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03 febbraio 2017

NBA, a Houston si ritira la maglia di Yao Ming

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All'intervallo della gara contro Chicago, gli Houston Rockets ritireranno la maglia n°11 di Yao Ming, prima scelta assoluta al Draft 2002, 8 volte All-Star, già nella Hall of Fame e ora per sempre tra i grandi della franchigia texana

Uno che la sua maglia ritirata al Toyota Center già la può vantare, il piccolo grande uomo Calvin Murphy, ha le idee chiare: "Questo è l'onore più importante, più ancora dell'inclusione nella Hall of Fame, perché una franchigia ti vede ogni giorno, in allenamento e in campo e ti conosce davvero fino in fondo. Da stanotte la maglia n°11 di Yao Ming verrà a far compagnia alla mia [col n°23] e a quelle di Mo[ses Malone, n°24], di Clyde [Drexler, 22] e di Hakeem [Olajuwon, 34], portando ancora più credibilità alla storia di questa franchigia [alla lista va aggiunto anche il n°45 appartenuto a Rudy Tomjanovich, ndr]". Si tratta della conclusione perfetta di una carriera iniziata con la chiamata alla n°1 da parte dei Rockets al Draft 2002 e che lo scorso settembre aveva già visto il centro cinese omaggiato con uno dei più grandi riconoscimenti che un giocatore di pallacanestro possa avere, l’inclusione nella Hall of Fame del basket di Springfield. Nel mezzo una carriera che ha visto il ragazzo — oggi 36enne — di Shangai essere votato per otto volte all’All-Star Game (nel 2005 sulla scia di 2.558.278 preferenze, un plebiscito popolare — spinto dal voto proveniente dal Celeste Impero — capace di infrangere il record precedentemente detenuto da un certo Michael Jordan), inserito per cinque anni nei migliori quintetti NBA ma superare il primo turno di playoff solo una volta in tutta la sua carriera, nel 2009, quando a eliminare gli Houston furono i Los Angeles Lakers poi campioni NBA di Kobe Bryant e soprattutto di Shaquille O’Neal, prima rivale e poi grande amico ed estimatore del centro cinese. 

Importante, dentro e fuori dal campo - Una carriera però condizionata a lungo dagli infortuni, che — dopo avergli fatto mancare solo due delle 246 gare in calendario nelle prime tre stagioni — a partire dal suo quarto anno nella lega hanno fortemente inciso sul suo rendimento in campo, condizionando così anche le chance di vittoria dei Rocket che hanno provato — con Steve Francis prima, con Tracy McGrady poi — a costruire attorno al centro cinese una squadra da titolo. Dominante quando sano, le sue cifre di carriera (19 punti, più di 9 rimbalzi e quasi 2 stoppate a sera) testimoniano dell’impatto avuto da Yao sul mondo NBA, importantissimo dal punto di vista sportivo ma addirittura fondamentale per alcuni aspetti geopolitici e di marketing. Con il suo avvento, infatti, la lega ha definitivamente fatto breccia nel grande mercato cinese, come dimostrato dalla partita disputata il 9 novembre 2007 tra Houston e Milwaukee, che mettendo di fronte Yao Ming a Yi Janlian fu vista da oltre 200 milioni di persone solo in Cina, su 19 canali tv differenti. Già arruolato in nazionale alle Olimpiadi del 2000 di Sydney, poi portabandiera per la sua nazione ad Atene 2004, il n°11 dei Rockets ha poi completato il suo personalissimo tris olimpico giocando davanti al pubblico di casa a Pechino 2008, rafforzando così il ruolo di più importante giocatore di sempre del basket cinese.   

La vita post-NBA — Annunciato il ritiro con una conferenza stampa tenuta nella sua Shangai il 20 luglio 2011, dopo la cerimonia di induzione nella Hall of Fame dello scorso settembre Yao Ming riceve stanotte il massimo onore per un (ex) giocatore NBA e lo farà davanti alla sua famiglia (che non aveva potuto presenziare a Springfield), alla presenza del commissioner NBA Adam Silver e in compagnia di tanti amici e compagni di un’intera carriera, da Tracy McGrady a Shane Battier, passando per un altro grande centro del passato dei Rockets come Dikembe Mutombo. E anche questa volta non mancherà, ovviamente, la diretta tv in tutta la Cina. 

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