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19 giugno 2019

Gino Bartali, tracce maturità 2019: la storia del ciclista che salvò gli ebrei

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Tra le 7 tracce proposte all'esame di maturità di quest'anno c'è anche quella sul campione del ciclismo italiano: la prova si basa sul suo ruolo sociale divenuto leggendario dopo che, nella 2° guerra mondiale, salvò circa 800 ebrei dalla deportazione

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Per i giovani studenti delle scuole superiori è arrivato il giorno più delicato e atteso: l'esame di maturità. Come per una finale, le emozioni sono tantissime e alle spalle vi è un lungo percorso. E per i maturandi di quest'anno la metafora con lo sport è andata anche oltre perché, tra le 7 tracce proposte, ne è presente anche una che riguarda un personaggio che ha segnato la storia: Gino Bartali. "Il grande campione di ciclismo Gino Bartali tra sport e storia: partendo da un articolo di Cristiano Gatti del 2013, i ragazzi dovranno riflettere sui meriti non solo sportivi del Bartali uomo che con la sua bicicletta non ha esitato a infilare nel telaio documenti falsi per consegnarli agli ebrei braccati dai fascisti salvandoli dalla morte". 

Chi è stato Gino Bartali

Prima di prendere in esame la versione 'umana' del fiorentino classe 1915, occorre fare un breve riepilogo su chi è stato Gino Bartali per lo sport italiano. Nato durante la 1° guerra Mondiale, mise subito in mostra il suo talento e instaurò una straordinaria rivalità con Fausto Coppi, caratterizzata da una grande competizione e, soprattutto da stima reciproca. Iconica, in tal senso, divenne l'immagine che riprese i due intenti a scambiarsi la borraccia nel Tour de France del 1952. Prima di allora Ginettaccio era già entrato nella leggenda, vincendo, a soli 21 anni, il primo dei suoi tre Giri d'Italia. Dotato di un fisico anomalo rispetto agli altri ciclisti, magri e asciutti, il suo palmares si arricchì poi, tra i tanti traguardi, di quattro vittorie nella Milano-Sanremo, di tre Giri di Lombardia e due Tour de France. Il secondo di questi, portato a casa nel 1948, assunse un significato ancora più importante. Il valore del trionfo - caratterizzato da un'incredibile rimonta su Bobet -, infatti, si dice che salvò l'Italia da una guerra civile, possibile conseguenza del clima innescato dall'attentato a Palmiro Togliatti. L'eccellente risultato ottenuto dal toscano riuscì, invece, a far dimenticare tutto al popolo italiano, compreso l'ex segretario del Partito Comunista, rallegrato dall'impresa del ciclista. Bartali fu uno dei pochi ciclisti in grado di non farsi scalfire, psicologicamente e fisicamente, dai traumi della guerra: riuscì, infatti, ad essere tra i grandi protagonisti e vincitori sia prima che dopo il secondo conflitto mondiale.

L'eroe degli ebrei...

Fu proprio durante la 2° guerra mondiale che il nome di Gino Bartali entrò, definitivamente, nella leggenda. Le sue fatiche in sella a una bici, più ardue e pericolose, le attraversò infatti sul tragitto Firenze-Assisi. 'Tappa' di numerosi allenamenti, il valico appenninico si rivelò molto più complicato di quello delle Dolomiti e delle Alpi perché in ballo non c'era solo una futura vittoria, ma qualcosa di ancora più importante: la sua vita e quella di di tantissimi ebrei, pronti a essere deportati dai gerarchi nazisti. Fu lui ad assumersi il rischio di procurare e nascondere, nel telaio della bicicletta, documenti falsi a loro favore e garantirgli, così, uno strumento di salvezza unico, riuscendo ad evitare i posti di blocco delle SS. Riuscì, persino, a nascondere - come raccontato nell'articolo di Gatti - una famiglia intera nella sua cantina. Gli storici affermano che sono circa 800 gli uomini che Ginettaccio riuscì a salvare, ma quest'episodio venne alla luce solo decenni dopo la conclusione della guerra. Scomparso nel 2000, nel 2005 fu insignito della medaglia d'oro al valor civile, consegnata alla famiglia dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Il 23 settembre 2013, fu dichiarato "Giusto tra le nazioni" dallo Yad Vashem (l'ente nazionale per la memoria della Shoah di Israele), il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell'olocausto fondato nel 1953, riconoscimento per i non ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste. Il suo nome venne scolpito nel 'Giardino dei Giusti' con le seguenti motivazioni: "Bartali, cattolico devoto, nel corso dell'occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l'arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa". Il ciclista non amava parlare di questa storia perché soleva ripetere che "il bene si dice, ma non si fa". Non si definiva un eroe. "Gli eroi sono altri - diceva sempre, come raccontato dal figlio -. Io voglio essere ricordato per le mie imprese sportive". In sella alla sua bici è andato oltre la leggenda, sportiva e non.

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