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F1, addio a Sir Frank Williams: tutto iniziò da un garage e da una cabina telefonica

LA STORIA

Carlo Vanzini

©Getty

Una grande storia e un grande sogno partito da un garage e da una cabina telefonica. La morte di Sir Frank Williams lascia un grande vuoto nel motorsport ma al tempo stesso anche un senso d'immortalità. Come nel caso di Senna, la cui scomparsa lo segnò profondamente

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Un garage e una cabina telefonica, da lì Frank Williams iniziò, a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, l’inseguimento a un sogno, chiamato Formula 1. Uno di quei pionieri, più moderni rispetto a Enzo Ferrari e dallo stesso drake definiti garagisti perché non producevano i motori, che ha segnato nel tempo la storia conquistando 9 mondiali costruttori, secondo solo alla rossa. Una vita di corse vissuta di corsa, lui anche maratoneta e per correre verso questa sua passione, per una gara da disputare in Inghilterra, rimase coinvolto in un terribile incidente.

Era il 1986 e nel trasferimento dal Paul Ricard, dove i test esaltavano la sua Williams , all’aeroporto di Nizza, perse il controllo della macchina che lui stesso guidava, ne uscì completamente paralizzato. Costretto su una sedia a rotelle i suoi occhi verdi non persero mai luce e carisma e la sua presenza nei box non è comunque mai mancata. Frank Williams, negli anni diventato Sir, era una di quelle figure che come Enzo Ferrari, incuteva timore, richiedeva rispetto e metteva davanti a tutto e a tutti, piloti compresi, il bene della sua scuderia.

La scomparsa di Ayrton Senna, alla guida della sua Williams lo segnò profondamente, soprattutto per l’accusa di omicidio, poi caduta e per il lungo processo. Sir Frank se ne è andato lasciando però, come lo stesso Senna, un senso di immortalità, perché chi scrive la storia ne resta parte integrante, per sempre.