoni per la positività ai test antidoping alla vigilia del Giro d’Italia. Il ciclista della Bardiani si dice assolutamente sorpreso e prepara la propria difesa. Intanto, affida a un post su Facebook le prime parole di reazione: “Sto cercando di dare una spiegazione logica a quanto mi è successo. Non ho mai e dico mai utilizzato durante la mia carriera di corridore ciclista prodotti vietati dal regolamento antidoping”, afferma con decisione il corridore. 

Ruffoni individua in una prostatite sofferta tra marzo e aprile la possibile causa della presenza di ormone della crescita nelle urine, che lo ha costretto a ricorrere ad antibiotici: “Mi rivolgerò ad un esperto endocrinologo per avere informazioni in merito. Aspetterò pertanto serenamente le controanalisi e cercherò di difendere fino in fondo la mia credibilità”.

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