Valentino Rossi in Formula 1, Hamilton in MotoGP a Valencia: tutto sullo scambio. VIDEO

Formula 1
Mara Sangiorgio

Mara Sangiorgio

Lunedì storico al circuito Ricardo Tormo di Valencia: Rossi e Hamilton si sono trovati per la prima volta a girare insieme sulla stessa pista. Prove con la Mercedes per Valentino: "Mi sono sentito un vero pilota di F1". Il britannico sulla Yamaha del Dottore: "Un sogno diventato realtà"

Ci sono alcuni momenti, o eventi, che solo a immaginarteli o immaginartici dentro ti fanno venire l’acquolina in bocca. Poi, una volta vissuti, ti rendi conto davvero che tutte quelle aspettative non solo erano giustificate, ma non si poteva pensare a niente di più pazzesco. Almeno per chi come noi ama la pista, i piloti, e lo spirito incredibile di questi ragazzi. 

 

Ecco, lo scambio di mezzi organizzato a Valencia tra Lewis Hamilton e Valentino Rossi è stato un po’ così. Evento altrettanto grande di per sè, quanto blindatissimo. Occhio a fare foto, video, vietatissimo postare, testimoniare, parlare troppo presto dell’incontro tra i due.

 

Di certo la curiosità di tutti di sapere qualcosa di più di quanto è andato in scena a Valencia è salita alle stelle. Il Ricardo Tormo è stato praticamente chiuso e monopolizzato per 4 giorni di fila. Perché se è vero che il tanto atteso scambio di mezzi si è consumato "solo" lunedì 9 dicembre, Lewis, perfezionista quale è, ha voluto scaldarsi e prepararsi all’incontro con Valentino girando tutto il giorno anche sabato con una Yamaha R1, insieme ad alcuni amici ma soprattutto guidato e consigliato da Franco Morbidelli.

 

Non solo. Anche nella giornata di martedì è stato di nuovo in sella, per provare ad approfittare e mettere in pratica tutti i consigli strappati a Rossi, per provare a dosare il gas in curva nel modo migliore, trovare il punto di staccata diverso, limare ancora qualche decimo a un tempo che già è stato davvero buono, soprattutto per uno che in moto sale con il contagocce.

 

Questo da già la percezione di quanto anche per i protagonisti, lo scambio organizzato da uno degli sponsor in comune abbia significato moltissimo, e che non sia stato solo una grandissima operazione di marketing. Ma questo era già chiaro dal primo momento che si sono incontrati domenica nel box: ecco, da quel momento lí è stato un continuo scambio di informazioni, domande, curiosità, tecniche o meno tecniche, sguardi, sorrisi, travaso di emozioni e sensazioni, richiesta di conferme e dettagli.

 

Già a vederli insieme in felpa e jeans, 15 titoli mondiali, due giganti dei rispettivi mondi, era uno spettacolo. Per la naturale e morbosa curiosità che hanno avuto l’uno dell’altro. Hanno persino cenato insieme domenica sera, primo appuntamento al quale Lewis si è presentato puntualissimo come un orologio svizzero dovendo aspettare il Valentino un po’ ritardatario. E così sono nate quelle stesse battute che hanno fatto iniziare la giornata con il sorriso in pista lunedì. Hamilton in pista quasi all’alba, giá in macchina per il primo installation lap con la sua Mercedes dalle 9, ha aspettato Rossi arrivare alle 9.30 nel box per cedergli il volante e prenderlo bonariamente in giro per la sua calma da italiano: "Come on Vale! Stiamo tutti aspettando te". Poi Valentino si seduto nella Mercedes W08, con il 46 giallo brillante che catalizzava lo sguardo, e con la sua prima guardinga uscita dal box ha preso il via una giornata in cui i motori non si sono spenti mai. Alternati tra aspirato e ibrido. Giro dopo giro, si percepiva dal rumore delle cambiate e delle accelerazioni come il nove volte campione del mondo stesse piano piano prendendo confidenza con la visibilità e il carico di una monoposto, i cavalli, un motore turbo.

Mentre Lewis osservava compiaciuto, consapevole di cosa volesse dire calarsi per la prima volta in quel cockpit lì. Sensazioni indescrivibili per chi non le ha mai provate. "Mi è sembrato di essere in una lavatrice", il primo commento di Valentino: tecnico no, entusiasta sì. Staccata potente, carico aerodinamico che ti attacca alla pista, velocità in curva pazzesca, forze G: al primo impatto anche a uno abituato alla velocità come Rossi una monoposto ha (ri)fatto effetto. Perché dall’ultima volta erano comunque passati quasi 10 anni.

 

È stato il turno di Hamilton poi di stupirsi, di mettersi per la prima volta alla guida di una MotoGP e di farlo insieme a Rossi. Due Yamaha M1, una con il giallo 46, l’altra con il 44. Due numeri che significano già tantissimo. Vederli sfrecciare insieme sul rettilineo principale, Valentino davanti, Lewis subito dietro, è stato uno spettacolo nello spettacolo. Il maestro e l’allievo. Solo che l’allievo ha vinto sei titoli mondiali in Formula Uno ed è il più forte di tutti. E invece seduto nel box di fianco a Rossi sembrava felice come un bambino: occhi lucidi e sguardo sbalordito, quasi ancora vulnerabile come ormai non lo è più da tempo.

 

Per la situazione e le sensazioni che una moto gli ha dato e doveva spiegare e cercare di analizzare subito, telemetrie alla mano, per migliorarsi già dal run successivo. Il vento e l’asfalto freddo hanno un po’ complicato la vita a Lewis Hamilton. È andata meglio nel pomeriggio. Da migliorare la staccata, anticiparla, dosare il gas meglio in curva, senza andare a zero in frenata, usare di più il freno posteriore. Questi i primi consigli di Vale a Lewis. Ma il manico c’è.

 

La sfida, la ricerca di limiti diversi, la curiosità, l’adrenalina, la necessità continua di migliorarsi. Il DNA è lo stesso e lo si è visto nell’approccio che entrambi hanno messo nell’avvicinarsi e nel voler però sfruttare al meglio un mezzo nuovo e diverso. Era divertimento, ma se c’è un pilota di mezzo non poteva esserci solo quello. E allora c’è stata anche una piccola scivolata di Lewis, in curva 1, due testacoda di Valentino all’ultima curva, si è cominciato a parlare di crono e miglioramenti. Impossibile non farlo.

 

In pista c’erano Lewis Hamilton e Valentino Rossi, con una MotoGP e una Formula Uno. Due che vivono di tempi e sfide. Ma al di lá dei numeri, sono andati forti entrambi, credeteci, quello che rimarrà di una giornata storica, forse irripetibile, sarà più quell’abbraccio che si sono scambiati dopo il primo run che hanno fatto insieme con le due MotoGP.

 

Un abbraccio spontaneo, quasi tra due ragazzini alla prima uscita in moto, alla prima piega, con l’adrenalina a mille e un legame invisibile ma che li univa. Un abbraccio semplice ma esplosivo, tra due che hanno già in parte scritto la storia dei rispettivi sport, ma che nonostante ciò vivono ancora di emozioni e momenti. Come quello speciale che hanno vissuto a Valencia. Ecco, più che di crono, sbagli, giri e segretezza degna di una missione da 007, quello che rimarrà di quella giornata sarà questo: l’unicità del momento, la passione incredibile che entrambi trasudavano e il rispetto, unico, tra grandi.

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