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Formula 1, Jim Clark è "The Flying Scot": 50 anni dopo, un mito intramontabile

Formula 1

Giovanni Bruno

Il 7 aprile 1968, a Hockenheim, moriva il leggendario pilota scozzese: "Correre a tutta, spingere al massimo per me è la cosa più naturale che ci sia, questo mi rende felice". Il suo mito sopravvive a 50 anni dalla tragedia in pista

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Pacato, sereno, tranquillo, posato. A vederlo sembra un signore di campagna che casualmente ha infilato una tuta, forse da meccanico. Certamente non da pilota. Beh, questa è l’apparenza, la realtà è assolutamente diversa: si ha difronte uno dei più forti e leggendari piloti di Formula 1. Questo tranquillo giovin signore non è altro che Jim Clark, o meglio James Clark junior detto jim , Jimmy per gli amici.  La Scozia gli ha dato i natali, la campagna del Fife regione tra i fiordi del Tay e del Forth, dove vi è spianata st Andrews , patria del golf, la porta delle gaeliche Highlands. In questa verde , ventosa e dura terra Jim muove i primi passi non nei club di golf ma nelle strette stradine correndo con macchine casuali , prestate da amici, contro il volere della famiglia, sua madre soprattutto mentre il padre era  per un altro tipo dil macchine,  trattori e trebbiatrici. Insomma:  terra , pecore e agricoltura… niente di tutto questo, Jim è stato il più veloce pilota in soli otto anni di carriera, fulminante.  "Correre a tutta, spingere al massimo per me è la cosa più naturale che ci sia , questo mi rende felice".

1936 la sua data di nascita, 1960 il suo debutto in formula 1 con una Lotus di un certo Colin Chapman , il suo vero scopritore. Da quell’esordio nel gran premio d’Olanda non è più sceso da una verde macchina del suo mentore, amico e proprietario…Lotus e Clark, Chapman e Clark, coppie e binomi…inseparabili. In pochissimo tempo divenne Re, velocissimo in ogni circuito, più era difficile più Jim era superlativo. Sicuro e preciso, era nato per le macchine e due mondiali vinti in maniera spregiudicata lo testimoniano. Otto anni di carriera con  appena 72 gran premi disputati, 25 vinti, 33 pole position, 32 podi, 28 giri veloci, numeri quasi imparagonabili, una percentuale che dà il segno preciso della sua potenza e poi  mille altri successi in classi minori e ancora di più, come nel 1965 : primo europeo a vincere la 500 miglia di Indianapolis, sempre su Lotus e sempre con Chapman al suo fianco. Un trionfo incredibile ed inaspettato. Ecco allora che nasce per tutti la leggenda dello scozzese volante "The Flying Scot". 

Partiva a tutta, cercava di dare subito un gran distacco per poi gestire la corsa con tranquillità , se poi non ci fosse riuscito correva di rimonta e furono memorabili le sua cavalcate di recupero e vederlo negli specchietti faceva tremare chiunque oppure come avvenne  nel Gran Premio del Messico dove tagliò il traguardo su tre ruote. Certo  erano altri tempi e la Formula 1 è una specie di club esclusivo di simpatici e folcloristici pazzi. Jim è particolarmente legato al suo compagno di squadra , l’inglese Graham Hill,  come pure a un altro scozzese , giovane e agli inizi: jacky Stewart, che poi eredita proprio da Clark l’appellativo di “The Flying Scot”. Come tutte le belle storie e favole di campioni di quei magici anni finisce in maniera inaspettata il giorno 7 aprile del 1968. Jim aveva vinto il primo GP di quella stagione a Kyalami in Sudafrica, ma subito dopo  ecco la pausa invernale e, prima di riprendere le gare ,tutti i piloti correvano dove potevano per  allenarsi ,per essere in forma.

Cosi fece Clark che, con la Lotus di Formula 2, scende in pista ad Hockenheim. E' il quinto giro, Jim perde il controllo della sua vettura a 200 km/h quasi al temine del rettilineo dove sta impostando una curva a destra, la macchina va via come un proiettile verso l’esterno della pista , in un boschetto non coperto da protezioni. L’impatto è terrificante, non rimane quasi nulla, pezzi dovunque. Jim viene sbalzato contro un albero a 5 metri di altezza, si accascia e muore.  Cosa sia successo realmente non si è mai saputo : foratura? Cedimento meccanico? . Una cosa sola fu certa che in quel punto  di sicuro Jim non sbagliò. Non sbagliò neppure il destino privandoci di un fenomenale campione a soli 29 anni. Il primo ad accorrere sul posto fu il suo compagno Graham Hill , si aggirò incredulo e disperato spostando pezzi di macchina. Un grave lutto per la formula 1 di allora.  Correre era la sua passione, il suo desiderio era sempre quello di ritornare alla sua amata terra del Fife, la sua fattoria, anche se i suoi impegni lo avevano ormai portato a vivere a Londra e molto in giro, perché solo lì passeggiando nel verde trovava la tranquillità giusta per collegare i suoi pensieri di poeta della formula 1. Ecco la storia , semplice, di un gran pilota: "The Flying Scot".